8 marzo 2016

Altro che mimose e frasi di circostanza


Mi ero ripromesso che l'8 Marzo non mi sarei accodato al coro melenso dei festeggiamenti delle donne. Ma non ce l'ho fatta. Lo ammetto.
Quello che mi ha fatto cadere le difese è stato una immagine delle donne Kurde. Le donne combattenti quelle coraggiose donne Kurde appartengono alle Women’s Protection Units delle forze di autodifesa dal Partito di Unione Democratica (PYD), che ha instaurato un governo autonomo nel Rojava (o Kurdistan occidentale siriano), una forza politica di sinistra insieme al Partîya Karkerén Kurdîstan (PKK – Partito dei Lavoratori del Kurdistan), dichiarato organizzazione terroristica dalla Nato, dagli Usa e dall’Italia. quelle donne che difendono la democrazia e la libertà di fronte ai tagliagole fascisti dello Stato Islamico (Daesh in arabo) Hanno sulle divise la stella rossa comunista e che a fianco a loro ci sono i guerriglieri del PKK infiltratisi in Siria, mentre la Turchia (Paese Nato) impedisce ai kurdi di andare a dar manforte alle loro compagne e compagni assediati dagli islamisti tagliagole e misogini dell’Isis.
Noi invece mandiamo in Libia le truppe  surrettiziamente inviate per combattere il terrorismo in realtà per stabilizzare quello Stato , dividerlo a seconda delle sfere d'influenza: la Francia il guardiano del Sahel nel Fezzan, la Gran Bretagna quello della Cirenaica, tenendo a bada le ambizioni dell’Egitto, e l’Italia quello della Tripolitania. Agli americani la supervisione strategica. 
Se si volesse veramente combattere il terrorismo e lo Stato terroristico instaurato dall'ISIS (creato e sostenuto dall'occidente occultamente) è nel Kurdistan che occorrerebbe inviare aiuti sia militari che alimentarti e sanitari.  
La comandante dell’unità protezione delle donne del YPJ di Kobane, Meysa Ebdo, ha detto che «L’Isis sta cercando di massacrare i civili nella regione e il mondo intero sta guardando», 

Questa coraggiosa comandante di un battaglione di eroiche donne musulmane e di altre religioni racconta cosa sta succedendo nella fascia di territorio kurdo che divide la Turchia dal proclamato Stato Islamico: «Molti dei nostri amici, maschi e femmine, sono stati martirizzati mentre resistevano contro questi attacchi. Attualmente, migliaia di nostri combattenti sono nei campi di battaglia dove fanno storia. Abbiamo evacuato i civili dai villaggi che erano sotto attacco. Chiunque sia abbastanza in forma per portare armi lo ha fatto per proteggere le nostre case e terre. Tutti dovrebbero sapere che non permetteremo a queste bande di avere successo. Chiunque sia dietro queste bande, qualsiasi arma tecnologica possiedano, non ci riusciranno. Da qui in poi, nessuno può far fare un passo indietro al popolo kurdo».
Aiutare queste donne combattenti per la libertà e contro il terrorismo , ecco il miglio modo di festeggiare il giorno delle donne.
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