11 aprile 2015

I dati al di la delle parole


Si fa sempre più frenetica e mistificante la campagna pro Jobs Act , man mano che i dati, seppur parziali e poco significativa in termini statistici, ma pur sempre indicativi della tendenza , indicano appunto, quel che era inevitabile aspettarsi, in mancanza di altre variabili economiche sistemiche. Ovvero, stando la situazione dei parametri macro economici (deflazione, recessione, livello di disoccupazione e di lavoratori inattivi, livello di consumi interni, rapporto import/export, livello ci crescite e rapporto fra nuove imprese e imprese che falliscono o chiudono l'attività) , l'introduzione del contratto a tutele crescenti non poteva che portare a tali risultati.
E vediamo questi dati riportati dallo stesso quotidiano padronale della confindustria. 




A gennaio e a febbraio i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono aumentati del 20,7% rispetto ai primi due mesi del 2014. È cresciuta anche la quota di lavoro stabile sul totale (dal 37,1% al 41,6%) ma diminuiscono le conversioni a tempo indeterminato di rapporti a termine (-11,2%). 

Il che significa in soldoni che era prevedibile l'aumento del nuovo contratto di precariato, vista gli incentivi elargiti dalle casse pubbliche ( 24 mila euro in tre anni e sgravio dei contributi INPS) , ma questi non sono nuovi posti di lavoro , ma solo passaggio da una vecchia forma di contratto precariato( gli altri 46 in essere)  al  nuovo ( il 47°). Infatti  

Nei primi due mesi dell’anno sono stati attivati 307.582 contratti a tempo indeterminato mentre sono state 78.287 le trasformazioni di contratti a termine. Diminuiscono i contratti a termine (-7%) e in apprendistato (-11,3%) rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, portando di dell'anno scorso, portando di fatto a zero la variazione dell'occupazione sul 2014

L'articolista non può fare a meno di rilevare il dato statistico fornito dall'INPS che indica che anche il boom della nuova forma di contratto precario fresco fresco approvato  abbia subito  un fermo nei primi mesi del 2015

Se si considerano anche gli apprendisti “trasformati” in tempo indeterminato sono 403.386 i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel primo bimestre dell’anno (+12,3% sui primi due mesi 2014). Ma, secondo la tabella diffusa dall’Inps, i rapporti di lavoro attivati in tutto nei primi due mesi del 2015 sono stati 968.883, appena 13 in più rispetto ai 968.870 dei primi due mesi del 2014 (con una variazione pari a zero). Se infatti sono aumentate in modo consistente le nuove assunzioni a tempo indeterminato (+20,7%) e le conversioni di contratto di apprendista (+7,4%) sono diminuite sia le trasformazioni di rapporti a termine (-11,2%) sia le assunzioni a termine (-7%), sia i nuovi 

Non solo, quindi, nessun posto di lavoro in più, nessun precario in più assunto, ma anche le retribuzioni non hanno subito incrementi, nonostante che al datore di lavoro siano entrati sostanziali finanziamenti e risparmi sul costo del lavoro. Tutto è finito come profitto e al massimo come risparmio sulle spese, ma neppure un euro ai lavoratori. 

Questo vuol dire che i padroni siano brutti, sporchi, cattivi, assetati di sangue umano ( dei lavoratori)? 
Sciocco e fuorviante sarebbe pensarlo.
Certo ve ne sono di questi, ma è una categoria che riguarda la moralità e l'animo umano. E per una indagine che sia materialista e non ideologica questo aspetto esula dall'indagine.

Si tratta solo di interessi in campo. Se all'indagine si associa anche un altro dato e che riguarda quale imprese stanno utilizzando questa nuova forma di precariato ci si accorge che sono per il 89% piccole e medie imprese. Vedi caso proprio quella fascia di imprenditorialità più colpita dalla crisi sistemica del sistema. Sono imprese che hanno come mercato quello interno il più colpito dalla riduzione dei consumi, che hanno visto quindi il loro fatturato ridursi drasticamente , quindi contemporaneamente aumentare la pressione fiscale (che non è la quantità di tasse, ma quanto queste pesano sul fatturato. Questo semplice concetto economico occorrerebbe spiegarlo a Renzi E questo non vale solo per le imprese , ma anche sul singolo cittadino) 
All'imprenditore non resta che approfittare di tutte le occasioni che gli si presentano, altrimenti non farebbe bene il suo mestiere, e il Jobs Act è  una occasione d'oro. Perché non approfittarne visto che è tutto legalizzato? 
Il che in una economia capitalista è quasi normale che ciò accada. La classe dominate deve favorire i suoi camerati e la sua classe. E non stupisce nemmeno che i mass media amplificano e diffondono i dati propagandistici.
Quel che invece è necessario è che non ci beviamo il cervello, e che i dati devono essere letti per quel che dicono senza le mistificazioni e le mezze verità della propaganda e senza voli pindarici e ideologizzanti della propaganda