13 agosto 2010

"Il diritto di sciopero va limitato da accordi sindacali"


Questo l'incipit di una intervista ri-lasciata dal legale giuslavorista . La campagna mediatica lanciata dai poteri  , l'altra metà della confindustria, i duri quelli pronti a dare la spallata , pronti a far cadere il governo e che da tempo sanno lavorando per un ricambio di facciata , trova le sue punte di diamante in Bonanni , dal fronte sindacale, Ichino dal fronte partitico. La parte a loro assegnata è quella di indicare la fine del sindacato ( nel senso storico del termine)  e della difesa dei lavoratori, per un completo adeguamento dei lavoratori alle esigenze del profitto. La merce lavoro è merce comunque e dal lavoro si è passati al lavoratore. Il lavoratore è merce e come tale deve seguire l'andamento del mercato. La merce ha forse dignità, ha forse diritti, contiene in se però il suo valore d'uso , che ne consente la sua smerciabilità e un valore di scambio, con il quale lo si immette sul mercato. La differenza fra i due consente di estrarre plus-valore che diventerà capitale. Ma vi è un piccolo inghippo. Che la merce lavoratore ha una mente, ha una volontà ed una dignità. La si può ghettizzare, reprimere, soffocare, ma alla fine ne esce sempre qualche pezzetto o dell'uno  dell'altra. Ne è un esempio Pomigliano.



E allora ecco che viene in aiuto tutta la potenza di fuoco non solo dei nemici dichiarati, quelli che apertamente stanno dall'altro fronte e che combattono apertamente, ma anche quelli che istituzionalmente dovrebbero venire in loro aiuto e in loro difesa. Sindacati, organizzazioni a difesa dei lavoratori e partiti politici nati e cresciuti per la difesa dei diritti dei lavoratori, scendono in campo per sopprimere, offuscare, reprimere la mente, la volontà, la dignità del lavoratore. Persino al delinquente colto in fragranza di reato, con le mani insanguinate e la pistola fumante,gli si concede un avvocato difensore. Uno che , al di là delle sue personali convinzioni o idee, lotta e si batte a che per l'ìmputato si tiran fuori tutte le scusanti, le motivazioni, le ragioni del suo gesto. Per il lavoratore no!. Le ragione, le scusanti, le attenuanti per il lavoratore non ve ne sono. E persino il suo avvocato difensore, il collegio di avvocati, lo studio numeroso di avvocati difensori, indicano , al più, la clemenza della corte.  Consigliano al lavoratore di dichiararsi colpevole di essere pensante, e di piegarsi alla volontà del "progresso" e del "mercato" e non lo fanno non con la forza e la violenza, il ricatto tipica di chi milita nell'altro fronte,  ma con il perbenismo, il senso comune, la buona volontà e persino le leggi, stanno a dimostrare che difendersi non serve a niente e che difendersi fà il gioco del nemico, dell'avversario. Quindi meglio, ne va del loro avvenire e dell'avvenire dei loro figli, lasciarsi andare dalla corrente. Questo il compito , oggi, di Bonanni e di Ichino. Domani saranno altri a prendere il loro posto. L'esercito di riserva, è folto e numeroso.