4 maggio 2015

Il buco o il bloc nero?


Ma siamo sicuri che il massimo che cercano i sedicenti black bloc è che vogliono attirare l’attenzione mediatica? Per attirare l’attenzione sul tema oggetto della manifestazione?
Siamo sicuri che secondo le teorizzazioni tipiche degli anarchici l’azione violenta , il tanto peggio tanto meglio sia la loro strategia?
Siamo sicuri che i sedicenti black bloc abbiano una strategia comune e una finalità come obbiettivo finale?
Siamo sicuri che gli aderenti dei black bloc siano realmente un blocco unito e compatto sul piano emotivo e di scopi?


Io non ne sono tanto sicuro anzi! Sono convinto del contrario!
Intanto tutte le domande che mi sono posto e che , “sorgono spontanee” presuppongono che il “blocco” sia monolitico, che vi sia una regia, menti che vibrano all’unisono per raggiungere un piano preordinato seguendo tattiche secondo una strategia.
Io credo invece che siano una “moltitudine” Ma non nella definizione data da Spinoza e fatta moderna per primo da Virno “Moltitudine è la forma di esistenza sociale e politica dei molti in quanto molti: forma permanente, non episodica o interstiziale”. Ma più semplicemente di individualità sparse e variegate assiemate da eventi temporali e spaziali e accomunati da comune finalità di immediatezza al contempo spaziali e temporali.
Ai singoli non ne può fregar de meno la notorietà o la massmedianità, ma è il “gesto” , l’azione violenta  il movimento, l'azione, il gesto violento, contro le “cose simbolo” della loro estraneità al contesto che è insieme tattica e strategia.  L’oggetto, il tema dell’evento sia esso la fame, la precarietà, la pace, contro la violenza, il singolo provvedimento governativo etc etc è solo un particolare, un accezione, un casus belli per  la esecuzione del “gesto”
Se si ha a mente questo si capisce che se il loro “gesto” riceve consenso o no, se suscita approvazione o riprovazione non ne può fregar de meno. Anzi più è la repulsione verso il loro “gesto” più esaltante sarà la riproposizione al prossimo evento.
Esempi sono che gli stesse ritualità, lo stesso simbolismo, gestualità  è riproposto sia che essi siano Ultras del tifo che black boc. Del derby o della Roma o del Napoli non gle ne può fregar de meno.  E nemmeno che lo scontro sia contro le “forze dell’ordine” o contro l’altra tifoseria avversa. E l’esaltazione del gesto violento che è il fulcro.
Altro esempio simbolico , al di là dell’effettiva partecipazione è quel giovane preso a caldo dalla tv.
"È giusto distruggere durante la protesta, mi diverto" E’ esaltante”. Questo al di fuori del personaggio e del suo repentino dietro front se abbia o meno partecipato al gesto. E’ uno spaccato di quel che sto affermando.
 E se proprio vogliamo spingerci oltre tutto questo trova il suo giustappunto in quel che ha affermato quel poliziotto ( anche qui dopo rimangiatosi o almeno ridimensionato)  riguarda  a ciò che compirono i giovani poliziotti a Genova 2011. “Lo rifarei altre cento volte.” L’adrenalina dello scontro, della violenza dello scontro e del sangue.
Chi è il buono e chi il cattivo non importa non ha valore . Dov’è la legge e dove l’illegalità è inessenziale.

Se proprio vogliamo dare dignità a questo atteggiamento dobbiamo risalire al futurismo, ma nella sua forma di anomia
E’ lo stato d'animo generale di disperazione e di una inutile percezione dell'esistenza; che non ci sono necessariamente norme, regole o leggi. Ma solo violenza contro la loro esistenza e contro il loro “stato”
Da dove derivi questo passaggio dell’ ”essere” è facile immaginarlo se si pensa che la maggior parte dei partecipanti è giovane, precario, disoccupato, magari studente senza prospettive, lavoratore il cui salario basta al massimo per qualche “birretta” il sabato sera o qualche canna per sballarsi. E dall’altro stare sempre sulla barricata, 10, 12 ore in attesa dello scontro, magari impasticcati per reggere lo stress e l’ansia che mettono i capimanipoli che li esaltano da un lato e il rischio dall’altro.  

Se è vero questo, come penso che sia reale allora è da qui che occorre partire per capire che è facile che qualcuno di questi dei black bloc possa essere un “infiltrato” Ma non nel senso classico dato storicamente; del traditore, del doppio giochista, oppure del questurino alla Serpico che si “infiltra” e si fa passare per uno di loro.  Ma nel senso che la finalità fra l’”infiltrato” e le forze che lo utilizzano, che lo strumentalizzano  coincidono, anche se per scopi diversi: l’azione violenta . Per quello è insito nella sua azione negli altri è finalizzata ad altre strategia di più ampio respiro.


E risulta altrettanto chiaro che la repressione la cui messa in campo è proprio lo scopo finale degli strumentalizzatori, ammesso che sia efficiente e quindi controproducente per gli strumentalizzatori se rivolta contro gli strumentalizzati Come è chiaro che l’atteggiamento di vasti settori dei cosidetti “antagonisti” del “compagno che sbaglia” o della loro “criminalizzazione” non risolve il problema, ne lo sfiora nemmeno approssimativamente. Perché si vorrebbe arrivare “al che fare” prima ancora  di aver capito su qual è la sostanza al di la della fenomenologia.