16 gennaio 2014

Ma qual'è il vero scopo del Jobs Act?


Intanto già il fatto di aver importato termini inglesi per una materia prettamente italica la dice lunga.  Se dovessimo esportare la ricetta allora lo capirei. Ma cosi...Boh! 
Ma senza pregiudizi linguistici cerco di calare la renziana proposta alla luce di dati macroeconomici ( per quel che ne so io)

Partiamo col costatare che nella proposta di nuovo e rivoluzionario non c'è nulla. E' perlomeno ( ad avere la memoria corta) dal 2006 che Boeri e Garibaldi, propongono sia su la Voce.info che su ogni mass media che li ospitano ( fiumi di parole nei talk show dell'epoca) l’istituzione di un contratto unico di inserimento a tutele crescenti. Subito dopo seguito dal quel "democratico di sinistra" diventato improvvisamente del "nuovo centro destra" di Ichino che propose "perché non facciamo come in Danimarca? 
Proponendoci di prendere da quel paese solo le cose a lui ( e ai suoi amici) conveniente e lasciando alla porta tutto il contesto per cui quelle proposte in quel paese hanno una ragion d'essere( e tra l'altro prendendone solo alcune parti) . Ora  quelle proposte le si chiamano con nome diverso sperando così di apparire "rivoluzionarie e nuove"   ( e' forse questo il motivo del termine inglese?)
Questa a dimostrazione della scientificità di certi "economisti" ( si trovano esempi dappertutto in Italia a partire "dall'economista per onori sul campo" Giannino) 

Uno dei mantra che accompagnano ogni volta proposte del genere recita che nel nostro paese vi sono garantiti e non garantiti e che questo è uno dei motivi della disoccupazione giovanile. Risibile come argomentazione , ma lo è ancor di più alla luce del fatto che l’OCSE ha ripetutamente certificato che, fra i Paesi industrializzati, l’Italia è quello che offre meno tutele ai lavoratori, sia occupati sia disoccupati, e che quanto più si riducono le tutele dei lavoratori, tanto più si riducono i salari e tanto più si riduce il numero di occupati
Ora mi si dirà che questa è una fonte inattendibile? 
Che è in mano ai comunisti e agli economisti dalle gravatte rosse

Ora tutte le scienze economiche ormai affermano ( meno quelle dei suggeritori di Renzi) che l’aumento dell’occupazione, soprattutto in fasi recessive, non può che avvenire attraverso politiche di sostegno alla domanda aggregata E  i ceti ( marxianamente le classi) meno abbienti ( povere) sono quelle più propense al consumo rispetto a quelle più agiate( ricche ) più propense al risparmio o al massimo all'investimento In una fase di recessione e in questa che ormai è coniugata con una deflattiva il risparmio non aiuta ( anzi nelle banche di liquidità ve ne fin troppa) e gli investimenti in una fase di eccesso di produzione nessuno li fa

Sempre l'OCSE afferma che la crescente ed una eccessiva precarizzazione del lavoro ( e non ha nessuna importanza se vi sono 40 forme di contrattualizzazione della precarietà o uno solo generalizzato) , in effetti, è fra le cause della caduta dei consumi e della restrizione del credito

Vedendo la cosa dal punto di vista macroeconomico la flessibilità genera effetti negativi a lungo andare  per le aziende che vendono nel mercato interno. I bassi salari pagati a lavoratori con contratti a tempo determinato si associano a una bassa domanda di beni di consumo e, a seguire, a bassi ricavi e quindi di conseguenza una riduzione nella domanda di beni di investimenti riducendo in definitiva la domanda aggregata interna , quindi obsolescenza del capitale costante( tecnologie, macchinari, ecc ecc) e riduzione della produttività del lavoro ( questi dati sono presi dall'Unioncamere negli anni 2010-2012 e dall'ISTAT  negli anni 2009-2012)

Poiché la precarizzazione riduce i profitti per coloro che operano nel mercato interno ciò porta come conseguenza che queste imprese non possono offrire garanzie alle banche per ottenere finanziamenti , da qui il restringimento del credito o credit cranch come viene normalmente chiamato da chi se ne intende(  Su fonte Banca d’Italia, si registra che il tasso di variazione dei crediti concessi dalle banche italiane è passato dal 2.7% nel 2010 al – 2.5 di fine 2012. ) 
Ma questo non perché nelle banche ci sono vampiri o i banchieri son brutti sporchi e cattivi ( lo sono anche) Ma semplicemente perché fanno il loro sporco mestiere. 
Rientra nella logica di una economia di mercato, signori miei!  

Visto dal punto di vista microeconomico, nel breve periodo, la singola impresa ha interesse ad assumere con contratti precari, dal momento che, così facendo, comprime i costi e si attende un incremento dei profitti. La compressione dei costi deriva dal fatto che l’assunzione di lavoratori con contratti a tempo determinato si associa al pagamento di salari più bassi rispetto al caso di assunzioni a tempo indeterminato. Ciò per l’evidente ragione che, sussistendo una credibile minaccia di non rinnovo del contratto, il potere contrattuale del lavoratore che lo accetta è estremamente basso, e basse sono le retribuzioni 
E' questo allora il punto di vista del renziano Jobs Act?
Ma allora perché non dirlo esplicitamente e mascherare e camuffare la verità? E poiché che sia stupido ( lui e i suoi suggeritori) e non credo nemmeno che siano ignoranti o in mala fede allora uno delle due. 

O pensa di sopravvivere agevolando nel breve -brevissimo periodo le piccole imprese e singolarmente il singolo imprenditore( come se fossimo in una economia chiusa in se stessa e come se le azioni del singolo non avessero ripercussioni generalizzate ) E anche in questo caso sperando di raccogliere consensi dei singoli elettori ( prossimi venturi) 
 Oppure l'obbiettivo ( che è poi l'ideologia neoliberista e della Troika) è agevolare  le aziende che agiscono sul mercato estero agevolando l'esportazione e scoraggiando il mercato interno e quindi l'importazione  (meno salari meno richiesta di merci estere). Ma se tutti esportiamo chi importa? E a furia di abbassare i consumi interni e quindi i salari fino al limite della sopravvivenza ......

Ma farà gli interessi dei lavoratori e dei giovani?