7 giugno 2013

Letta: una esternazione un programma di governo


Quanto alla riforma Fornero il premier ha commentato

: «In un momento straordinario come questo è necessario un pochino meno di rigidità. Ci sono alcuni punti che in una fase recessiva stanno creando dei problemi come ad esempio le limitazioni sui contratti a termine, che sono necessarie in una fase economica normale, ma che in una fase di straordinaria recessione come quella l’attuale non sono utili, e per questo è necessaria una minore rigidità» (fonte: Il Sole 24 Ore).
Se vi fossero dei dubbi sulle reali intenzioni di questo governo, e dell'esponente dei democratici nostrani questa affermazione li dovrebbe far fugare. Ma , questo che per me è lapalissiano, per alcuni questo è giustificato dal momento gravissimo che attraversiamo, e che per fronteggiare il "dramma del lavoro" occorre che "si faccia qualcosa"

Sono d'accordo! Ma quel qualcosa che sia per uscire e risolvere il problema , non per l'aggravarlo e le affermazioni del capo del governo ( insieme a quella del suo ministro del welfare Giovannini) vanno in questa direzione. E' una affermazione di principio la mia?

Bene allora proprio per dimostrare che di principio non c'è proprio nulla prendiamo alcuni esempi empirici ed esattamente i  test contenuti negli Emplyoment Outlooks 1999 e 2004 dell’OCSE i quali smentiscono l’esistenza di una correlazione tra riduzione delle tutele dei lavoratori e riduzione della disoccupazione.
Persino gli economisti che di certo marxisti non sono e quindi accusabili di faziosità e cioè ad esempio Boeri e Jan van Ours i quali hanno dimostrato che su  tredici ricerche empiriche sul nesso tra tutele del lavoro, occupazione e disoccupazione realizzate tra il 1988 e il 2005 da vari studiosi, solo una di esse stabilisce che una maggiore flessibilità è correlata a una minore disoccupazione, nove danno risultati indeterminati e tre addirittura indicano che minori tutele del lavoro sono associate a minore occupazione e maggiore disoccupazione (Boeri e van Jours, Economia dei mercati del lavoro imperfetti, Egea 2009).

L'affermazione del nostro presidente del consiglio , quindi essa è dettata da questione ideologica, più che scientifica e avvalorata da dati empirici.
Ma quelle frasi pronunciate contengono un'altra affermazione ancor più ideologica e grave è dimostra la continuità d'azione fra i passati governi e l'attuale, nonché di una contaminazione e pervasione del pensiero unico neoliberista .

Quella cioè che i diritti dei lavoratori, le normative del lavoro sono legati alle fasi di espansione o di recessione della produzione. Negli anni durante la prima controrivoluzione post sessantottesca era il salario ad essere una variabile dipendente. Ora sono i diritti e la dignità dei lavoratori ad esserlo! Ed è uno dei massimi dirigenti del partito democratico e presidente del consiglio a dichiararlo!. Non un Bonanni o un Merchionne che potrebbe essere anche logico e comprensibile!

Questo dimostra che la mazzolate contro i contratti del lavoro e contro la dignità dei lavoratori oltre che delle loro condizioni di vita regolamentate dalla legge( ancorché disattese anche quelle che ancora esistono a tutela)  ancora non sono terminate, ma che anzi , siamo ancora all'inizio , secondo il pensiero dei lor signori!  Secondo il loro pensiero, e come la vedo io , per loro non dovrebbe esistere nessuna regolamentazione, ( e la strada intrapresa non solo dai governanti in senso stretto, ma anche da sindacati - vedi l'ultimo accordo della triade e dalla confindustria ).
L'ottimo per loro dovrebbe essere che eliminate le contrattazioni nazionali , ridotti i sindacati " maggiormente rappresentantivi" a puri firmatari di accordi predefiniti da altri, il tutto sarà deciso unilateralmente fabbrica per fabbrica, posto di lavoro per posto di lavoro in funzione , non tanto dei rapporti di forza locale fra lavoro e capitale, quanto dalla esigenze del singolo padrone o padroncino o multinazionale. E al contempo le stesse decisioni cambiate , anche esse unilateralmente , al cambiar delle condizioni di mercato e delle esigenze del profitto. ( condizioni del mercato ed esigenze del profitto definiti e stabilite dal padroncino , naturalmente)

Io non credo che questa sia una iperbole immaginifica, una visione pessimistica in un momento di depressione morale. Questo , secondo me, è la lettura dei dati che quotidianamente arrivano, Dati e segnali , per me, inequivocabili.
Tutto il resto è noia!  A meno che.........