2 febbraio 2010

UN PUNTO DI VISTA ALTERNATIVO SULLA CRISI






di Domenico Suppa


Appena pochi mesi fa erano stati messi sotto accusa per non avere saputo anticipare la crisi e per avere probabilmente contribuito ad alimentarla con le loro ricette di politica liberista, più o meno moderata. Ciò nonostante i cosiddetti economisti “ortodossi” rimangono sulla cresta dell’onda. E’ ancora ad essi infatti che diverse forze politiche si rivolgono per interpretare la grande recessione e per tentare di fronteggiarla. Un esempio lampante ci è dato da un recente scambio su Micromega tra l’economista della Bocconi Tito Boeri e il neo-segretario dei democratici Pierluigi Bersani. E’ passato meno di un anno da quando Boeri e gli altri redattori della voce.info avevano onestamente ammesso di non avere saputo prevedere la crisi, e soprattutto di averla gravemente sottovalutata. Eppure è sempre Boeri che oggi incalza Bersani, esortandolo a proporre l’ennesimo scavalcamento dell’articolo 18 tramite l’introduzione del “contratto unico”, e a finanziare l’estensione degli ammortizzatori sociali tramite ulteriori tagli alla spesa pensionistica. Boeri dichiara che si tratta dei provvedimenti giusti per contrastare la crisi. Bersani gli dà ragione, e si impegna per quanto possibile a chiedere al governo che si approntino riforme nella direzione indicata. Se a questo punto qualcuno facesse notare che le misure suggerite sembrano riproporre il tipo di politica avversa ai lavoratori che probabilmente ha favorito l’insorgere della crisi, la sua osservazione cadrebbe nel vuoto.Insomma, in giro si avverte un desiderio diffuso di riprendere il filo dei vecchi ragionamenti e delle vecchie ricette, come se il tracollo di questi mesi non fosse mai avvenuto. Questa sorta di “normalizzazione” potrà apparire ingiusta e frustrante agli occhi di molti, ma bisogna ammettere che non è strana. In fin dei conti l’economia politica rappresenta il linguaggio di un rapporto sociale tra le classi. La crisi non ha affatto mutato i termini di quel rapporto, che da tempo verte sulla totale sudditanza del lavoro rispetto alle altre forze in campo. Non ci si può quindi illudere che cambi il linguaggio chiamato proprio a giustificarla.Al tempo stesso, però, andrebbe ricordato che l’odierna soggezione politica del lavoro è scaturita pure dalla prolungata incapacità delle sue residue rappresentanze di dotarsi di una valida interpretazione critica del regime globale di accumulazione finanziaria che ha prevalso in questi anni.E’ anche per fronteggiare questo evidente vuoto di critica che alcuni economisti marxisti, kaleckiani, sraffiani, postkeynesiani e istituzionalisti eterodossi hanno ritenuto
opportuno incontrarsi e discutere. Il 26 e il 27 gennaio, presso la Facoltà di Economia della
Università di Siena, si terrà infatti il convegno “La crisi globale. Contributi alla critica della
teoria e della politica economica” (tutte le informazioni sono riportate sul sito
www.theglobalcrisis.info). Organizzata da Emiliano Brancaccio con il contributo della
Fondazione Monte dei Paschi di Siena, l’iniziativa non nasce dalla pretesa di fornire
immediate ricette per la cucina dell’avvenire. Scopo del convegno sarà piuttosto di mettere in
luce la superiorità euristica delle concezioni teoriche alternative a quelle del pensiero
dominante. In base a questo intento, alcuni tra i principali esponenti delle scuole di pensiero
eterodosse saranno chiamati a presentare le loro più recenti analisi della crisi in corso. I
relatori ribalteranno gli attuali luoghi comuni sulle cause della crisi e sulle politiche atte a
fronteggiarla. Si scoprirà ad esempio che questa non può essere banalmente considerata una
crisi derivante da una finanza senza regole, dal momento che proprio l’abbattimento delle
regole si è reso necessario per dare nuovo ossigeno a un regime di accumulazione globale già
da tempo in grave affanno. Inoltre, si verificheranno le possibili complementarità tra alcune
spiegazioni eterodosse della crisi, ad esempio tra l’interpretazione da “bassi salari” e
l’interpretazione che si rifà alla “caduta tendenziale del saggio di profitto”. Ed ancora, si
cercherà di capire su quali basi le forze sociali prevalenti cercheranno nel prossimo futuro di
rimettere in moto l’inceppato meccanismo di accumulazione del capitale. Si vedrà in questo
senso che in molti paesi sono già in atto dei tentativi per risollevare i profitti tramite ulteriori
attacchi alle condizioni e ai diritti del lavoro. Ciò accade purtroppo anche in Italia, come tra
l’altro sembra evincersi dallo stesso dialogo tra Boeri e Bersani. Il convegno di Siena getterà
una luce sulle contraddizioni e i pericoli insiti nella pretesa di insistere con queste politiche, e
fornirà spunti preziosi per provare a costruire una nuova, solida cultura dell’alternativa
politica.
Domenico Suppa
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