18 agosto 2013

Interrogativi sulle guerre in corso.


.....omissis......

E' sufficiente dimostrare che tutte le idealistiche motivazioni con cui si è
giustificata la guerra afgana sono solo un cumulo di menzogne, e che, dietro la
facciata che i "liberatori"hanno costruito, c'è oppressione, traffico di droga con la
connivenza del regime, oppressione sociale e stragi di civili.

Non tutte le visioni distorte della realtà derivano dalla propaganda bellica, che per sua
natura deve creare disinformazione. La visione immediata dei fatti sociali e politici
ci porta a cogliere dapprima le motivazioni ideologiche, religiose, giuridiche. A
migliaia di anni di distanza, se si pensa alla guerra di Troia, viene subito alla mente il
ratto di Elena, pochissimi pensano all'importanza economica, politica e militare del
controllo dei Dardanelli, del Bosforo e del Mar di Marmara.
In una lettera a Conrad Schmidt del 17 ottobre 1890, Engels scrive: "Con i riflessi
economici, politici e di altro tipo succede esattamente come con quelli dell'occhio
umano, passano per una lente convergente e si mostrano perciò nel cervello
rovesciati. Manca però il sistema nervoso, grazie al quale a chi se li rappresenta
essi risultano di nuovo messi in piedi"
Per rimettere nella giusta posizione i riflessi economici, politici, sociali, occorre la
critica materialistica. Nell'immediato, le guerre ci appaiono nella loro mascheratura
ideologica, come conflitti tra democrazie e totalitarismo, tra cristianesimo e
islamismo, tra diverse frazioni dell'islamismo, e le fratture sembrano derivare da
motivi ideali, da intolleranze o fanatismi. Il vicino oriente si presta a presentare i
problemi sociali e politici come contrasti religiosi, perché in zone relativamente
piccole troviamo confessioni diverse alle quali i media, per confondere ancor più il
lettore, mescolando arbitrariamente fedi ed etnie, aggiungono i curdi e i turkmeni.
Le guerre, in ultima istanza, hanno radici economiche, e sarà opportuno ricordare che
per Marx ed Engels economia non è un mero rapporto tra cose, ma un rapporto tra
esseri umani, un rapporto sociale. Engels scrive a Joseph Bloch (21/9/1890):
"...secondo la concezione materialistica della storia la produzione e riproduzione
della vita reale è nella storia in ultima istanza determinante. Di più né io né Marx
abbiamo mai affermato. Se ora qualcuno distorce questa affermazione in modo che il
momento economico risulti essere l'unico determinante, trasforma quel principio in
una frase fatta insignificante, astratta e assurda."
Se l'economia, intesa nel senso appena indicato, costituisce la struttura, ciò non
significa che la sovrastruttura politica, giuridica, ideologica sia irrilevante, perché a
sua volta reagisce sulla struttura. I fondatori del marxismo hanno spesso riso del
tentativo di loro seguaci di ricavare ogni fatto insignificante dalla struttura economica,
che è decisiva, ma solo "in ultima istanza". Nella stessa lettera a Bloch si
afferma : "Lo stato prussiano è sorto e si è sviluppato per l'azione di cause storiche,
e in ultima istanza di cause economiche. Sarebbe però difficile affermare senza
pedanteria che tra i molti staterelli della Germania settentrionale precisamente il
Brandeburgo fosse destinato per necessità economica, e non anche per altri fattori
(soprattutto per il fatto di avere a che fare, per il possesso della Prussia, con la
Polonia e quindi con le relazioni politiche internazionali...), a diventare la grande
potenza in cui si è incarnata la differenza economica, linguistica e, dopo la Riforma,
anche la differenza religiosa tra il Nord e il Sud".
Perciò, se si mettono i rilievo i grandi problemi economici che determinano, in ultima
istanza, la politica degli stati, non s'intende negare l'importanza dei fattori politici,
ideologici e religiosi, l'influenza della capacità o dell'incapacità dei dirigenti politici,
e persino della stupidità. Quando il senatore John McCain si fece fotografare con i
rapitori di pellegrini libanesi e poi disse che non sapeva chi erano, contribuì suo
malgrado, a smascherare l'ipocrita politica di Washington.
