25 dicembre 2008

Sì al taglio della diossina ma l'emergenza ambiente c'è

Fonte: Repubblica
- È stato finalmente approvato il decreto regionale sui limiti alla emissione di diossina da parte dell´industria. Si dice che ne patirà soprattutto l´Ilva e che ne godrà soprattutto la città di Taranto.
Sarà una bella e agognata vittoria, non c´è che dire, dopo tanto tempo. Sarà una vittoria di Pirro, dicono in verità alcuni, soprattutto dal punto di vista economico, in assenza di una visione di sviluppo alternativa alla monoindustria. La quale, peraltro, già pensa a scappatoie derogative col beneplacito magari dei "grandi pensatori" governativi, quegli stessi che per trenta denari oggi tentano di svendere il nostro ambiente in sede UE. E come non credergli?
Ma pur non credendogli, sarà comunque una falsa vittoria anche dal punto di vista del nostro ambiente. Un ambiente il cui suolo e sottosuolo resteranno contaminati per decenni, senza uno straccio di piano che ne riavvii, pur molto difficoltosamente (vedi la celebre pluridecennale esperienza della Ruhr) un uso profittevole per la collettività.
Un ambiente marino e sottomarino che resterà dilaniato dalle speculazioni portuali, industriali, militari, le cui estemporanee ipotesi di bonifica (leggi: dragaggi) sono rimedi distruttivi peggiori del male. Un ambiente minacciato dalla speculazione energetica di raffinerie e rigassificatori, dalle acque imputridite di una città multiformemente abusiva, dai fumi di traffici veicolari lasciati concentrare in un fazzoletto di terra urbana senza un briciolo di programmazione infrastrutturale.
Come le migliaia di auto ferme in surreali chilometrici serpenti inquinanti davanti ai perpetui lavori ai ponti cittadini. Un ambiente sociale che resterà sconvolto dalla piaga occupazionale, in scientifica latitanza di strategie pubbliche di sviluppo locale, i cui segni sono stampati nella costante emorragia demografica degli ultimi decenni. Un ambiente molte, troppe volte valorizzato attraverso preziosi studi, ricerche, pubblicazioni, convegni, seminari, ma che resta ancora e sempre orfano di strategie di reale implementazione, per mero bieco malgoverno.
E poi i bambini. Potremo forse dirci in generale più tranquilli sulla salute dei futuri bambini di Taranto, al riparo dai subdoli effluvi della diossina. Ma quale ambiente troveranno quelle future generazioni non dipende dalle scomposte reazioni all´industria che hanno portato a questa pur importante acquisizione dopo cinquant´anni di sfaceli.
Un misto di stigma, di trascuratezza dell´ecosistema urbano, di degrado socioeconomico delle famiglie, di disaffezione e paura è ben percepibile negli studi, nelle indagini e nei dossier che in questi ultimi anni ci hanno presentato i media e le associazioni ambientali. Per molti dei quali, peraltro, Taranto si colloca ai primi posti nazionali per disinteresse verso politiche per i minori (vedi per esempio il dossier "Ecosistema Bambino 2008" di Legambiente). Lo scenario che questi futuri cittadini prefigurano e temono oggi costituirà l´ambiente che già oggi vogliono evitare: il tenue filo dell´amore per una terra maligna non basterà a trattenere i loro fecondi cervelli in fuga. In fuga con le ultime colpevoli speranze della città (ma forse è giusto così).