19 gennaio 2009

E' l'Ilva di Taranto l'azienda più nociva


ROMA - E' l'acciaieria Ilva di Taranto, ad aggiudicarsi la maglia nera del complesso industriale più inquinante d’Italia. Si piazza infatti al primo posto in ben 10 delle 14 classifiche stilate da Legambiente nel dossier «Mal'aria industriale», presentato dall’associazione oggi a Taranto, dando il via alla consueta campagna sulla qualità dell’aria, questa volta dedicata all’inquinamento da attività produttive.

Il quadro si basa sull'inventario nazionale delle emissioni curato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) relativi al 2006.

Lo stabilimento siderurgico tarantino ha scaricato in atmosfera 32 tonnellate di Idrocarburi policiclici aromatici (95% del totale nazionale) e 92 grammi di diossine e furani (pari al 92% del totale), oltre a 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%).

Ci sono poi 540mila tonnellate di monossido di carbonio (80% del totale). Nel mirino anche le aree industriali di Porto Marghera e Augusta – Priolo – Melilli (Siracusa), rispettivamente con 4 e 6 impianti. Nel primo caso ci sono la raffineria Eni, la Simar Spa, gli stabilimenti Syndial e la Ineos Vinyls a Marghera. A Priolo invece le centrali Erg, la raffineria Esso, gli stabilimenti Syndial, la centrale Isab Energy, la raffineria Erg e il petrolchimico Polimeri Europa.

«All’industria italiana – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – chiediamo il coraggio e la lungimiranza necessari a fronteggiare la crisi economica e finanziaria mondiale, investendo in prodotti innovativi, attraverso l’ammodernamento e la messa in sicurezza degli impianti e la riconversione dei cicli produttivi più obsoleti».

L’Ilva ha presentato la richiesta di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che dovrà essere rilasciata entro il 31 marzo 2009. E l’auspicio di Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente è che il governo indirizzi «gli investimenti dell’Ilva, in tempi certi e brevi, verso quelle tecnologie che adeguerebbero lo stabilimento ai migliori standard europei».

Lenzuola bianche ai balconi

Tra un mese saranno consegnate al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, le lenzuola bianche che oggi sono state esposte ai balconi del rione Tamburi di Taranto, la città catalogata da Legambiente come la più inquinata d’Italia. Su ogni lenzuolo – è stato spiegato in occasione della presentazione del dossier Mal'aria industriale – c'è la scritta 'No allo smog'. In tal modo il ministro potrà «valutare di persona la qualità dell’aria che respirano ogni giorno i tarantini».

Vendola: «Taranto è l'emblema della sofferenza del Sud»

«Taranto è uno degli emblemi della sofferenza del sud, di una storia anche di violazione del diritto alla vita». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, intervistato nel pomeriggio nel corso della trasmissione della Tgr, Ambiente Italia, trasmessa in diretta da Taranto.

«Taranto – ha aggiunto – ha diritto a un risarcimento. Il primo provvedimento che ho firmato quando sono diventato presidente della Regione ha riguardato l’amianto, la storia di una delle bomboniere d’amianto della vicenda industriale italiana, la Fibronit di Bari. Si è trattato di metterla in sepoltura, in sicurezza, e di fare un parco in quella che fu la fabbrica della morte».

«Centinaia sono stati lì, come a Taranto – ha continuato Vendola – i cittadini che hanno conosciuto la parola asbestosi o che hanno conosciuto il calvario del mesotelioma pleurico». «Quella – ha concluso – è la morte distillata nel tempo. Poi c'è la morte delle cattive condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e anche su questo piano l’Ilva, purtroppo, ha dato un terribile contributo».

«La legge sulle diossine parla del futuro, prova a impedire i veleni che verranno. Ma la città di Taranto ha un problema che è il passato: sono i veleni che si sono accumulati per decenni», ha spiegato poi Vendola, «Dobbiamo fare la bonifica integrale dei siti inquinati di interesse nazionale; bisogna perimetrale 100-150 chilometri quadrati di territorio, procedere alle caratterizzazioni e mettere i quattrini per le bonifiche».

Vendola ha sottolineato che «i bambini si ammalano non per la diossina che viene sputata oggi ma per quella che è stata sputata 30-40 anni fa e che si è accumulata sui terreni». «Non stiamo chiedendo un grande sacrificio a Riva (il patron dell’Ilva ndr) – ha concluso il presidente della Regione Puglia - ma una piccola restituzione di ciò che ha tolto a questa città».

Losappio: L'Ilva deve adeguarsi alla legge sulle diossine

«L'Ilva deve adeguarsi alla legge regionale sulle diossine e utilizzare tutte le tecnologie disponibili per ridurre drasticamente l’inquinamento. Non possiamo cedere al ricatto occupazionale».

Lo ha detto l'assessore regionale pugliese all’Ambiente, Michele Losappio, a margine della presentazione del dossier di Legambiente sull'inquinamento industriale. «Questo – ha aggiunto – è un momento particolare, non il tradizionale momento di disperazione di questa terra, come negli anni precedenti quando era una protesta disperata e inascoltata sui danni alla salute, sui danni al territorio, sulla vita quotidiana. Questa volta c'è una specie di promemoria che viene aperto sia agli amministratori sia alla società sia agli organi di informazione sia al governo centrale».

«La situazione ambientale a Taranto – ha concluso Losappio – è critica. Alcune decisioni sono state prese, alcuni provvedimenti sono in corso, come l’autorizzazione integrata ambientale. La legge sulle diossine è varata, continuiamo, acceleriamo e facciamo in modo che in un tempo ragionevole si possano anche aprire queste finestre delle case del quartiere Tamburi di Taranto».



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