13 agosto 2014

Perché saremo sempre peggio !


Che siamo precipitosamente scivolando verso la depressione ( economica, di quella esistenziale molti da molto la soffrono già) e verso la deflazione era cosa nota, prevista, inevitabile stando ai fondamentali dell’economia classica , ma solo oggi i mass media se e sono accorti e registrando che nelle dieci città italiane i prezzi stanno scivolando sotto lo zero. Una inevitabile strada in mancanza di strumenti atti a fronteggiarla.
Ma a prima vista potrebbe sembrare una cosa buona che i prezzi calano. Tempo addietro hanno tolto la  scala mobile a salari e stipendi per non far salire i prezzi troppo alti ( inflazione importata dal petrolio, anni 70) e i moderni craxini hanno tolto la scala mobile alle pensioni “ricche” (sopra i 2400 lordi ) per evitare che spendessero troppo. Ora si scopre che più diminuiscono i consumi, più si diminuisce la capacità di spesa (diminuzione a salari, stipendi e pensione - che altro non è che salario differito- più si va verso la depressione) E sono le rendite più basse che sono più propense al consumo. Le rendite e i profitti alti sono invece dediti al risparmio e all’investimento ( che in mancanza di previsione di profitto questo resta fermo come risparmio – all’estero-)
 
Non c’è domanda aggregata dei consumi , i magazzini si riempiono di merci, le industrie producono di meno , conseguenti licenziamenti e quindi meno propensione alla spesa e il circolo si chiude in una spirale sempre più chiusa il cui vertice è un buco nero.
Una conseguenza di ciò è la deflazione.
Ossia il commercio pur di smerciare e di svuotare i magazzini vende a margini di profitto minimo, fino ad arrivare a svuotare i magazzini sottocosto. Ma perché è un male? Perché in queste condizioni la propensione all’acquisto diminuisce. La gente procrastina le spese meno vitali in attesa che i prezzi diminuiscono maggiormente creando cosi dei vortici nella spirale già accennata. Chi ha risparmi se li tiene stretti stretti , più aspetta più il suo valore reale, non inflazionato, cresce.
Di fronte a un tale scenario si può uscirne attraverso le “medicine” proposte dai renzismo? Con 80 euro spot? ( la cui copertura nel 2015 come era anche questo scritto nel DEF si allontana sempre più) , con la precarizzazione sempre più massiccia e generalizzata del lavoro, con l’eliminazione del Senato e con l’oligarchia al potere?

Non occorre certo ricorrere e scomodare il borghese Keynes per sapere che solo incoraggiando la domanda aggregata si può stimolare i mercati. Se non c’è speranza di profitti l’imprenditore non investe foss’anche il costo del lavoro ridotto a zero, foss’anche la forza lavoro gratis. Ma la domanda aggregata si favorisce solo con grandi investimenti pubblici che possano fare da volano e da traino . Penso per esempio non a piccole riparazioni e tinteggiatura delle scuole ( come propaganda Renzi) , ma per esempio a costruzioni di nuovi edifici scolastici, magari costruiti con materiale leggero ( legno e prefabbricati, a prova di sisma e antitellurici) autosufficienti dal punto energetico con impianti fotovoltaici sui tetti estesi a tutti gli edifici pubblici. Penso alla ricostruzione dei territori a rischio sismico e idrogeologico , a sviluppo di tecnologie ecocompatibili e di risanamento e bonifica ecologica ( se solo si pensa all’ILVA di Taranto o alla Terra dei fuochi) .
Tutto questo è possibile con questo ceto politico? Con Renzi e le sue ragazze pon pon?
Tutto questo è consentito con i vincoli europei del Fiscal Compact, con gli accordi del Two e Six pack?  
Insomma ancora una volta non è questione dell’inevitabile crisi che ci capita fra capo e collo. Le soluzioni ci sono, sono alternative e partendo da un altro punto di vista. “We Can “ Si! ce la possiamo fare, ma solo ribaltando il tavolo e il gioco e ricominciando a ripensare a un nuovo modello di sviluppo e a nuove regole. Quando al tavolo ci sono i bari si smette di giocare e si gioca ad un altro gioco. E senza pensare con ciò di fare la rivoluzione , ma sempre restando con le compatibilità di una economia capitalistica.

Non ho mai creduto al sempre peggio sempre meglio!