Oggi non c'è governo occidentale che non si attenga ufficialmente alle tesi
idealistiche sull'origine religiosa e umanitaria delle guerre, per mascherare il loro
comportamento spietatamente imperialistico. Sembra che il materialismo sia emigrato
a oriente, e non è casuale che la seguente dichiarazione venga da un militare, che non
ha un elettorato da circuire. In un'intervista, il Maggiore Agha H. Amin dice: "Non
molto tempo fa abbiamo discusso della situazione in Siria, e del fatto che la causa
principale della sovversione in Siria sia il progetto del gasdotto PARS da 10 miliardi
di dollari, che porterà gas dall’Iran, attraverso l’Iraq e la Siria al Mediterraneo
orientale, tra i più importanti fattori vi è l’influenza politica che l’Iran acquisirebbe
se, insieme alla Russia, fornisse più del 40% del gas consumato dall’UE nei prossimi
100-120 anni, e un tentativo degli Stati Uniti e del Regno Unito per sabotare
l’ulteriore integrazione delle economie e dell’energia nazionali dell’Europa
continentale e della Russia."
Margherita Paolini, su "Limes", prende in esame i più importanti giacimenti di gas
della regione. Particolare rilievo ha il giacimento di Akkas, a trenta chilometri dalla
frontiera siriana, che da solo equivale a più di metà di tutti i campi irakeni: "Il
governo di Bagdad e quello di Damasco si accordano per collegare Akkas alla rete
siriana con un gasdotto bretella di 45 km. In effetti, la Siria dispone di una rete di
condotte funzionali al raccordo tra lraq centrale e il suo centro petrolifero di Hims,
che è anche il perno Nord-Sud della condotta panaraba Arab Gas". Le proteste
delle tribù si oppongono all'esportazione del gas di Akkas e chiedono l'utilizzo per lo
sviluppo locale. Shell e Total si ritirano, sostituite dalla coreana Kogas. Teheran
allora propone un rifornimento dal giacimento offshore Pars 2, e a marzo 2011 c'è
l'accordo Iran, Iraq e Siria, per la costruzione di un gasdotto da 10 miliardi di dollari
entro il 2016, che porti il gas al Mediterraneo, in funzione dei mercati europei. La
Turchia è tagliata fuori, nonostante gli impegni presi precedentemente da Damasco.
Nell'estate 2011, con lo sviluppo della rivolta, la Siria viene messa al bando dalla
Clinton e le compagnie petrolifere si ritirano.
Oltre alla Turchia, il Qatar subisce gravi danni: il mercato statunitense è divenuto
autosufficiente col gas da scisti, sui mercati asiatici è vincente la concorrenza
australiana, per via dei minori costi di trasporto. Giungere al Mediterraneo attraverso
il Golfo Persico, l'Iraq e la Siria diventa essenziale per il Qatar, per cui una Siria
soggiogata dovrebbe diventare un semplice punto di passaggio degli oleodotti.
Questo basterebbe già a spiegare l'accanimento di Turchia e Qatar contro la Siria, e il
sostegno a suon di milioni di dollari alla guerriglia contro Assad.
Il vice direttore della DIA - Defense Intelligence Agency, David Shedd,ha dichiarato
che la guerra in Siria potrà andare avanti per "diversi anni". Gli USA hanno più
motivi per tirare a lungo la guerra: esaurire le forze degli alleati della Siria Iran e
Hezbollah, ostacolare il ritorno in forze della Russia nel Mediterraneo, impedire la
concorrenza alla propria produzione di gas, e lo stop alle ambizioni del Qatar
potrebbe avere la stessa motivazione. Ma c'è anche un'altra questione. Nel
Mediterraneo orientale ci sono giganteschi giacimenti di gas.
Un articolo riporta le posizioni di Agostino Chiesa Alciator, già console italiano in
Francia: la Siria ha il diritto di sfruttamento sulla piattaforma continentale
sottomarina fino a 250 chilometri dalla costa, in base a norme internazionali. Tra
Cipro e la costa nord della Siria ci sono meno di 250 chilometri, basterebbe un
accordo tra i due paesi: «Invece: vogliono espellere la Siria, e anche il Libano, dalla
possibilità di accesso allo sfruttamento dei giacimenti». Sempre per il monopolio
dollaro-petrolio, «la Siria dev’essere messa da parte e i giacimenti devono finire
esclusivamente nelle mani delle società petrolifere multinazionali: questo è il motivo
dell’accanimento contro la Siria». Cipro è stata resa innocua con la crisi bancaria e il
Libano continuamente reso instabile: "proprio il gas dell’Egeo contribuisce a
spiegare anche il martirio a cui è sottoposta la Grecia. Le grandi società petrolifere,
spiega Alciator, hanno già approfittato della crisi greca per accaparrarsi le
concessioni a prezzi stracciati: «Se avessero dovuto comprarle a prezzi reali,
concorrenziali, la Grecia avrebbe avuto modo di pagare non una, ma dieci volte il
debito che le hanno creato le multinazionali finanziarie».
