3 novembre 2008

Dal "faccia a faccia" tra Margherita e Riva in Tribunale

 

Emilio Riva, il padrone dell'Ilva di Taranto, con il record nazionale di morti operai e infortuni, ma anche di inquinamento e morti da tumore della popolazione di Taranto; la 2° fabbrica siderurgica in Europa, l'8° nel mondo; il padrone che in Italia ha fatto più profitti ed è tra i primi 3 (insieme a Berlusconi e Del Vecchio-Luxotica) con maggiore liquidità; Riva che non si è mai presentato ad uno dei suoi tanti processi, il 17 ottobre è voluto scendere a Taranto e si è presentato in Tribunale per Margherita Calderazzi coord. Slai cobas per il sindacato di classe, da lui denunciata/querelata per una scritta apparsa nel 2006 "RIVA ASSASSINO" dopo l'ennesima morte di un operaio all'Ilva. E ha chiesto 100.000 euro di risarcimento perchè si sente "offeso nella sua dignità" .

 

Dal "faccia a faccia" tra Margherita e Riva in Tribunale:

 

Riva arriva in Tribunale, verso le 12,30, e subito intorno a lui fanno quadrato una decina di polizia/digos (che saranno presenti per tutta

l'udienza) come a proteggerlo e alla stregua di sue "guardie del corpo" (anche qui la cosa è assurda e ridicola, sembra che il grande Golia, debba essere protetto dal piccolo Davide); veniamo poi a sapere che è stato lo stesso giudice a ritenere "assolutamente necessaria" la presenza della Digos...

 

Il giudice fa avvicinare Margherita e Riva al suo banco e dice che prima deve fare il tentativo di conciliazione, ma che data la "circostanza" è meglio farla in una saletta privata. Riva accetta subito, Margherita dice che per lei non ci sono affatto problemi a farla in pubblico. Ma il giudice insiste e si va nella saletta- e per tutto il faccia faccia ha un atteggiamento tra l'intimidito e il referenziale verso Riva. Chiede, quindi, ad entrambi se vogliamo conciliare.

Riva: "...ma...veramente...io sono stato offeso e quindi devo andare avanti..."

Margherita: "Non ho niente da conciliare con questo signore! Io non ho fatto la scritta, nè sono la mandante, e me ne dispiace...! D'altra parte quella scritta non ha bisogno di mandanti, tanti operai, tante famiglie di operai morti, tanti a Taranto c'è l'hanno nel cuore e nella testa". Il giudice insiste sul tentativo di conciliazione Riva (indicando Margherita):".ho capito bene quando ha detto: "mi dispiace", le dispiace che non ha fatta lei la scritta..."

Margherita: "giudice, mesi prima, centinaia e centinaia di operai Ilva avevano gridato "assassini", durante un grandissimo sciopero e manifestazione per la morte dell'operaio Di Leo. Questo signore dice di sentirsi "offeso" e come si devono sentire gli operai?" Il giudice, a questo punto, rivolgendosi a Margherita: "Signora, ma perchè chiama il signor Riva "questo signore", con un tono un pò sprezzante"

Margherita: "E come lo dovrei chiamare? Proprietario dell'Ilva?"

Riva: "No, io non sono proprietario dell'Ilva. Sono presidente del Consiglio di amministrazione di una Spa. Io nell'Ilva non sono proprietario neanche di un cane..." Margherita (guardando solo per questa volta padron Riva): "ma per piacere! Non offenda anche l'intelligenza dei presenti...! A questo punto, il giudice, imbarazzato e dispiaciuto, dice: il tentativo di conciliazione è fallito. Il processo va avanti.

 

Si torna in aula e qui, dopo aver sentito uno dei capi dei vigilanti dell'Ilva, un fascista, autore del rapporto contro Margherita, che sul piano tecnico non porta alcun elemento di prova, ma fa non volendo una vera e propria propaganda del ruolo di Margherita, indicandola come una "notissima attivista, che interviene sempre alle portinerie dell'Ilva, con volantini, iniziative, che partecipa alle manifestazioni operaie, molto conosciuta da anni alla fabbrica", il processo viene aggiornato al 13 GENNAIO.