22 gennaio 2012

Il ribellismo dei ceti medi corporativi


La quantità di massa finanziaria, ovvero la rappresentazione monetaria di valore, proprio perché tre/quattro volte superiore al valore reale prodotto nel mondo, richiede che essa venga oggettivizzata. Fino a che tutti fingevano che vi fosse solvibilità la ruota girava e si riproduceva attraverso la finzione e tutti sapendo che era finzione. Quando qualcuno ha detto vedo! ecco che il meccanismo si è inceppato.
I possessori di tale promessa di valore vogliono, chiedono, pretendono che essa venga onorata e convertita in valore reale. Ma è evidente che questo non è possibile, vista la differenza di quantità fra rappresentazione e valore reale.
Le soluzioni sono due. 
O si dichiara l'azzeramento di quelle promesse fatte ( massa di valore fittizio, sotto forma di finariazizzazione) , il gioco è finito e si ricomincia da zero, più o meno 
o si continua a fingere l'esigibilità di quella massa di finanza cercando di trovare valore reale per lo scambio sottraendolo a chi lo possiede e lo produce per la sua ri-produzione.
Gli USA  p. es , loro che possono, continuano a stampare moneta , continuando a fingere che il gioco possa continuare e i paesi BRIC fingono anche loro poichè con la massa di dollari in loro possesso non possono far altro che stare al gioco e continuano smerciare merci da loro prodotte. 
La politica europea, in primis, ha scelto, invece, costretta la seconda che ho detto e cerca di convertire il valore fittizio raschiando il fondo del barile? Chi è il barile? In primis i lavoratori e pensionati . Ma non è bastata e non basterà ed allora si è passati ad uno strato sociale leggermente superiore ( partendo dal basso) cioè ai ceti piccoli borghesi parassitari e che in questi anni hanno continuato a conservare il loro reddito attraverso barriere di conservatorismo e di privilegi. 

Mercato protetto attraverso le barriere delle licenze e degli ordini professionali in puro stile medioevale. (Non basterà e si ricorrerà ad intaccare anche i beni comuni, la ricchezza sociale dello stato e i gioielli di famiglia). 
Come mai il ribellismo tutto italiano di questi ceti e non di quelli produttivi? Per il semplice, enorme fatto politico. Che i primi nonostante tutto sono stati e sono ancora rappresentati da ceto politico/sindacale ormai sussunto alla logica esistente, alle esigenze del capitalismo sia come esso appare in forma finanziaria sia come forma produttiva, per una non meglio logica sistemica sociale universalistica. E pertanto è bastato solo due ore di sciopero e una messa in scena davanti a Montecitorio per rapinare milioni di pensionati e ridurli, molti di loro, alla disperazione e al suicidio 
Il ceto corporativo, invece, forte del suo pragmatismo innato per la tipologia del mestiere che esercita,  si è da sempre scelto intermediari politici sotto ricatto, essi più che ad ideali unversalistici, al bene universale sociale, sono mossi da interessi immediati chi non mi difende lo cambio, se non trovo lo cerco altrove, o con me o contro di me, muoio io e con me tutti i filistei    
Il loro stretto rapporto fra evasione fiscale e legalità, il loro rapporto di interscambio fra pizzo e tranquillità lavorativa/affaristica, il rapporto di voto di scambio con i notabili e politicanti locali ( assessori alle attività produttive/sindaci) è da sempre stato un rapporto forte, quando funzionava, molto labile quando esso non garantiva più il pari interscambio.
Ecco perché quel ribellismo ( d'altra parte rientrato e destinato a finire in quanto parte dei loro privilegi sono stati lasciati , almeno per il momento) , non rappresenta nessuna lotta titanica fra capitale produttivo e finanziario , e nemmeno nessuna fenomenologia di tale scontro , ma solo la ricerca di valore reale da parte del capitale finanziario, e l'espropriazione verso quei settori più corporativi rimasti indenni fin'ora nei loro privilegi.( il che non vuol dire che non hanno perso reddito, in questi anni, durante questa crisi, e che il loro malessere e solo suggestione)