Con la Grecia e Cipro si usano strumenti finanziari, con la Siria strumenti militari, ma
lo scopo resta lo stesso. Per portare avanti questa guerra, era il caso di utilizzare i
tagliagole di Al Qaeda, sgombrato il campo del fantasma di Bin Laden. In questi
giorni ci sono state fughe di qaedisti da carceri pachistane, afgane, libiche. Abbiamo
la fondata convinzione che non siano pure coincidenze, ma che siano state preparate
ad arte, col consenso dei carcerieri, e che ritroveremo quei personaggi in Siria, a
portare avanti una "guerra democratica", secondo le fonti occidentali, la jihad,
secondo loro. Ciò non significa che ci siano tra i combattenti quelli che
effettivamente credono di combattere per Allah, ma i vecchi filibustieri, e non solo di
Al Qaeda, sanno bene qual è la posta.
Tagliata fuori la Siria dallo sfruttamento dei giacimenti sottomarini, Israele impedisce
a Gaza e al Libano lo sfruttamento dei giacimenti off-shore nelle loro acque
territoriali. Nel gennaio 2012 Netanyahu si recò a Cipro, e propose l'utilizzo della
base cipriota "Andreas Papandreou" per poter pattugliare con gli F16 i giacimenti.
Israele inviò pure navi da guerra per pattugliare le zone delle trivellazioni, e la stessa
cosa fece la Turchia. I contrasti tra i due paesi non sono sorti solo dall’episodio
della Mavi Marmara, come i media hanno lasciato credere.
In questa situazione va inquadrata la vicenda della nave italiana Odin Finder, che
doveva piazzare cavi sottomarini per conto della Cyprus Telecommunications
Authority. Un missile di superficie, lanciato da una nave militare turca, le avrebbe
impedito di continuare, costringendola a riparare nel porto greco-cipriota di Paphos
mentre la zona nord dell’isola, la Repubblica turco-cipriota, non è riconosciuta né
dall’Onu né dalla Ue. La capitale greco-cipriota, Nicosia, ha subito avvertito il
governo italiano e quello statunitense. Ma la politica italiana è basata sul "troncare,
sopire" del conte zio di manzoniana memoria, e nonostante un'interrogazione
parlamentare, non si è giunti a nessuna chiara presa di posizione.
Intanto continuano le stragi e le mistificazioni : I mercenari del Fronte al Nusra
hanno attaccato il villaggio isolato di Dair Az Zor nell'est della Siria e assassinato una
sessantina di abitanti, giovani, adulti e vecchi. I media occidentali hanno presentato il
massacro come uno "scontro tra i ribelli". Le donne sono state prese come bottino di
guerra, le case incendiate.
In un messaggio diffuso su Internet, Abou Mohammad al-Golani, capo del Fronte
islamista Al-Nosra, affiliato Al Qaeda, ha dichiarato: «… Rifiutiamo ogni soluzione
politica e pressione esterna, il nostro scopo è l’imposizione dell’islam e della sharia.
Noi, in quanto musulmani non crediamo alle elezioni né ai partiti politici, crediamo
in un sistema islamico con la sharia che regge la giustizia".
E' chiaro il disegno di imporre a una popolazione moderna e civile un regime
dittatoriale con una mascheratura religiosa.
Ma la situazione peggiore è ad Aleppo, che ha più di 2 milioni di abitanti, e soffre di
un blocco generale imposto dai ribelli islamisti, in maggioranza stranieri, mercenari
pagati dalle monarchie del golfo. Gli abitanti rischiano di morire di fame o di malattie
per mancanza di medicine. L'accerchiamento è stato possibile anche per l'aiuto di
Erdogan, che ha permesso un continuo passaggio di jihadisti e di armi.
