5 giugno 2013

sul decreto di commissariamento ILVA


Per gente abituata a vedere dietro le apparenze , il decreto per il commissariamento dell'ILVA è un libro aperto! E anticipo le conclusioni del mio ragionamento. Il Governo non sa cosa fare, come fare, per gestire il problema ILVA e fa la cosa meno opportuna e più deleteria, Come sempre succede in casi analoghi.
E vado  ad argomentare!.
Il retroscena o il back stage come si suol dire in questi casi è rappresentato da atti ufficiali come

  1. il decreto salva ILVA ( con cui sostanzialmente il precedente governo tenta di dare una mano , ulteriore aiutino, alla famiglia RIVA), 
  2. maxisequestro di beni per 8,1 miliardi di euro deciso dalla procura tarantina che indaga per disastro ambientale,
  3. le dimissioni in blocco del consiglio di amministrazione dell’acciaieria controllata dalla famiglia Riva.
Da queste ultime vicende appare evidente lo sforzo degli uomini governativi a salvare il culo e patrimonio alla famiglia Riva tentando di salvare , al contempo, la faccia con provvedimenti che nei titoli sembra tener conto della salute ambientale e dei tarentini e dall'altra la dura marcia legale da parte dei magistrati tarentini ( alla buon'ora!, ma meglio tardi che mai) nel far rispettare il senso di decenza e le leggi

Ma entriamo nel merito del decreto.
Questo istituisce il commissariamento della fabbrica ILVA nominando lo stesso amministratore voluto dalla famiglia Riva e in carica come amministratore delegato.

Per dare continuità alla conduzione della produzione e al lavoro fin qui svolto
dichiara il ministro
Ma se tutto andava bene e tutto filava secondo le direttive AIA che senso ha commissariare la fabbrica?  Il mistero viene svelato leggendo il comunicato stampa emesso dal Consiglio dei Ministri
la prosecuzione dell’attività produttiva [dell'Ilva] dovrà essere funzionale alla conservazione della continuità aziendale ed alla destinazione prioritaria delle risorse aziendali alla copertura dei costi necessari per gli interventi di tutela dell’ambiente e della salute
E qui sta tutta l'apparente ignoranza dei nostri governanti o la presa per i fondelli o la foglia di fico , chiamatela come si vuole.
Porto un solo dato tecnico di ciò che è presente nell'AIA ( non quello che è necessario per il risanamento reale della fabbrica) Nel documento citato è menzionato la necessità della copertura dei parchi minerali ( cumuli di minerali di ferro carbone e calcare scaricati con nastri trasportatori dal porto( per lo più anch'essi allo scoperto) fin dentro l'area del siderurgico a cielo aperto e sopratutto sulla nuda terra) Tali parchi sono a poche centinaia di metri dal rione Tamburi e a qualche kilometro dal comune di Statte.
Quanto costa fare questa copertura? Prendiamo ad esempio la Hyundai Steel Corporation in Corea del Sud L’impianto di copertura è costato complessivamente 5,5 miliardi di dollari( al valore di 7 anni fa) per la copertura di circa la metà di ettari rispetto all'impianto di Taranto. e in più lo stabilimento coreano è stato costruito e concepito cosi . Quello di Taranto no.
Solo per fare questo intervento da dove si prendono i soldi?
Si parla di riutilizzare gli 8,1 miliardi di beni sequestrati dalla procura di Taranto. Intanto  questi sono soldi appartenenti al patrimonio del Gruppo Riva Fire della famiglia Riva e la cui consistenza è sopratutto pacchetto azionario dell'ILVA. Quindi soldi né casch né tantomeno disponibili da subito. Al massimo lo Stato subentrerebbe alla Famiglia Riva nel pacchetto azionario per il corrispondente valore di 8,1 miliardi. Ma la domanda si ripropone.
Da dove si prendono  i soldi per la sola copertura dei parchi minerali?
Nessuno lo sa , ovvero tutti sviano dall'unica risposta credibile all'asserzione mainstream di conciliare salute e produzione a Taranto.
La vendita dell'ILVA alla famiglia Riva era dettata da una esigenza , negli anni 90, inderogabile per l'allora governo e clima di centro sinistra. La privatizzazione nell'impossibilità da parte dello Stato a fare investimenti tecnologici indispensabili per un impianto siderurgico, in cui l'evoluzione corre in termini di 5-10 anni al massimo. Si vendette perché fosse Riva a spremere il limone e gli impianti fino a che questi producessero succo per poi abbandonare città, lavoratori e fabbrica al loro destino. E cosi è stato. Ma non perché il padrone è brutto vigliacco e stronzo, Anche questo, certo!. Ma è la logica del profitto che applicata ad un impianto siderurgico integrale e di quelle dimensioni richiede investimenti sempre costanti , perché chi si ferma è perduto. Infatti i Riva si sono fermati e l'impianto è diventato vecchio , obsoleto e fuori dal mercato ( si parla , naturalmente, dell'area a caldo) .
Cosa fare per rendere produttivo l'impianto a caldo?

  • O niente . si distrugge e si bonifica l'area a caldo comprando le bramme l'output dell'area a caldo così come facevano i Riva per l'60% e si mantengono gli impianti a freddo ( coils, laminati piani, tubi ecc ecc )
  • o si trasforma l'impianto con l'acciaieria che utilizza rottami di ferro eliminando a monte il ciclo produttivo a caldo. In questo modo si riconverte il ciclo dei rifiuti, e si abbatte alla radice la produzione di inquinamento.
Chi potrà fare tutto questo?
La risposta è pleonastica!
Sicuramente non i privati vista la mole degli investimenti. E poi dove si trovano i privati con soldi in contanti disposti ad investimenti a fondo perduto o coomunque con un ritorno perlomeno fra 20-25 anni?
 Lo Stato? Questo Stato? Mmmmm! Ho forti dubbi. E quindi quando si chiede la nazionalizzazione ( oggi persino Bonanni chiede lì'intervento dello Stato , ed è un tutto dire) , occorre anche dire . Per fare cosa? Per gestire la cassa integrazione e lo smantellamento ? Per gestire l'esistente e far uscire dalla porta chi ha sfruttato la città e i lavoratori mettendo i soldi al sicuro grazie anche ai governi Berlusconi e agli scudi fiscali di Tremonti?