25 marzo 2009

L'unica strada per riconquistare la fiducia dei lavoratori è farli contare in prima persona!

Di fronte alla crisi strutturale del sistema capitalistico la condizione della classe lavoratrice e della stragrande maggioranza della popolazione tende a peggiorare ulteriormente. I governi capitalistici europei di vario colore, come in altri paesi del mondo, tendono a indicare le responsabilità dell’accaduto nell’eccesso di politiche finanziarie e liberiste, ma nascondono che in realtà è la natura stessa del capitalismo ad essere la fonte della crisi e non intendono nemmeno “correggere” le loro politiche. Al massimo si propongono sostegno e soldi alle imprese ed ai settori di mercato in crisi, facendone pagare i costi ai lavoratori. Un sorta di socialismo assistenziale per i padroni ed un liberismo sfrenato per i lavoratori.

Di fronte a questo panorama non serve auspicare ancora il “meno peggio”, ma servirebbe una svolta dettata da un’alternativa di sistema. Per riaprire questa partita bisogna rendere partecipi e protagonisti in prima persona i soggetti di un conflitto sociale tanto più vasto quanto privo di qualsiasi vera e diretta rappresentanza (non solo elettorale) e della percezione delle proprie potenzialità di cambiamento.

Una tale svolta avrebbe ancora più forza proprio nell’attuale contingenza in cui i padroni vedono fallire le proprie politiche di riferimento ed il proprio modello considerato “eterno”: il capitalismo. Il capitalismo è la causa e va combattuto tanto nella società quanto nelle istituzioni. L’unico reale cambiamento può venire dalla lotta e dal protagonismo dell’intero mondo del lavoro (operai, disoccupati, precari, ecc...) e dalle espressioni dirette delle sue lotte. I comunisti ed una vera sinistra anticapitalista non possono, quindi, tirarsi indietro e puntare su posizioni di rendita o di mera sopravvivenza. Bisogna ricandidare una politica vera, con il protagonismo di classe e ricominciare a fare la propria parte mettendosi in prima fila nella lotta per gli interessi dei lavoratori, delle classi subalterne e dei settori sociali che pagano i costi e le conseguenze della crisi. E’ stata giusta la decisione di presentare un’unica lista comunista ed anticapitalista alle elezioni europee tra PRC, PdCI, organizzazioni comuniste, movimenti sociali e soggettività di lotta.

Ma questa deve essere veramente unitaria ed innovativa coinvolgendo tutte le realtà comuniste radicate sul territorio, i movimenti sociali e le soggettività di lotta. Ancora più rilevante sarà la capacità (peraltro fondamentale per superare il truffaldino sbarramento al 4%) di far percepire a tutte e tutti che si vogliono davvero far contare i lavoratori e che tale coalizione non serve solo a salvare un ceto politico e a sopravvivere alle limitazioni imposte, in maniera bipartisan, da PD e PdL.

La nostra proposta, non risolutiva ma sicuramente efficace, è quella quindi di scegliere ALMENO una tra le cosiddette circoscrizioni “sicure” nel caso di superamento del 4% (e cioè il Nord-Ovest e Centro) e destinarla solo ed esclusivamente a candidate e candidati operai, precari, disoccupati nonché a figure significative di quei movimenti di lotta (NO TAV, NO DAL MOLIN, studenteschi, sindacati di base, alternativi e sinistra CGIL, movimenti delle donne, comitati contro le devastazioni ambientali, contro la privatizzazione dell’acqua, ecc...) che hanno rappresentato, sin qui, il vero movimento di opposizione di massa contro il governo Berlusconi nelle lotte in difesa delle classi lavoratrici.

Ovviamente, la proposta non è elettoralista e deve essere marcata da segnali di contenuto forti. Nonostante la ridotta incidenza del Parlamento Europeo – su scelte che vengono imposte dal Consiglio, dalla BCE e dai poteri forti del capitalismo – i lavoratori ed i movimenti di lotta devono avere una propria voce autonoma che denunci e contrasti fortemente forte l’Europa del Trattato di Lisbona e di Maastricht; ogni attacco alle pensioni, all’istruzione, ai contratti e all’orario di lavoro; le politiche imperialiste e di guerra del’esercito e delle coalizioni europee; il carattere razzista delle politiche securitarie e il tentativo di privatizzare l’acqua e ogni risorsa pubblica.

Per evitare che i lavoratori ed i rappresentanti dei movimenti di lotta portino consensi ma poi restino esclusi, in almeno una delle due circoscrizioni ritenute sicure, la lista comunista unitaria non deve candidare ex-parlamentari e componenti delle segreterie e/o direzioni dei partiti ma solo esponenti riconosciuti delle lotte e della variegata diaspora comunista e anticapitalista. Solo in questo modo, ed in caso di superamento della soglia prevista, si avrà la matematica certezza di eleggere almeno un lavoratore dando così efficacia ai tanti giusti richiami si far “contare” le classi subalterne.

Questo sarebbe un piccolo ma significativo segnale di cambiamento dopo gli ultimi tracolli elettorali determinati da anni di politiche subalterne al governismo e alla compartecipazione in governi e coalizioni antipopolari. Solo così si recupererà il voto e l’impegno della diaspora comunista e delle migliaia di disillusi.

Scritto da Comuniste e Comunisti
mercoledì 25 marzo 2009
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