9 dicembre 2012

La Fiat taglia 1.500 posti in Polonia


Ma non ci avevano "narrato" che la Fiat perdeva perché a Pomigliano i lavoratori italiani erano sfaticati? Che il sindacato FIOM era antiproduttivistico? Che in Italia era il contratto nazionale a tagliare le gambe ai produttori? Che era l'art 18 che frenava la crescita? Che maggiore "flessibilità" ( precarietà) e meno rigidità del mercato del lavoro avrebbe incentivato la crescita? Che la Polonia e la Serbia , erano, loro si, le isole felici?
Bene un altro mito viene sfatato dalle cifre inesorabili ( a leggerle)

La Fiat taglia 1.500 posti in Polonia, pari a quasi un terzo della forza lavoro della compagnia automobilistica nel paese.
Il mercato europeo, dopo il picco di 16 milioni nel 2007, è in costante discesa, anno dopo anno, e le previsioni per il 2012 sono di un ulteriore calo tra i 12,5 e i 12,8 milioni. Proprio il segmento A, al quale appartengono le vetture prodotte a Tychy, è quello che più ne ha risentito. Anche il mercato polacco evidenzia una flessione di oltre il 20% rispetto al 2008 con conseguenti riflessi negativi sulla vendita di vetture Fiat.

Ma allora è il mercato e la riduzione dei consumi, effetto delle politiche di recessione in tutta Europa, alla base della crisi dell'auto ( e non solo) o sono le esuberanze dei lavoratori e della Fiat Italia in particolare? E se questo è il quadro come si intende procedere ( e la domanda pleonastica verso il PD)?, ancora con una politica recessiva in cui è al centro l'ossimoro fra debito e crescita  o si vuole dare una svolta con una botta di coraggio e prender atto dei dati macroeconomici che tutti evidenziano, seppur a bassa voce? (vedi il rapporto IStat, il  Censis e persino OCSE)

Ma insomma è una questione di caparbietà ottusa o che? E' tanto difficile da capire che solo politiche salariali espansive, in primis da imporre alla Germania, sono essenziali per sostenere la domanda, ridurre le iniquità sociali, riequilibrare gli squilibri nelle partite correnti. Questo implica chiedere che la BCE persegua un target di inflazione più elevato, assegnando agli effetti positivi della redistribuzione salariale su domanda e crescita maggiore importanza rispetto ai possibili effetti inflazionistici (peraltro di sollievo ai soggetti pubblici e privati indebitati). Che si debba agire soprattutto al rilancio di politiche macroeconomiche espansive; con una banca centrale “tollerante”. Un aumento dei salari reali non potrà che seguire una ripresa dell’occupazione.
Ma la nostra politica è tutta concentrata sulla botta di democrazia delle primarie, del botto delle Parlamentarie del grillismo, e sulle prossime elezioni . Berlusconi si , Berlusconi no.