8 novembre 2013

Lavoro vs salute. Non c'è scampo?


Per quanto abbia cercato e ricercato , ma su La Repubblica on line non ho travato traccia , nemmeno un trafiletto. Eppure si tratta di uno dei giornali maggiormente letto e seguito. Ma niente di niente.
E questa, se qualcuno avesse dei dubbi ( ancora?) è l'ennesima riprova di quanto obbiettivi siano i giornali e i giornalisti e di quanta "informazione" forniscono.
Lo stesso sarebbe valso su notizie poco edificanti sulla Fiat per La Stampa e nessuno escluso. Quando gli editori non sono editori , ma istituti finanziari, imprenditori ecc la questione si amplifica. 
Mi riferisco alla notizia dell'inchiesta della procura sulle morti per amianto dei lavoratori dell'Olivetti. E' non si trattava di materiale di copertura o nascosti nei quadri elettrici o di coibentazione, nascosti all'occhio , ma nocivi per chi respirava quell'aria. No! Si trattava di una polvere bianca, quasi borotalco, piacevole al contatto , dichiarano alcuni lavoratori superstiti. Quella polvere veniva usata nella normale lavorazione delle macchine da scrivere, per esempio. Veniva regolarmente manipolata per facilitare l'inserimento dei piedini di supporto alle macchine o spalmate sui rulli di gomma dove veniva inserito il foglio di carta ( per i giovani probabilmente parlo alieno, visto che forse non hanno mai visto una macchina da scrivere. Quasi stessi parlando di martello e scalpello per incidere le tavole di pietra, o la penna d'oca per scrivere su pergamene. Rendeva scivolosa la gomma e meno attaccaticcia. Facilitava il montaggio. E gli operai vi ci immergevano le mani nude ( niente di male) ma ne respiravano a pieni polmoni ( un po di più).
Ma Olivetti, quel sant'uomo,, l'uomo della provvidenza, l'uomo partigiano che aveva combattuto i tedeschi e i nazifascisti, l'imprenditore illuminato, un faro e un simbolo per tutta quella cultura o ideologia che crede(va) che il capitalismo può avere anche un volto umano.Può sfruttare, ma utilizzare il profitto anche a fin di bene.
Che l'amianto era pericoloso fu scoperto nel Regno Unito nel 1930 a seguito di pionieristici studi medici che dimostrarono il rapporto diretto tra utilizzo di amianto e tumori. Quindi anni prima che il Cav Adriano Olivetti prendesse la guida della fabbrica. E ancora prima in cui quella polvere venne usata massicciamente nella costruzione della prima macchina da calcolo ( nel 1940 comparve la prima addizionatrice Olivetti, seguita nel 1945 dalla Divisumma 14. la famosa Lettera 22 venne nel 1950). Dunque i tecnici e la stessa dirigenza "illuminata " se avessero voluto, potevano sapere e conoscere.
Ma non è questo il problema ( ovvero non voglio soffermarmi su questo aspetto).
Ma riprendo la voce del sindaco di Ivrea, Carlo Della Pepa che dice , respingendo il paragone con i morti d’amianto di Casale Monferrato: «Non demonizziamo la storia della Olivetti, qui non ci troviamo di fronte ad un altro caso Eternit. È tutta un’altra vicenda». Una fabbrica che era «mamma» prima e che tale è rimasta. Nonostante i morti.

La Olivetti e i suoi padroni erano la mamma, ma non trattava come figli i suoi operai. Si è vero, abbiamo respirato amianto, ma la Olivetti ci ha dato il pane e ha reso ricca questa provincia.
Ecco il nocciolo della questione , come a Taranto, come a Napoli come in molti parti nel mondo si baratta il lavoro con la salute. Si è vero meglio rischiare di morire in fabbrica , che morire di fame senza lavoro. Questo è la filosofia alla base.

E' possibile che questo dilemma che lo sviluppo di una società capitalistica ci mette di fronte non vi possa essere via di scampo? Che questa sia l'unica strada percorribile?

Io non ci credo, anzi io penso che assolutamente vi è una altra strada. Ma è su su questa ineluttabilità, su questa inevitabilità che anche i lavoratori di Ivrea, come quelli di Taranto, hanno espresso che occorre intervenire e che occorre sconfiggere. Da qui passa la sconfitta culturale della ideologia capitalistica.