2 novembre 2014

Questo il governo del fare


Non c’è dubbio che quel che appare all’opinione pubblica è il “dinamismo” del presidente del Consiglio ( sono stanco di utilizzare termini anglosassoni, quando abbiamo termini che indicano esattamente le cose a cui si fa riferimento). Ma soprattutto il suo apparire, dire e mostrare. Dai social forum alle TV . E indubbiamente il dire è mooolto superiore al fare.
Qualche dato per non sembrare che la mia sia solo idea preconcetta?


Nei primi otto mesi 46 sono stati provvedimenti pubblicati in Gazzetta ufficiale e quindi divenuti legge . Ne mancano altri 242 che ancora  oggi mancano all’appello. Erano 133 a giugno, 140 a luglio, 171 ad agosto. Di quei 46 ben 30 sono inapplicabili perché mancano ancora i decreti attuativi che possano far diventare esecutivi quei provvedimenti.
Questo governo possiede di fatto una maggioranza bulgara sia al Senato meno alla Camera. Con il patto del Nazareno non vi è decreto ministeriale che non sia appoggiato dalle truppe di Berlusconi, sia direttamente con il voto favorevole, sia indirettamente attraverso assenze, voti astenuti, e trucchetti vari.
Questo non ha impedito un altro dato che la dice lunga.
La richiesta del voto di fiducia e senza che vi sia stato una apertura al dibattito parlamentare. Anche attraverso ricorso a norme e pratiche (Canguro, Gigliottina ecc. ecc. )   poco usuali e bel al di la della loro applicabilità e legittimità formale. ( La Gigliottina , per esempio, prevista nei regolamenti del Senato, ma non alla Camera ,  è stata utilizzata lo stesso dalla Boldrini in maniera truffaldina)

In 8 mesi di governo ha chiesto la fiducia 12 volte alla Camera e 12 volte al Senato (http://www.camera.it/leg17/557?fiducia=3) Il 22febbrario c’è stato l’insediamento e il  26 marzo viene posta la questione di fiducia dal Ministro per i rapporti con il Parlamento Boschi sull'approvazione, senza subemendamenti né articoli aggiuntivi.
Un record raggiunto dal Governo Renzi.
Questo si è il fare ma che fare!

Per il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi è una strada obbligata ed è «colpa del bicameralismo».
Per Renzi la colpa è di chi «vuole trasformare il Parlamento in un set cinematografico», leggi Movimento 5 stelle. Per l’opposizione, della fretta e della politica degli annunci che rende confusi i provvedimenti. 
Ognuno dice la sua, ma nessuno dice la verità

La realtà, a mio parere, è quello di troncare qualsiasi discussione e quindi la possibilità di apportare modifiche ed emendamenti al testo presentato dal governo. Un vero e proprio scorporo dei poteri costituzionali Il Parlamento esautorato dalla sua funzione legislativa che deve essere garantita anche in presenza di decreti legge e ridotto a solo camera di vidimazione delle volontà del governo. Un esempio classico e l’attuale disegno di legge denominato Jobs Act sulla quale si pone la questione di fiducia.  
Ma già il disegno di legge è un atto di fiducia che il Parlamento pone al governo affinché legiferare su una materia i cui paletti e confini sono posti dal Parlamento attraverso la discussione in aula. Ma questa discussione viene ad essere vietata ponendo l’ulteriore questione di fiducia. E il Governo che si dà da solo ampio mandato.
E questa impressione, che non è solo impressione, si evince dando uno sguardo disincantato e fuori dagli schemi propagandistici , senza retorica per il passato, senza nostalgie per la repubblica che fu. Il potere esecutivo è sempre più accentratore di un potere omnicomprensivo, un governo del presidente , che fa, per il periodo in carica, senza possibilità di controllo e di vigilanza da parte degli altri poteri costituzionali. Che è il fondamento di una Costituzione ispirata ai modelli di una democratica liberal borghese

Ora senza mettere in discussione la più o meno validità di questo schema istituzionale, il “male” è che questo è avvenuto e sta avvenendo in maniera silente, strisciante senza che vi sia stato un dibattito, una discussione, una volontà chiaramente espressa dal “popolo sovrano” La Costituzione la si può cambiare e l’impianto istituzionale anche, ma due possono essere i metodi “legittimi”. O attraverso una rivoluzione; la nuova classe prende il potere e stabilisce le nuove regole O attraverso un referendum popolare in cui si mette in discussione l’intero impianto. In Francia quando si passo dalla IV alla quinta repubblica, il generale De Gaulle pose a legittimazione un voto referendario.  La nuova Costituzione fu approvata con il 79,25% di voti favorevoli nella Francia Metropolitana il 28 settembre del 1959 E ci fu il passaggio ad una repubblica presidenziale.

In Italia si è scelta la via piduista. Piano piano, dolce dolce, un passo qua e un passo la, uno in avanti ed uno indietro, prima il federalismo, poi il centralismo statalista, tutto il potere al popolo sovrano e si smantellano le occasioni e i luoghi dove esprimere con il voto questo potere,  non più rappresentanti del popolo, ma solo fiduciari di una oligarchia presidenzialista medievale , nominati da vassalli, valvassori. Da istituzioni figlie di una democrazia borghese e liberali ad un potere presidenzialista medievale. E fosse “illuminato” o “efficiente”!. Nemmeno a quello ci possiamo aggrappare!