6 gennaio 2012

Tutto il mondo è paese



Accanto al termine "contratto unico" si è avvicendato l'altro quello di " contratto prevalente" . Essenzialmente i due si contraddistinguono da fatto che nella prima ipotesi, poi rimangiata, spariscono tutti i contratti ( oltre 40) di precariato a meno di qualcuno e tutti i prossimi assunti avranno la velata " lettera di dimissioni pre firmata" non c'è , ma è come se ci fosse a tutti gli effetti. Come quando si assumono le donne .
Per rendere le cose più agevoli si è pensato al "contratto prevalente" ( ohhh , ma tutte queste elucubrazioni uscite dalle menti democratiche dentro o vicine al PD, che sia chiaro! e non tutte farine del loro sacco, ma appunto saccheggiate di qua e di la dal mondo.) . Cioè si lasciano tutte le forme di precariato ( ricordo oltre 40 forme di contratto) , ma in mancanza di meglio si sceglie quest'ultimo, che non toglie assolutamente nulla ai  meravigliosi scenari del primo, ma che lascia in piedi tutto quello che è già presente oggi.
Ma allora che lo facciamo a fare ? ( eh eh eh eh eh ! domanda sciocca!)


Meglio di noi di francesi, più coerenti e più razionali.  Per ricostruire il senso della proposta occorre quindi risalire alla sua formulazione iniziale, importata in Italia ma dovuta in realtà a due economisti francesi Cahuc e Kramarz, che ha ispirato in Francia il cosiddetto contratto di "nouvelle embauche", dichiarato poi illegittimo dalla Corte d'appello di Parigi tra l'altro con la seguente e icastica motivazione: «È paradossale pensare che per aumentare l'occupazione si debbano liberalizzare i licenziamenti».