2 novembre 2014

IO SO, TU SAI, EGLI SA. NOI NON SAPPIAMO MAI TUTTA LA VERITÀ. IL VERBO SAPERE È UN VERBO IRREGOLARE


"Il giudice penale deve accertare se vi sono prove sufficienti di responsabilità individuali e in caso contrario deve assolvere."
Stronzate!. 
Questi teoremi di principio li tirano fuori solo e quando fa comodo loro. Quante volte hanno condannato senza uno straccio di prova , e solo per convincimento e naturalmente quando si trattata di punire e reprimere il disagio sociale? Vogliamo parlare di quel giovane accusato di saccheggio e devastazione solo perché una foto lo ritraeva davanti al gippone della polizia incendiato che rideva? Dov'erano le prove che l'incendio l'aveva provocato lui o che avesse partecipato all’incendio? C’era il convincimento.
E non c'è convincimento nel fatto che un giovane arrestato e quindi nelle mani dello Stato è morto dopo una settimana e il suo corpo era pieno di ecchimosi? Certo la perizia diceva che è morto per arresto cardiaco. Ma non esiste la morte per pugno in faccia, ma per le conseguenze che quel pugno provoca. Ma la responsabilità non è solo dei giudici. Prendersela solo con loro è come cercare il capro espiatorio. La responsabilità è dello Stato Di quell’apparato quell’organismo in osmosi fatto di funzionari, burocrati forze repressive che è stato costruito in questi anni per difendere se stesso i propri privilegi, che non accetta la messa in discussione, che vive di vita propria e che altra cosa rispetto alla società. Ma al contempo, come una sanguisuga, vive succhiando la linfa vitale per la propria esistenza dalla società. A nessuno è consentito mettere sotto processo lo Stato, a nessuno è consentito dissentire o puntare solo un dito. Sono stati picchiati gli operai della AST? Nessuno ha dato l’ordine, nessuno voleva, è stato un equivoco. Ma ci sono stati o no le manganellate? A questo punto non si sa!

La verità giuridica su Cucchi non arriverà mai, come mai è arrivata per le stragi di Stato, Piazza Fontana, la strage di Brescia, Ustica come mai è arrivata pienamente per gli altri incappati nelle grinfie degli apparati repressivi dello Stato a partire dall’omicidio Pinelli. 
E quando qualcosa riesca a sfuggire vedi caso della caserma Diaz o dell'omocidio di Aldovrandi , arriva la condanna ma per poche "vittime" sacrificali pienamente però redenti e onorificate. Come quando viene arrestato, per accidente, qualcuno della Mafia. Acquista un merito ed un motivo di vanto all'uscita dal carcere. 
Mille depistaggi, mille omissis, mille reticenze, i vari non lo so , io non ricordo, è passato troppo tempo, “ a mia insaputa” il tempo passa, i ricordi sbiadiscono e tutto diventa uno stanco rito . Processi controprocessi, assoluzioni, condanne, controassoluzioni, corsi e ricorsi di quel percorso tante volte fatto nell’affannosa ricerca della verità di Stato. FA bene Ilaria a non demordere, fa bene a continuare la sua battaglia che deve diventare la nostra battaglia, la battaglia di chi non si vuole arrendere anche se si è convinti che è una battaglia persa, ma fa fatta in ogni caso. Perché se anche la verità di Stato non verrà mai a galla, rimarrà la verità che passerà alla Storia, scritta in maniera indelebile da un volto tumefatto di un giovane entrato vivo e dopo una settimana trovato morto ammazzato