21 gennaio 2014

Tre proposte un unico disegno. Ma a lui non ne può fregar de meno.


Tre le proposte di Renzi per completare il disegno (momentaneamente). Intanto comincio col dire che a Renzi delle tre proposte non ne può fregar de meno , nemmeno una e nemmeno il disegno generale, l'impianto che sta dietro. Se avesse avuto in mano e se lo Spirito del tempo, lo Zeitgeist di hegheliana memoria, tre proposte dal disegno comunista, o dall'impianto fascista , per lui sarebbe stato lo stesso. Lui è l'avanzo del berlusconismo, il lascito, il precipitato, di vent'anni di berlusconismo, fatto di egocentrismo, leaderismo, opportunismo e sopratutto di sete di potere.  E siamo al di la persino del craxismo, la dove era il potere al di sopra del fare da perseguire quale fine in sé
Il FARE come ideologia, e l'apparire. Cosa fare è ininfluente, come apparire è lo stesso, l'importate è che sia lui il soggetto dell'apparire e dell'essere. Con l'aggravante che per Berlusconi , i suoi beni, la sua roba era la causa , e il suo Ego la fenomenologia. Per Renzi causa ed fenomenologia coincidono!
Questo è il quadro del personaggio


E veniamo ad una delle sue(?) proposte! Il Titolo V della Costituzione. Apparentemente insignificante un che ci azzecca? In realtà indispensabile per il completamento del quadro. 
Appena una decina d'anni fa , siamo nel 2001 un altro campione della "sinistra" D'Alema , quando lo Spirito del Tempo era il federalismo, il decentramento, fu modificato quel capitolo della Costituzione che aveva retto per cinquant'anni. E fu modificato in tutta fretta con una solerzia inusitata e lo fu nel silenzio assoluto, di chi si sarebbe dovuto opporre , di chi per cultura, per origini, avrebbe dovuto avvertire che la fretta e sopratutto che la frammentarietà di quella modifica avrebbe portato ad attriti, contrasti con il resto dell'impianto istituzionale italiano. Ne è evidenza che le richieste di ricorsi alla giustizia si contano a vagonate, per evidente contrapposizione fra quelle modifiche e il resto della legislazione e norme in materia.
Ora si ritorna indietro, ma non per ripristinare e rendere omogeneo, questo con il resto, no ma per peggiorare questa volta in segno contrario. Là all'insegna del decentramento e del federalismo, qua all'insegna dell'accentramento e della democrazia autoritaria. 
La democrazia come fenomenologia e l'autoritarismo come fatto in sé
Questa modifica diventa necessaria per dar seguito all'abolizione del Senato come camera legislativa , ma solo come rappresentanza del localismo , la riduzione del numero dei parlamentari e rimane inalterata l'abolizione della rappresentanza del Parlamento attraverso la scelta degli stessi da parte dei cittadini e la sopravvivenza partitica solo ai grandi . Una sorta di eredità monarchica a due voci al massimo tre e per giunta omogenei fra loro. 

A fondamento c'è la logica che la dove è fatto divieto, non si opera per rientrare nella norma, ma si opera nel rendere lecito la dove vi è divieto.