somiglianze!
Gli ultimi episodi di defenestrazioni di commentatori e conduttori della TV della partitocrazia riporta alla mente un racconto di Camilleri
Ebbene, ricorda Camilleri, un giorno Arnaldo Mussolini ( fratello di Benito e amministratore di tutte le pubblicazioni fasciste) chiese a Radice ( redattore del quotidiano fascista L’Impero) di accompagnarlo dal Duce per la relazione mensile sull’andamento delle pubblicazioni. Così entrano nello studio di Benito Mussolini, a Piazza Venezia, col giovanissimo Radice nel ruolo di portaborse . Il Duce era chino sulla sua scrivania a scrivere, Saluto romano di rito, poi il fratello si mise accanto a Benito, aprì la valigetta con tutti i documenti e glieli porse. Ma questi, prima ancora di scorgerli, esordì: «Arnaldo, da qualche tempo L’Impero mi sembra che abbia perduto mordente. Ma che succede?».
E il fratello rispose: «Sai, è una cosa molto delicata e pure sgradevole…»
«E cioè?»
«Beh, sai, la moglie di uno dei due direttori del giornale va a letto con l’altro. E il marito l’ha scoperto. Quindi i due non si parlano più, e così sta andando tutto un po’ a rotoli».
Arnaldo non pronunciò nessun nome, non disse quale dei due era stato tradito.
Così Mussolini si chinò, pensoso, e dopo un lungo silenzio alzò lo sguardo, guardò dritto negli occhio il fratello e disse: «licenzia il cornuto!».
Ecco, in una sola frase, quella che per Andrea Camilleri è la vera essenza del fascismo. Ed oggi anche in questo vi è una somiglianza straordinaria
