27 ottobre 2014

Renzi rottama gli uomini, ma non la pratica

Tutti i finanziatori della Leopolda nei cda delle partecipate, su nomina di Renzi. E di per se questa è già una bella notizia. Si, non mi fraintendete. Lo dicevo nel senso che altro che rottamazione, rivoluzione , l’Italia svolta, e balle del genere e che qualcuno, forse qualche elettore del PD, ci ha creduto o ancora ci crede. Il PD , erede della Cosa, del Pds, del DS, ecc ecc cambia ancora pelle e nome e forse compie l’ultima trasformazione camaleontica per assumere la sua forma definitiva, dopo la scomparsa nella sua forma di partito diversamente coniugato.
Chiudono le sedi, i circoli, e sarà la Leopolda come nome e come DNA.  Ma non cambia, anzi si accentua ancora di più le caratteristiche del sistema partitico indipendentemente dai nomi e dalle forma che esso assume. L’invasione da parte del partito, quando c’era, ora del leader nelle istituzioni degli amici del presidente. E’ l’essenza propria del fare politica in Italia, possono cambiare nomi, sigle, facce, volti, sesso, ma costante rimane l’essenza del fare politica. Occupare le poltrone del comando , entrare nelle stanze dei bottoni da parte degli amici degli amici. Ed è talmente radicato, che è diventato “normale” questa mentalità. Un politico di opposta fazione commentando la “rivelazione” che tutti i finanziatori, al di sopra di 10.000 euro della Leopolda sono entrati nei cda delle partecipate, ha detto: “ Non mi scandalizzo di questo. E’ chiaro che se devo nominare qualcuno io nomino un amico piuttosto che uno che non conosco” ! E lo diceva con una naturalezza, quasi a dimostrare un “buon senso” popolare in quel che diceva!

D’altra parte nel mentre Berlinguer parlava di anomalia e di stortura del sistema italiano e richiamava alla “questione morale” dall’altro canto Craxi chiosava che se si vuol cambiare le cose occorre “prendere il potere”, “entrare nelle stanze dei bottoni”, “assaltare il palazzo d’inverno delle istituzioni”, “fare come fanno i democristiani, solo che lo facciamo noi” Ora non voglio, e ne avrei tutte le dimostrazioni, dire che lo faceva in malafede, diciamo pure che era una visione “riformista” e “pacifica” per un partito della “sinistra” di arrivare al potere per cambiare( anche lui), ma quel metodo è tanto piaciuto agli eredi della prima repubblica, che ne hanno fatto pratica ed essenza politica. Lo era anche nella pima repubblica, in verità, ma non era ancora stata teorizzata, era sistema, ma silenzioso. Con Craxi se ne fece filosofia ed essenza. In questo fu si rivoluzionario. Oggi chi potrebbe dire che quel che rimane di partito, meglio dire Assemblement del presidente, indipendentemente da chi assume il ruolo di presidente , ha un compito assegnato dalla Costituzione altro che nominare burocrati o uomini di potere all’interno delle istituzioni? Quel che i radicali negli anni 80 chiamavano “partitocrazia” ha oggi assunto un ruolo che travalica le stesse loro visioni “apocalittiche”


Non è questione di cacciare questi per mettere altri, è questione culturale a partire da noi stessi! Se non ci scandalizziamo, se non ci incazziamo se lo reputiamo “normale” che sia il “presidente” di turno a fare nomine nelle istituzioni, nelle ASL, nei consigli di amministrazione, nelle partecipate, negli ospedali,  e promuovere burocrati e alti funzionari dello Stato , tutti i cambiamenti si risolveranno solo in un cambio di casacche. Non può più essere il voto lo strumento del cambiamento, ma solo un cambio culturale a partire da noi.. !