14 novembre 2011

L'uscita da debito pubblico. Otto cose da fare per risanare il deficit



Leggicchiando di qua e di la mi sono reso conto che uscire dal debito pubblico( e parlo solo per l'Italia) è cosa ben grave. Supposto che questo sia un reale problema o non solo una questione contabile formale, e supposto anche che il rientro dal debito ( pareggio contabile) non c'entri nulla con la crisi , la recessione mondiale e la prossima stagflazione.

queste le imprescindibili condizioni:



  1. nei prossimi due tre decenni il ciclo economico italiano dovrebbe crescere ad una media del Pil di almeno il 2% annuo e non conosca recessioni o momenti di crisi serie;
  2.  contestualmente ad un aumento della produttività generale i salari reali (non solo dei dipendenti pubblici) diminuiscano (quindi un tasso alto e costante di disoccupazione) per permettere alle aziende di ottenere più alti tassi di profitto, senza cui nessun circolo virtuoso di accumulazione capitalistica è possibile;
  3. un attacco in profondità alla rendita e alla speculazione finanziaria a breve medio periodo per impedire che essa continui a captare plusvalore sottraendolo all’economia produttiva;
  4. debbono crescere le entrate fiscali dello Stato in misura tale da permettere non solo il rimborso del servizio sul debito( interessi sul debito), ma pure la riduzione degli interessi passivi;
  5. si deve perseguire un’ininterrotta e implacabile linea di tagli della spesa pubblica che riduca non solo il deficit ma porti il saldo in attivo;
  6. dato l’ineluttabile calo dei consumi interni si dovrà fare affidamento alle esportazioni sui mercati esteri, ciò significa che la crescita ci sarà solo a condizione che detti mercati (sia i paesi occidentali che i Brics) siano favorevoli;
  7. stante l’adesione all’Euro l’Italia si deve augurare che la Bce non alzi in maniera sensibile i tassi d’interesse, visto che ogni loro aumento accresce automaticamente il debito e il suo servizio;
  8. non deve infine accadere un crollo di altri paesi dell’eurozona (il rischio non riguarda solo i cosiddetti PIGS), poiché un eventuale contagio sarebbe letale e vanificherebbe sia la crescita, che le politiche di rigore.
Ma non basta , perchè a queste condizioni necessarie discende che anche in presenza di una crescita costante del 2% per vari decenni, per i lavoratori salariati sia pubblici che privati vi saranno sacrifici e riduzione delle condizioni di vita, ammesso che nessuna delle perturbazioni esterne turbi la crescita. E nonostante tutti i sacrifici vi deve essere la precondizione che i lavoratori e precari stiano tranquilli accettando, contestualmente ad una riduzione delle capacità d’acquisto, un drastico taglio dei servizi pubblici.

Sembra credibile ancorchè possibile uno scenario simile? 






da:

 Il Sole 24 Ore del 27 aprile 2011
 Il Sole 24 Ore, 23 aprile 2011
 Dipartimento del Tesoro, 31 dicembre 2010
 La Repubblica del 14 aprile 2011

Mission impossible di Moreno Pasquinelli