26 marzo 2009

La crisi finanziaria durerà 15 anni»



Continuo con la pubblicazioni di economisti e no che fanno una analisi spietata e nello stesso tempo scientifica ( a mio parere) dell'origine della crisi , di quest'ultima crisi del capitalismo.
Molti sono i mascheramenti e i veli che vogliono calare sulla crisi in atto, la colpa di quattro gatti criminali di manager, le politiche assatanate di quattro banchieri assetati di sangue, oppure il continuo minimizzare le conseguenze della crisi. Così si và dall "ha dà passà a nuttata" , all'incitamento all' ottimismo con conseguente sprono al consumo. I Bond, gl swap, i derivati, i future tutti strumenti che hanno un unico comun denominatore, che partono da una unica base e che arrivano tutti ad un identico obbiettivo
Questo articolo che pubblico oggi è di Bruno Perini giornalista del Manifesto, si occupa di cronaca economica e giudiziaria, ed ha seguito per intero l’inchiesta “Mani pulite”. Collabora con il periodico Prima Comunicazione e con l’agenzia Asca.
Giulio Sapelli, Docente di Storia economica e di Analisi culturale dei processi organizzativi presso l’Università degli studi di Milano.
su Il Manifesto del 26/03/2009
Basta stock option ai banchieri. Intervista a Giulio Sapelli,

«Un'intervista al manifesto sulle banche? E perché no? Lei lo sa bene, io in politica sono un conservatore e in economia un liberal. Però credo che materia di riflessione su quanto è accaduto ce ne sia da vendere. Anzi, la prima cosa che le voglio dire è che non possiamo cantare vittoria. L'uscita dal tunnel è ancora lontana. La crisi finanziaria durerà almeno 15 anni. Se è vero che i titoli tossici in circolazione sono stati stimati per un valore che è almeno 150 volte il Pil degli Stati Uniti, lei capisce che siamo messi male. Per quanto riguarda la crisi economica, invece, ci vorranno almeno 5 anni». Giulio Sapelli, docente di storia economica all'Università Statale di Milano, è un conservatore tutto d'un pezzo, con le politiche economiche del centro sinistra non è per nulla tenero, è convinto che siano state tutte all'insegna dell'impopolarità, eppure alcune sue proposte che in questa intervista buttà lì come fossero noccioline, potrebbero far saltare i nervi a banchieri e finanzieri. Se fosse per lui ad esempio le stock option andrebbero eliminate quando si tratta di banche. E ancora, a proposito di istituti di credito un dubbio iperbolico ce l'ha: «Ma siamo proprio sicuri che le banche devono essere quotate in Borsa?».

Un quesito non da poco direi. Ci torniamo sulla questione. Ora, mi dica, che cosa ne pensa del tornado che ha investito Stati Uniti, Gran Bretagna e tutta l'Europa occidentale?

Liberiamoci subito di un luogo comune: le banche più intossicate non sono quelle anglosassoni o statunitensi ma quelle tedesche. E comunque il male sta lì, nel sistema bancario. Ho letto molte cose negative sugli hedge fund o sui private equity, ma sono le banche che hanno avuto le maggiori responsabilità. Quali banche? Quelle guidate da top manager che basavano la loro politica sulle stock option. Il vero guaio è che gli istituti bancari si sono trasformati da intermediari finanziari in reti di vendita di prodotti finanziari. Un fenomeno questo che non ha riguardato soltanto gli Stati Uniti o la Gran Bretagna ma anche, tanto per fare un esempio, l'Austria. Il secondo punto dolente di questa crisi è che si è diffusa una cultura del rischio funzionale ai top manager. E' per questo motivo che le dicevo che le stock option bancarie andrebbero abolite.

Forse il punto più critico è che i top manager non giocavano in proprio alla roulette russa ma mettevano sul mercato prodotti velenosi. Non crede?

E' così. Il punto di rottura c'è stato quando le banche hanno messo sul mercato i propri debiti. Fino a quando si mettevano sul mercato semplici obbligazioni tutto andava bene. Ma se quelle obbligazioni vengono vendute assieme a una scatola che contiene mutui subprime a rischio, più altri prodotti finanziari sofisticati e difficilmente decifrabili, allora tutto cambia. Ed è quello che è avvenuto: in un'epoca in cui si parla tanto di trasparenza e di governance ci siamo trovati sul mercato prodotti ad alto rischio ma soprattutto dal contenuto opaco. Ecco il punto. In sè i derivati non sono il diavolo ma se vengono alterati da prodotti strutturati non controllabili allora si muta la natura degli stessi derivati. Sa cosa le dico? Che l'Italia ha resistito a questa tossicità diffusa più di altri paesi perché è dotata di molte banche cooperative e popolari.

Secondo lei si può tornare indietro o queste anomalie sono parti integranti del sistema, sono un punto di non ritorno?

Io credo che sarebbe sbagliato tornare indietro. E forse impossibile. Bisogna continuare a usare questi strumenti finanziari nella normalità. Il mutuo? Non si può erogarlo senza una garanzia minima. Le stock option? Come le dicevo andrebbero abolite nel sistema bancario perché sono uno stimolo al massimo rischio e se le cose vanno male si mettono a repentaglio i risparmi di milioni di persone, non soltanto del top manager. E' anche per questo motivo che le esprimevo i miei dubbi attorno alla quotazione delle banche in Borsa. Forse le banche non dovrebbero essere oggetto di contrattazione borsistica.

Davvero lei pensa che la crisi finanziaria durerà così a lungo?

Se il grado di tossicità del sistema è così alto le ripercussioni saranno inevitabili anche nel medio periodo. Non voglio dire che il sistema bancario e finanziario sarà paralizzato ma certo gli effetti si faranno sentire. D'altronde io credo, a differenza di molti, che la crisi dell'economia reale ci sarebbe stata anche senza la crisi finanziaria. Eravamo di fronte a una crisi di sovraproduzione, la crisi finanziaria si è sovrapposta non è stata la causa. Molti si chiedono che fare. Io non sono convinto che il proliferare della legislazione possa risolvere i problemi che ereditiamo dalla crisi. Sono piuttosto convinto che si debba tornare a un'etica degli affari. Non escludo un forte sistema di vigilanza ad esempio da parte della Banca d'Italia ma senza una nuova etica degli affari è difficile arginare alcuni fenomeni.