29 marzo 2014

All'insegna del " a nostra insaputa"


Anche i cani randagi lo sapevano del giro di mazzette che giravano dietro il SISTRI . Per chi non ne è a conoscenza il SISTRI era il sistema super avanzato deciso dall’allora ministro dell’Ambiente Peroraro Scannio, governo Prodi, pensato nel 2007 accogliendo una raccomandazione della commissione europea.
E’ strano come tutto comincia sempre con il governo Prodi! Forse pensato con le migliori intenzioni, ma poi finito male, anzi nella normalità , da noi.  Poi non se ne fece nulla perché il governo, fra compravendita di senatori e le diatribe fra comari non aveva tempo per pensare a queste cose. Fu il successivo Governo il 5 settembre del 2008 e il presidente del Consiglio Berlusconi ha firmare il decreto legge che pone il segreto di Stato sul progetto, sostenendo che si stava impiegando una "avanzatissima tecnologia militare", la quale deve essere il più possibile inaccessibile agli operatori illegali dello smaltimento dei rifiuti. In realtà il sistema pensato per la semplificazione e per la certezza della tracciabilità del sistema rifiuti era composto da complesso e faraginoso sistema che lasciava il cartaceo precedente e aggiungeva procedure informatiche piu' che improbabili. Al modello unico di dichiarazione ambientale (MUD), sul Registro di carico e scarico dei rifiuti e sul Formulario di identificazione dei rifiuti (FIR). Il sistema si basava sull'utilizzo di due apparecchiature elettroniche: una cosiddetta "black box" (cioè un trasponder), da montare sui mezzi adibiti al trasporto dei rifiuti per tracciarne i movimenti, e una token usb da 4 Gb equipaggiata con un software per autenticazione forte e firma elettronica che viaggiava assieme ai rifiuti, su cui sono salvati tutti i dati ad essi relativi. Il 14 dicembre 2009 il Ministero dell'Ambiente firma con la società Selex Service Management (gruppo Finmeccanica) l'accordo per la progettazione e la gestione del SISTRI. Tale contratto prevede il versamento a Selex Service Management di una quota fissa di 28 milioni di euro l'anno dal Ministero e di una variabile 65 e i 70 milioni costituita da una parte dei versamenti delle imprese per l'iscrizione al sistema. A maggio 2011, il cosiddetto "click day", cioè il collaudo generale del sistema. Una barzelletta detta in inglese! Fin dall’inizio il sistema presenta una macchinosità , ma soprattutto una fragilità da spavento. Per chi aveva un po’ di dimestichezza con l’informatizzazione dei sistemi si accorgeva subito che chi aveva progettato e realizzato quel sistema aveva come obbiettivo non la semplificazione e la tracciabilità dei rifiuti, ma altri scopi. Alternativa a questo vi era una sola altra ipotesi. Che le soft-house tutto erano meno che sviluppatori di software informatico!. Il sistema centrale cadeva continuamente perdendo i dati e  costringendo gli utilizzatori a caricare innumerevoli volte i dati richiesti; era macchinoso in quanto oltre al cartaceo si doveva, in aggiunta, procedere con le procedure informatiche. E ogni volta si doveva consegnare la propria chiavetta ( pagata lautamente una semplice chiavetta usb da 4 Gb) , al trasportatore , la quale andava avanti e indietro, passata da mano in mano fra produttore di rifiuti, trasportatore e azienda di smaltimento. Il sistema era talmente arraffazionato che numerose furono gli start up ufficiali, e altrettanto numerosi i “roll back” per palese ed evidente non funzionamento del sistema. Ogni volta la ministra Prestigiacomo inventava panzane e prometteva la prossima sarà la volta buona.  Le quote annuali erano però obbligatori , laute e generose, per un servizio che mai è entrato in funzione. Ora il sistema è stato sostituito dal
SETRI (Sistema Elettronico Tracciabilità Rifiuti), formulato da Assintel (Associazione Nazionale Imprese Ict) e ConfTrasporti (Confederazione Trasporto - Spedizione - Logistica), e proposto ai Ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico. Viene detto che tale sistema risolverà tutti i problemi avuti col SISTRI ( anche le tangenti pagate a fronte del vecchio sistema?) Per quanto mi consta , però , questo sistema non raggiungerà neppure uno solo degli obbiettivi preposti o quantomeno dichiarati in quanto come il suo predecessore è piu’ orientato agli interessi economici delle software house che lo hanno concepito che alle reali necessità della traccciabilità e sicurezza dei rifiuti
 Intanto il governo per bocca del sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo ha recitato quel che ormai è un mantra venuto a noia: “Non sapevamo. A nostra insaputa” Ora probabilmente lei personalmente non sapeva. Ma il governo e i ministri e sottosegretari che l’hanno preceduta hanno la responsabilità, quantomeno, di mancata sorveglianza e controllo E il nuovo governo, eredita dal precedente , in quanto governo italiano, tutte le conseguenze e le responsabilità civili e penali di una truffa ai danni dei cittadini ormai acclarata. Chi paga le migliaia di euro sborsati dai cittadini per un servizio mai avviato e per il mal tolto? E può tutto questo chiudersi, ammesso che si chiuderà in sede penale, solo con un “ a nostra insaputa?”  
Si , si potrà chiudere . Come sempre la faccenda si chiuderà con un italota “ chi ha avuto ha avuto chi a dato a dato scurdamose o’ passato.” Il governo del fare, del Cazzaro Renzi , non potrà che seguire a ruota.