15 marzo 2009

Ma cosa comporta veramente questa crisi......



Qualcuno, molti, ancora pochi, pensano alla sola politica di tipo keynesiano, cioè dare slancio alla domanda attraverso interventi pubblici come l'unica che può dare insieme modernità al paese e nello stesso tempo mettere in moto il meccanismo del capitale investito nella produzione che genera altro capitale da reinvestire. Cioè la controreazione di tipo positivo. Questo è la forza e nello stesso tempo la rovina del capitalismo . In momenti di sviluppo il capitale investito produce altro capitale che viene reinvestito in una sequenza virtuosa per il capitale stesso. Il capitale è remunerativo e il credito viene concesso facilmente. Ma in momenti di crisi è la stessa dinamica che ha provocato la crisi che ri-produce altra crisi. Il credito si ferma perché il capitale non è remunerativo ed è ad alto rischio e quindi la produzione si ferma. Questa porta altra crisi che alimenta la non remunerazione del capitale . Credit crunch , la chiamano quelli che se ne intendono. Le politiche keynesiane tendono ad uscire da questa spirale intervenendo nel mercato con iniezioni di fiducia immettendo direttamente credito attraverso opere di pubblica utilità e quindi tentando di rimettere in moto il meccanismo di controreazione di tipo positivo. Così si è fatto fino ad oggi , in tutte le cicliche crisi del capitalismo fin all'indomani della sua nascita. Oggi non è più possibile ciò. Questo meccanismo non funziona più come prima perché è entrato in ballo un altro elemento. La saturazione delle risorse di GEO e al contempo la saturazione della capacità di smaltimento dell'eccedenza e delle scorie del meccanismo produzione-consumo. I meccanismi keynesiani non sono adatti a risolvere una crisi così epocale che investe non solo il capitale produttivo, ma in maniera massiccia il capitale finanziario coinvolgendo, mai come oggi, tutto il globo, insieme abbracciati in un dead-lock , in un abbraccio mortale tutta l'umanità. Allora mentre Keynes ed i suoi epigoni pensavano ad un intervento a carattere nazionale per crisi nazionali, attraverso un governo nazionale , oggi dovremmo pensare a meccanismi di tipo globale concertati e sincronizzati a livello planetario perché finanche fosse possibile , come sta tentando Obama, e non certo l'Europa e men che meno l'Italia, politiche drogate di sostegno della domanda queste verrebbero immediatamente soffocate dalle banche che hanno sete e fame di rientrare e recuperare i titoli tossici di cui sono impregnate fino al midollo ( si parla , ma nessuno lo sa con certezza, di un valore complessivo di 12 volte il PIL mondiale). Gli USA ha perso il suo reale e insieme simbolico valore di nazione guida del mondo e se pur in epoche passate le crisi avevano assunto valore di inter-nazionalità, le politiche USA erano riuscite a regolarizzare e sincronizzare queste facendo da faro e simbolo. Oggi vi sono almeno tre o quattro paesi o insiemi di paesi che rappresentano l'economia globale ( Cina, Europa, anche se è eufemistico dargli una veste di omogeneità, Russia,Giappone, India-paesi del sud est asiatico) e se pur invischiati e aggrovigliati fra di loro nessuno concederà mai all'altro il primato di nazione-paese guida, pur sapendo tutti che senza regole ( almeno i guru del libero mercato, oggi questo lo concedono anche se per un tempo limitato) e senza una politica concertato tutti finiranno(finiremo) alla catastrofe. Inoltre, ma non ultimo, vi è che finanche si riuscisse a rimettere in moto il meccanismo con politiche di tipo concertativo a livello globale rimarrebbe il dubbio di cosa produrre per chi, e come?. Le risorse mondiali sono nella loro fase di discesa, e GEO non c'è la fa più a riuscire a smaltire con le stesso ritmo della produzione le scorie prodotte. L'aria, i fiumi , i mari, i ghiacciai, tutti i sintomi hanno lanciato il loro segnale d'allarme ed ormai siamo in allarme rosso. Quindi o produrre o continuare a produrre cose ,con le stesse modalità, con gli stessi ritmi di prima porterebbe, questa volta non più ad una crisi ma al disastro. Allora occorre che le politiche mirano a cambiare strategia, a pensare a energie eco-compatibili ed inesauribili, vento, sole, fiumi, mari, e non più concentrati in grossi strutture egocentriche, ma tanti piccole centrali, distribuiti a rete costruiti là dove serve a partire dalle case , dai casali, alle fattorie. Occorre produrre merci che soddisfano i bisogni della gente, ospedali, centri di accoglienza per bimbi, anziani, donne sole, in un abbraccio di mutua solidarietà . Che siano le stesse donne ad accudire gli anziani e questi i bimbi, in case di solidarietà eco.-solidali. Occorre produrre e sviluppare la ricerca, potenziare lo studio in modo tale che sia la conoscenza e il Know-How il parametro base per il New-PIL , la ricchezza di un paese, perché attraverso la ricerca e l'innovazione che si può rimediare allo scempio fatto in questi secoli di mercificazione.

Zag(c)