"Un cartello posto in un quartiere sotto il controllo degli islamisti precisa la natura e
i particolari del blocco contro Aleppo parte ovest, compreso "tutto ciò che è
necessario per i bambini". Volantini che esigono il rispetto di questo blocco sono
stati distribuiti nelle vie. Ogni persona che si rifiuti di sottomettersi a questo blocco
sarà punita... Del resto, le milizie islamiste non hanno esitato a sparare su
manifestanti pacifici a Karaj al-Hajz e Bustan al-Qasr (parte sud d’Aleppo) - due
zone che si trovano sotto il loro controllo e dove si trova anche il passaggio tra le
due parti della città - che chiedevano di togliere il blocco sui loro compatrioti
dall'altra parte della città.
Questi filibustieri possono agire perché sovvenzionati e riforniti di armi da Qatar,
Emirati Arabi, Arabia Saudita, Turchia, Israele, Francia, Inghilterra, Usa e Italia. Il
nostro paese non ha interrotto le forniture di armi all'Egitto, ben sapendo che non era
un problema farle passare, via Turchia o Giordania, ai jihadisti.
Le responsabilità dell'occidente sono enormi. L'appoggio ad Al Qaeda è criminale, e
mette in pericolo, non solo quella parte di popolazione che sta con Assad, ma anche
tutte le minoranze religiose, etniche o politiche. L'ideologia dei jihadisti non cade dal
cielo, ma è funzionale al dominio saudita su tutto il mondo arabo. L'Europa, attenta
solo ai vantaggi immediati, non vede che sta facendo crescere un avversario terribile,
un impero fondato sulla rendita petrolifera. Si parla di califfato, ma sotto l'apparenza
della restaurazione dell'Islam dei primordi si celano gli interessi imperialistici
dell'Arabia Saudita. Nessuno s'illuda che Riad porti avanti l'unificazione nazionale
degli Arabi della penisola e della mezzaluna fertile, con una rivoluzione dall'alto di
tipo bismarckiano. Il regime dell'Arabia Saudita è sempre stato nemico di ogni forza
nazionalista, e anche un'unificazione tardiva, non avrebbe niente di rivoluzionario;
essendo guidata da una monarchia assoluta, aggiungerebbe catene su catene alle
disgraziate popolazioni della regione.
Ne subirebbero il primo contraccolpo i paesi dell'Europa mediterranea e l'Inghilterra.
Ma anche La Turchia vedrebbe le proprie ambizioni infrante.
Gli Stati Uniti, se l'autosufficienza col gas degli scisti è reale e non un fuoco di
paglia (l'estrazione può avere costi crescenti), non avrebbero una grande perdita a
breve termine. Se, inoltre, direttamente o tramite i loro alleati israeliani e
accordandosi con i sauditi, ottenessero il controllo di gran parte dei flussi di gas e
petrolio verso l'Europa, il loro dominio si rinsalderebbe, alla faccia dei geni Hollande
e Cameron, che giocano alle grandi potenze (Il genio nostrano, Berlusconi, al
momento ha altre gatte da pelare). Obama, a differenza di Bush, preferisce farsi
togliere le castagne dal fuoco dagli alleati, Francia e Inghilterra anzitutto, ma anche
Turchia, Qatar e persino Italia (ad es. in Libia). Ma nessuno di questi paesi è
abbastanza forte, e l'intervento USA è quasi sempre necessario.
Il rafforzamento dell'imperialismo dominante è come una cappa di piombo che
impedisce la ripresa del movimento operaio. Nonostante tutto ciò, la dominazione
statunitense non è invincibile. Un tempo avevano l'appoggio interno di settori
privilegiati della classe operaia, sedotti dai salari alti e dalle condizioni quasi borghesi
di vita. Oggi tutto questo non esiste più, e il fallimento della città di Detroit è il
simbolo di questa decadenza. Il fronte interno può diventare il punto debole
dell'imperialismo americano. Se l'indebolimento USA si tradurrà in una serie di
sconfitte politiche,militari, economiche, i lavoratori americani potranno forse
annunciare ai loro compagni europei, asiatici, africani, sudamericani l'avvio di una
nuova stagione di lotte.
Michele Basso
11 agosto 2013

 http://www.rottacomunista.org/contributi/Basso/13-08-11_-_SiriaMOSuGuerreInCorso.pdf