3 agosto 2012

Taranto Libera!


Non è facile per i cobas criticare ( infatti non criticano gli operai ma i vertici sindacali e politici)  , tant'è che nessuno avanza l'unica soluzione percorribile e credibile al di la delle populistiche e demagogiche sciorinate dei vertici sindacali e politici.
Anche un bambino di Taranto sa che con 336 milioni, servono appena a lavare le strade intorno al centro siderurgico e imbiancare le mura delle case dei Tamburi. Se questo è risanamento.....
La soluzione è unica .
Chiudere l'area a caldo , che già oggi e non solo da oggi ma da parecchi anni, marcia a regime ridotto, e lasciare solo la laminazione importando le bramme dai paesi che li sanno fare meglio, con impianti tecnologicamente avanzati, a costo inferiore, e ecologicamente sostenibile. Cosa che avviene già da qualche anno e per volontà di Riva.
Riutilizzare gli operai ( 2-3 mila attualmente impiegati nell'area a caldo ) , dopo adeguato corsi di riqualificazione, come è stato fatto a Bagnoli e a Cornigliano , insieme ad altri giovani disoccupati e cassa integrati, lavoratori in mobilità ecc ecc di Taranto, Insieme alle università , centri di ricerca, giovani laureati in scienze ambientali( a Taranto esiste un dipartimento dell'università di Bari di questo corso di studi,disoccupati e in cerca di occupazione. Ironia della sorte!)   e via discorrendo per una riqualificazione di quegli ettari sequestrati a Riva e riutilizzabili come parchi ambientali, verde pubblico, polmone cerde e terreni riconsegnati all'agricoltura e all'allevamento. ( sono ettari ed ettari di terreno a ridosso del rione Tamburi e nei pressi del comune di Statte. )
La chiusura dell'area a caldo produrrebbe da subito uno stop alla maggior parte dell'inquinamento. Quindi provvedere alla bonifica , non solo dei territori recuperati , ma dell'intera città, del mare e del sottosuolo. E piano piano ricreare il ciclo biomarino per la  miticultura ( migliaia di posti di lavoro recuperati) , recuperare il sottosuolo massacrato dalla diossina per la coltivazione e la pastorizia (da sempre naturale attività di questa popolazione. Il mare e l'agricoltura)
I soldi?
Che Riva finanzi il 60% dei costo della bonifica subito, e il 5% del fatturato annuo per ogni anno destinati a tale scopo , la restante parte l'intervento dello Stato e la comunità Europea che ha finanziamenti per la biodiversità giacenti e sospesi per mancanza di progetti. questa volta si finalizzata alla crescita e lo sviluppo ecosostenibile.
Questi son fatti non chiacchiere