8 luglio 2012

La grande ammucchiata che ci aspetta


L'uscita di Fini ( la grande coalizione) e l'adesione che ha raccolto tra i tanti rami che si stanno distaccando tra assemblee, fondazioni, associazioni dalla grande destra pidiellina può rappresentare il quadro partitico che si sta disegnando per il dopo Monti. Appunto una grande coalizione che va dal PD a Casini ai finiani ( quello della copertura politica al massacro di Genova), ai vari Pisanu, Scajola e ai giovani pidiellini fino a raggiungere SEL ad eccezione della Lega e di IdV. Una grane ammucchiata , insomma
La cosa ha un suo fascino. La riproposizione di quel che è già in atto ( con un grande salto di gesto politico e scatto di fantasia istituzionale) come contenitore, e un leader che si fà sempre in tempo a trovarlo. In fondo che ce vo? Una bella faccia videotelegenica, un passato ( se presente, no perché potrebbe essere tacciato , dai maligni, di confitto d'interessi, per carità didio!) da imprenditore illuminato , con una qualche laurea anche se ad honorem( meglio se non comprato tipo "figliodibossi")  in qualche istituto bocconiano o giù di li, si può sempre trovare .
Se questo è il quadro che si sta preparando, e lo pongo come ipotesi, allora tutti i tasselli si incastrerebbero come in un puzzle.

La presunta legge elettorale ( o quantomeno il disegno della nuova legge elettorale) tutta protesa ad eliminare i ramoscelli oppositivi a questo disegno e tutta tesa a garantire una governabilità al riparo da possibili  ribaltoni o opposizioni interne. Con o senza presidenzialismo  o semi presidenzialismo. Fuori da questo quadro ma dentro gli schemi vi sarebbe il grillismo. Essi però sono funzionali al sistema, se non al quadro che si sta prefigurando. Garantirebbe , senza che rappresentino un problema, l'opposizione tale da garantire la facciata di democraticità delle istituzioni. Le loro uscite clownesche servono a rendere battute quelle cose dette che se anche attuate sarebbero pericolose ( per il mantenimento del sistema). Il tutto quindi rende inoffensivo quel movimento, ma anzi utile. Al centro i partiti , o meglio il sistema di partiti, che continuerebbero ad esercitare il proprio potere all'interno delle istituzioni, eleggere tutte le cariche, garantirsi tutto il sottopotere e i centri di potere dall'informazione pubblica, ai centri dispensatrice di sanità, istruzione, cultura ecc ecc .    

Il moderatismo sindacale e della Camusso in particolare . Delle altre confederazioni non vale nemmeno la pena di parlarne inquadrate come sono ancor prima di parlare.
La confederazione, in verità non è mai stata una centrale sovversiva, diciamoci la verità. Ha sempre rappresentato la mediazioni di fronte alle spinte in avanti della Fiom. Mi viene in mente i tempi di Lama segretario CGIL. Ma oggi è ancor più evidente la fraseologia barricadiera e i fatti del tutto contraddittori. E in questo disegno si raffigura anche il patto definito patto di Serravale fra la CGIL e la Confindustria fra la Camusso e Squinzi in cui l'85% delle cose dette sono state condivise da entrambi. Beh se il quadro è quello sopra descritto questa alleanza ( patto fra produttori si diceva un tempo, appunto ai tempi di Lama) è funzionale alla pace sociale necessaria a che il quadro possa avere gambe. La Fiom si trova perciò isolata, e l'indecisione del suo segretario non giova all'uscita dall'impasse stretto fra l'attacco degli industriali ( Marchionne in testa) e la melma della CGIL e di quel che resta del PD. Dovrà , nei tempi brevi, prendere delle decisioni, O cammina da sola, insieme ai lavoratori, licenziati, e pensionati e precari, ceto piccolo borghese produttivo di fatto anticapitalista, per un patto egemonico in senso gramsciano o rimarrà invischiato anche lei nelle sabbie mobili della politica del palazzo.

Ia funzione dei  Talk Show va in questa direzione. Se avete modo di vedere i talk Show indipendentemente dagli orari e dalle testate e dai conduttori, queste sono legate da un unico standard. In studio vi sono, indipendentemente dal ruolo che occupano nella società sia esso nel giornalismo, economisti, politologi, tuttologi tutti sono embedded. Sono un coro all'unisono, sono tutti, con i diversi accenti più o meno estremi, ma concordi nel considerare questa politica, l'unica possibile. L'uscita dal bipartitismo barricadiero , a parole, e la concordia nazionale.  Un filo conduttore che dal berlusconismo porta al montismo e al montismo in chiave aggiornata. Poi , per amore della democraticità ( e che cazzo siamo per la libera informazione e la pluralità delle voci!) si invitano uno , ad andar bene, che ha più o meno una voce atonale. Scordata. E questo si può notare maggiormente in Rai e Mediaset (questa in maniera minore in quanto produce minor format di questo tipo) . Si distacca LA7 , ma non per contenuti , ma per una sua declinazione tutta particolare. Ossia la sua politica editoriale è quella di far condurre questo tipo di format a conduttori che per semplificare direi uno di destra ed uno moderato. Fifty-fifty A Porro si affianca Telese, a  Natasha Lusenti
( ex SKy conduttrice di format di cucina) , Filippo Facci

Riusciranno i nostri eroi? Io, se è verosimile l'ipotesi da me avanzata, non vedo alternative. E' l'unica strada che potrebbe consentire a questo establishment a continuare a sopravvivere a se stessa. Non vedo , sopratutto, chi possa contrastare un percorso di questo tipo. I contenuti poi? Ma qui non sono in discussione i contenuti, la vera politica. Questa è un fatto scontato. Sono i mercati che ce lo chiedono ,è' l'Europa che ce lo impone . Fino a quando , però, resterà di Europa.