27 marzo 2009

L'onda che rimonta

Alla città di Roma, ai suoi cittadini e alle sue istituzioni,
ai movimenti sociali, ai sindacati, alle forze politiche,

La lettera che segue ha in primo luogo una funzione, informare tutte e tutti
delle nostre intenzioni. Sabato 28 marzo le studentesse e gli studenti, le
precarie e i precari dell'Onda si incontreranno in piazzale Aldo Moro, si
uniranno ai collettivi degli studenti medi (già dalla mattina impegnati in
differenti iniziative che si svolgeranno a partire dal liceo Virgilio) e da
lì si sposteranno in corteo e raggiungeranno il concentramento di piazza
Esedra per partecipare alla manifestazione contro il G14 sugli
ammortizzatori sociali, il welfare e il lavoro che si svolgerà, dal 29 al 31
di marzo, presso la Farnesina. Ci teniamo a darvi anticipatamente questa
notizia, perché la scorsa settimana siamo stati vittima di cariche
indiscriminate da parte delle forze dell'ordine, cariche che ci hanno
impedito di uscire dalla città universitaria e di prendere parte allo
sciopero generale indetto dalla Cgil-Flc, e vorremmo che questa scena non si
ripeta più!

Per quale motivo intendiamo ripartire in corteo proprio da piazzale Aldo
Moro? In primo luogo per ribadire un diritto fondamentale: il diritto al
dissenso. Impedire con i manganelli ad un movimento di esprimersi significa
negare i basilari diritti democratici e lasciare spazio ad un'iniziativa
politica dal sapore apertamente autoritario. Quanto accaduto alla Sapienza
mercoledì 18 marzo – quattro cariche da parte dei reparti anti-sommossa
della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza ‒ non ha
riguardato e non riguarda solo gli studenti dell'Onda e più in particolare
gli studenti della Sapienza, ma riguarda tutti i movimenti, le forme di
conflitto e di dissenso che investono il mondo della scuola e
dell'università, ma anche il resto del mondo del lavoro. Impedendo ai
movimenti di manifestare e di criticare le politiche del governo si
cancellano le regole democratiche per istituirne di nuove, fatte di
intolleranza e di violenza.

In secondo luogo vogliamo ribadire non solo il diritto a manifestare, ma
quel diritto, ormai quasi "consuetudinario", di poterlo fare a partire dalla
città universitaria. Con l'Onda di ottobre e di novembre questa consuetudine
si è enormemente estesa, per numero e qualità. Corteo locale o nazionale per
le studentesse e gli studenti dell'Onda significava e significa partire da
piazzale Aldo Moro, percorrere la città, bloccare il traffico e far sentire
la propria voce, dopo averla usata con passione e con coraggio nelle
facoltà, nei corridoi, nelle classi universitarie. Normale, per chi vive le
proprie giornate nell'università vederla e viverla come il luogo proprio
della protesta, dell'impegno critico, della passione politica. Sono decenni
che l'università è punto di partenza delle manifestazioni studentesche sulla
formazione, sui nuovi diritti, contro la guerra e contro il razzismo, non
saranno di certo le manganellate della scorsa settimana, né tanto meno il
protocollo a cancellare questa abitudine virtuosa.

Ma veniamo al terzo motivo, parliamo del protocollo "anti-cortei". Come in
molti hanno ripetuto in questi giorni (Cgil compresa), il protocollo non ha
valore normativo e universale, vincola i firmatari e non chi il protocollo
non l'ha firmato. Le regole, quando valgono per tutti, debbono essere decise
da tutti e questo non è certo il caso del protocollo. Inutile segnalare
dunque che non siamo tenuti a rispettare una cosa che non ci riguarda, né
tanto meno ad abbassare la testa nei confronti di chi del protocollo intende
fare un uso muscolare e liberticida. Uso strumentale dice qualcuno,
probabilmente. Rimane il fatto che da Maroni al rettore Frati tutti
sostengono che premessa delle cariche del 18 è stato proprio il protocollo,
anzi, un corretto uso del protocollo. Così come invitiamo tutte le forze
politiche e sindacali che hanno firmato il protocollo a riflettere
seriamente non tanto e non solo su quanto è accaduto, ma anche su quanto
potrebbe accadere, segnaliamo con forza che per noi il protocollo non vale e
quindi, così come abbiamo fatto per molti anni e in particolare per tutto
l'autunno, noi ci concentreremo in p. Aldo Moro.

Infine, la nostra scelta è segnata anche da un consapevolezza ulteriore: ci
troviamo di fronte alla più grande crisi degli ultimi settant'anni, oggi
nella sua fase più acuta. Questa consapevolezza ci spinge a lottare e a non
rimanere fermi di fronte alla catastrofe. Catastrofe dell'università, della
ricerca, della formazione, del mondo del lavoro e delle garanzie sociali in
genere. Il governo non conosce battute d'arresto, nonostante le centinaia di
migliaia di studenti in piazza per oltre tre mesi; le sane abitudini europee
che portano governi anche di destra (come accadde in Francia del 2006, al
seguito del movimento anti-Cpe) a modificare leggi impopolari nel nostro
paese sembrano non avere alcuno spazio. Ma noi non ci stiamo ad essere
umiliati, messi all'angolo; noi non sopportiamo il clima antidemocratico di
questo paese, noi non abbiamo intenzione di perdere e di tornare a casa,
nella nostra solitudine. Noi saremo ancora tanti e affianco a noi ci saranno
anche precari, lavoratori, migranti, senza casa, tutti coloro che non hanno
prodotto la crisi e non intendono pagarla. Per questo ultimo motivo, oltre
che per i precedenti, la scelta di p. Aldo Moro ci sembra la migliore.

Invitiamo tutte e tutti coloro che credono che il dissenso non possa essere
messo a tacere a raggiungerci all'università a partire dalle 14, affinché in
tante e tanti si possa riconquistare un diritto che i manganelli intendevano
e intendono toglierci.

Studentesse e studenti, precarie e precari della Sapienza in Onda
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