23 maggio 2014

La fine della globalizzazione o l'inizio del bipolarismo integrato?


Non ho mai creduto alla Globalizzazione o alla nascita dell’Impero. Piuttosto vedevo le contraddizioni di questo paradigma nell’Internalizzazione del Capitale con la sua trasformazione nella Finanziarizzazione e quindi nell’accentramento dei poteri decisionali in piccoli simposi di “tecnici competenti” piuttosto che nella democratizzazione decisionale dell’assemblea popolare dei cittadini dei vari paesi nazionali.
E questo diventava , per me , sempre più evidente man mano che leggevo la geopolitica nella contrapposizione e nella dicotomia fra due poli sempre più tra di loro in contrapposizione. Se nel secolo scorso si poteva parlare del terzo o quarto mondo povero rispetto ai paesi ricchi occidentali e nella divisione del mondo politico tra il mondo capitalista e quello del socialismo reale, le carte man mano si sono mischiate  ma sul tavolino da gioco del mondo i giocatori sono ancora in due. Da un lato i cosi detti paesi BRICS sempre più espansivi e crescenti , sempre meno emergenti( come PIL e quindi come forza economica e di potenza invasiva) dall’altra i paesi occidentali, sempre più decadenti in termini produttivi, ma sempre più crescenti in termini di potere finanziario. Il mondo cioè e dal punto di vista della divisione internazionale del lavoro, ha visto il capitalismo finanziario da un lato e dall’altro il capitalismo produttivo. Un mondo, quindi, sempre più bipolare e internazionalizzato. Qui si distribuisce il plusvalore  attraverso la rappresentazione del valore nelle sue svariate trasfigurazioni e maschere ( swap, future, derivati e prodotti finanziari vari dove trovare la valorizzazione delle merci ecc ecc ) , plusvalore che altrove veniva prodotto e oggettivato nelle merci che invadono i mercati senza barriere e senza limiti. Internazionalizzato appunto.
Naturalmente questo non è l’atto finale, ma solo ultimo in ordine di tempo. E si arrivati ad oggi non con un solo passaggio, ma attraverso varie contraddizioni, passaggi intermedi, accelerazioni e brusche frenate che non sono certo finite, ma che lasciano intravvedere il possibile scenario futuro. Basti solo ricordare la nascita dell’Unione Europea nata in contrapposizione alla potenza commerciale USA e del Dollaro con la nascita dell’Euro. Moneta che era la papabile ad essere considerata come moneta internazionale in contrapposizione al dollaro. All’allargamento dell’Unione verso Est, lo spappolamento operato verso i paesi del Patto di Varsavia e l’allargamento della Nato iniziata con lo smembramento dell’allora Jugoslavia. Non sono da meno i  paesi dl Nord Africa terreno di scontro fra i due blocchi. Occidente da un lato e Russia e Cina dall’altro a spartirsi le aree di influenza e rompere lo status quo ante.  

E se da un lato si parla( vocifera più che altro)  del The Transatlantic Trade and Investment Partnership TTIP noto anche come il transatlantico zona di libero scambio , abbreviato come TAFTA patto economico commerciale fra Europa e USA per il libero scambio commerciale.
Non si conoscono i dettagli di questo patto, ma si sa che la Commissione Europea la sta mettendo a punto e non è una anomalia che in campagna elettorale per l’Europa di questo patto nessuno dei politici candidati ne abbia parlato( questo sempre più nell’ambito della concentrazione e della de-democratizzazione dei poteri di cui sopra) . Dalle indiscrezioni si vocifera dei limiti alle leggi che qualsiasi governo può passare a regolare o pubblicamente eseguire nei vari settori economici, in particolare assicurativo e bancario per favorire il libero commercio fra le due potenze economico. Tutto questo insieme alla decadenza politica  di quel “sogno” europeista che vedeva la contrapposizione contro lo strapotere americano disegna un futuro sempre più integrato fra questi ex blocchi con l’Europa sempre più assoggettata al potere soprattutto militare oltre che economico e politico. E all’interno dell’Europa i paesi PIGS e mediterranei sempre più vassalli dei paesi dell’Europa centrale prima fra tutti la Germania.

Dall’altro si è saputo da alcuni giorni del patto fra Russia e Cina che il clamore dei mass media ha ventilato come patto che interessa solo la vendita del gas, ma non è cosi. Di storico la vendita di gas non ha nulla visto che tratta di una quantità di gas annuo pari al consumo di circa la metà di quello che consuma l’Italia nel periodo di calo dovuto alla crisi  ( si parla di 38 miliardi di metri cubi di gas all'anno contro un consumo annuo italiano di 70 miliardi di metri cubi nel 2013) Di storico invece è l’aspetto nascosto o quasi dell’accordo trentennale. E cioè l’aspetto politico fra i due paesi  che prevede anche accordi bilaterali  di politica estera e di mutualità . E visti gli sviluppi del caso Ucraina e del tentativo di accerchiamento operato dagli USA e dall’Europa nei confronti della Russia questo accordo ha una valenza prospettica ( l’accordo ha visto una accelerazione , ultimamente, visto che se ne parlava da oltre un decennio) e una valenza che va oltre l’accordo energetico.
Quindi sempre più si delinea un quadro geopolitico che vede due aree  e nel mezzo i paesi poveri del pianeta fonte di sfruttamento e terreno di prova di muscoli fra le due.


A leggere i fatti si ha una lettura tutt’altro che delineata e soprattutto altro rispetto a quella che ci disegnano e ci affabulano ogni giorno. Il mondo non è e non sarà come quello che ci vogliono fra credere, ma soprattutto la crisi che ha dato i primi segnali visivi nel 2008, non terminerà con la sempre più ventilata e sempre più lontana “crescita”, ma disegna un mondo che mai sarà come quello di prima. .