24 maggio 2014

Sapete cos'è il TTIP? Ma non l'Isds


Beh io speravo che in questa campagna per il rinnovo del Parlamento Europeo si parlasse , almeno per slogan e almeno da parte dei candidati di quelle liste anti Euro , ( leggi lista per l’altra Europa). Del tema TTIP (Tran­sa­tlan­tic Trade and Invest­ment Part­ner­ship). E invece nulla di nulla.

E questo non è un tema di quelli che ci si può imbattere per caso navigando in rete, e non si trova certo fra le News di Google. O lo si cerca sapendo cosa cercare, oppure non lo si conosce. Ora penso , e ho fiducia che sia così, che molti se non tutti i candidati e/o politici italiani non sappiano bene cosa sia il TTIP, nemmeno , credo, i rappresentanti dell’uscente Parlamento Europeo. Si perché di questo trattato il Parlamento, nelle sue limitate funzioni, non ne è stato investito e la Commissione Europea , il vero domus ex machina del potere europeo, si è riservato di stipularlo solo dopo l’avvenuta rielezione del Parlamento, per non turbare il sereno clima pre- elettorale.
Insomma di cosa si tratta?
 Non è molto chiaro nei dettagli, nemmeno per me che ho passato giornate intere navigando in rete alla ricerca , naturalmente più sui siti internazionali che in quelli italioti. Il TTIP l'accordo inter commerciale, in discussione tra Usa e Ue, che faciliterà e regolamenterà lo scambio commerciale fra le due aree di mercato e che ci porterà alla completa liberalizzazione di commercio e investimenti. Insomma poiché la liberalizzazione dei mercati all’interno dell’Europa, la UE, ha avuto cosi tanto successo e ha comportato tanti benefici a centinaia di milioni di europei , ci si appresta a replicare in ambito più allargato ad estendere i benefici.
Naturalmente tra i tanti  che magnificano i vantaggi e benefici vi sono anche , pochi, detrattori. ( su questo sito si possono trovare qualche informazione http:// stop-ttip-italia.net )
Ma questa volta voglio soffermarmi non sui vantaggi e svantaggi dell’accordo in se. Che per me non ci sono dubbi, ma di una delle conseguenze e di ciò che comporterà l’accordo. Si tratta dell’istituzione di un tribunale che tutela solo i privati nelle dispute tra investitore estero e Stato. Si tratta dell Investor State Dispute Settlement (Isds) che detta cosi non ci fa ne caldo ne freddo. E’ una sorta di tribunale in cui le imprese private possono far causa agli Stati, che malauguratamente e dio non volesse mai, dovessero introdurre delle legislazioni con impatti negativi sugli investimenti realizzati e persino sui potenziali profitti futuri. Legislazioni in ambito ambientale, del diritto del lavoro, della tutela dei consumatori, sulla sicurezza . Qualcuno potrebbe pensare che tutto questo ha del fantascientifico e dell’assurdo in quanto limiterebbe l’autonomia dello Stato e la libertà democratica di legiferare ecc ecc , come si legge sui trattati politici di democrazia borghese.
Il colosso dell’energia Vattenfall ha chiesto alla Germania una compensazione di 3,5 miliardi di euro perché a seguito del disastro di Fukuhima, e sull’onda popolare, il Bundesbank decise l’uscita dal nucleare
La Philips Morris ha citato lo Stato dell’Australia perché aveva compromesso irragionevolmente il valore dei suoi investimenti e il pieno uso e il godimento del consumo e dell’uso di sigarette a seguito della nuova legge varato da quel parlamento “sovrano”, teso a limitare l’uso delle stesse a salvaguarda della salute dei cittadini.
Ma il bello è che questo “tribunale a senso unico” non è una anomalia, ma il “senso comune” per tutti i trattati e accordi commerciali di questo genere. Come nel caso del Nafta, siglato tra Canada, Usa e Messico. Grazie a questa clausola che Metalclad si è vista riconoscere un rimborso di oltre 15 milioni di dollari quando un Comune messicano ha revocato l’autorizzazione a costruire una discarica di rifiuti pericolosi sul proprio territorio;  e che la Lone Pine Resources ha chiesto 250 milioni di dollari al Canada a causa della moratoria approvata dal quel parlamento sulle attività di fracking.
Immagino cosa succederebbe se quel tribunale fosse già istituito, per quanto riguarda il caso No Tav!
Ma , al limite si potrebbe pensare, che bene sia che ci sia una sede giudiziaria deputata a dirimere i contenziosi di questa natura, meno bene e che solo le imprese che si sentono lese possono ricorre in questa sede non il singolo cittadino o intere popolazioni che si sentissero altrettanto lesi. A proposito di No TAV.


Qualcuno potrebbe pensare a una prevenzione di tipo  ideologico, un essere pre-venuti di tipo vetero comunista. Bene 
Ma se è una “prassi”, se è normale, se fosse solo una prevenzione a priori, perché non parlarne, anzi nascondere e soprattutto perché i candidati al Parlamento europeo non ne hanno parlato? Ma soprattutto perché rimandare la firma dell’accordo al dopo elezioni? Si dice  che quando si tace la verità o la si nasconde qualcosa di losco si nasconde.