8 febbraio 2014

Ma cos'è questa crisi?


Ormai è quasi ufficiale. Siamo in depressione. Non , non solo come stato dell'essere, ma come stato dell'economia.

Io ho una idea di come ci si è arrivati a questo stato! ( Son solo considerazioni, e non hanno la pretesa della rigidità scientifica) 
Alla dichiarazione dello stato di recessione, quando cioè la produzione industriale decresce e il PIL non aumenta, siam passati per la deflazione. Ossia la recessione accompagnata dall'inflazione. Quando cioè vi è una massa di danaro superiore alla necessaria corrispondenza di merce di pari valore. Una massa circolante di danaro, di liquidità e di mancanza di merci dovuta alla recessione industriale. Di questi stati , cicli capitalistici, nella storia recente e passata ve ne sono stati tanti. Crisi congiunturale vengono definiti, o crisi a seguito di uno stato di sovraproduzione. Nella rincorsa che la crescita capitalistica prende,nella sua fase espansiva, corre più di quanto il mercato può stare dietro , segue quindi un rallentamento ed una stasi nella produzione , si svuotano i magazzini di scorte, fino a che la massa circolante di danaro diventa maggiore del totale di merci circolanti. In questa condizione di crisi di sovraproduzione ha fatto sempre seguito il periodo di ripresa. Un po di iniezione di ricerca e sviluppo, qualche innovazione tecnologica, un maggiore sfruttamento della componente lavoro , abbassamento del salario dei diritti ed aumento della flessibilità, scoperte di nuove fette di mercato, magari accompagnata da un pò di svalutazione della moneta nazionale, si incrementa l'esportazione, la produzione riprende e il ciclo riparte. 

Ma se lo stato di stagflazione persiste e non si creano le condizioni di contro tendenza di cui sopra,  allora si arriva inevitabilmente alla depressione. Un esempio quello del '29. Ma sopratutto quando le controtendenze di cui sopra sono insufficienti perché non è la sovraproduzione il motivo principe, ma l'interruzione del ciclo. D.M.D' cioè il passaggio attraverso la merce per creare nuovo capitale. Il tasso di profitto, è inferiore al tasso di rendita. I capitali quindi preferiscono andare verso la finanziarizzazione piuttosto che alla produzione. Il tempo di vita del ciclo è inferiore ( D-D' anzichè D-M-circolazione-D') Agevolati anche dall'intervento della politica che ha tolto i vincoli e le norme , ha cioè liberalizzato il passaggio fra capitale industriale con quello finanziario e sopratutto ha reso anarchico il mercato finanziario. Da qui l'invenzione dei Derivati, Future, Swap ecc ecc prodotti della finanzia per attirare capitali . Cioè quelle norme che furono messi a protezione dopo la crisi del '29. Miopia politica? memoria corta? No solo necessità per il capitale a trovare nuove forme di profitto/rendita di ricostruzione/riproduzione del capitale da investire

Ma vi è anche l'eccesso zelo nel risanamento del deficit pubblico dei paesi. Ciò ha indotto le Banche centrali a immettere danaro sul mercato per consentire l'acquisto dei Titoli di Stato necessari per l'auto finanziamento e per salvare le banche pieni di quel che poi si sono rilevati per quel che erano: titoli tossici 


La massa di liquidità cresce, i magazzini di scorte non si svuotano,  i consumi non crescono, anzi diminuiscono, a causa dei bassi salari e della diminuzione del numero di occupati e quindi di coloro che possono acquistare. Allora pur si svuotare le scorte ( la giacenza rappresenta un costo) si svende , si vende cioè sotto costo, i prezzi si abbassano e quindi vi è deflazione. Quando la recessione è a livello mondiale , abbassare i salari non basta più. Perché sono tutti i paesi ad abbassare i salari nella speranza di impedire l'importazione ( i consumi interni) ed essere agevolati nell'esportazione. Ecco che il livello transitorio diventa permanente e quindi il settore della circolazione, è costretta ad abbassare i prezzi nella speranza di invogliare l'acquisto. 
Ma vi sono anche altri fattori coadiuvati o precondizioni  che contribuiscono al passaggio fra lo stato di recessione allo stato di depressione.   John Kenneth Galbraith ne ha individuato almeno cinque   
  • disparità nella distribuzione del reddito;
  • non equilibrio fra la gestione delle aziende industriali e finanziarie;
  • sbilanciata struttura del sistema bancario;
  • eccesso di prestiti a carattere speculativo;
  • perseguimento ossessivo del pareggio di bilancio e quindi assenza di intervento statale considerato un fattore penalizzante per l'economia per "drogare" la domanda. ( politiche di tipo Keynesiane) 


Come se ne esce?
Ma, come ha detto Summers(ex  Segretario al Tesoro degli Stati Uniti ), "la crisi non è finita finché non sarà finita" 

Ma si potrebbe prendere ad esempio il 29 appunto. Non fu il New Deal a far uscire gli USA dalla depressione. Anche se politiche di tipo keynesiane indirizzate verso i consumi e le infrastrutture agevolarono e aiutarono lo stato comatoso dei diseredati. Fu la politica keynesiana della guerra. Il riarmo appunto e la preparazione alla guerra. Ne sono ad esempio l'Italia di Mussolini, la Germania di Hitler e gli stessi USA roosveltiano.

Oppure altra ipotesi è la rassegnazione e la "Stagnazione secolare"

In realtà, le argomentazioni a favore di una "stagnazione secolare"  -  una condizione persistente nella quale l'economia depressa è la norma, con episodi rari e sporadici di piena occupazione  -  sono state presentate di recente con grande foga in uno dei consessi più rispettabili che si possano concepire: la grande conferenza annuale del Fondo monetario internazionale. A illustrare queste argomentazioni è stato niente meno che Larry Summers.

Una visione più provinciale e demagogica vede la soluzione l'uscita o dall'Europa Unita e dall'EURO. Ma è appunto una visione eurocentrica e provinciale e non tiene conto che la crisi è crisi sistemica e non contingente o geopolitica. E vi è anche da dire che l'uscita è una strada a due vie. Vi è una strada da "destra". "liberista" il che non fa che riproporre il tema che ci si pone a livello mondiale, o da "sinistra" il  che apre una voragine. Quale sinistra? chi e cosa è oggi una visone di "sinistra" ? 

Ed ecco che allora la questione da un punto di vista prettamente economica ritorna ad essere un problema di natura POLITICA. Parte dall'essere un problema di scontro di classe ,di rapporti di produzione, passa attraverso l'economia e ritorna ad essere questione POLITICA.