20 gennaio 2010

La Rivoluzione Bolivariana e il Socialismo del XXI Secolo







Premessa: qualora qualcuno degli amici lettori avesse tempo e voglia di chiarirsi le idee
(compagni e non) senza inutili pregiudizi e falsi timori di qualche “indigestione teorica”,
considerando inoltre l'attuale stato di disinformazione globale ed "insicurezza informativa", come dice il lungimirante sociologo-giornalista Ignacio Ramonet (direttore di Le Monde Diplomatique), ho cercato, anche con l’aiuto di “Rebelion” (ed è stato molto istruttivo), di rimettere insieme un po’ di pezzi dell'intricato mosaico. 


Marco Sacchetti (Marsac en La Habana)


1. Indigestione teorica
Si osserva nella Rivoluzione Venezuelana una specie d’indigestione teorica, dovuta ad una moltitudine di concetti e paradigmi (modelli) che la popolazione ha dovuto assimilare in meno di sei anni, tra i quali:
Rivoluzione Bolivariana, antimperialismo, sviluppo endogeno, alfabetizzazione, XXI Secolo.
Considerando, che uno studente dispone mediamente di quasi 6 anni per apprendere un solo paradigma scientifico (per esempio l’economía) risulta evidente l’enorme portata dello sforzo richiesto nel compito e negli obiettivi d’apprendimento.
Per la stessa genesi della Rivoluzione non esiste ancora un’avanguardia collettiva né quadri intermedi adeguati nel paese, in grado di aiutare la popolazione nel dibattito di questi concetti.
L’opera che qui presentiamo, “Hugo Chávez e il Socialismo del XXI Secolo”, della Scuola di Bremen, al pari dell’opera della Scuola di Scozia (Escocia) “Verso un nuovo socialismo”, cerca di facilitare la discussione sui diversi standards di conoscenza e dibattito.


2. Che cos’è la Rivoluzione Bolivariana?
La Rivoluzione Bolivariana può essere definita come un processo di trasformazione caratterizzato da quattro macrodinamiche:
1) La rivoluzione antimperialista
2) La rivoluzione democratica-borghese
3) La controrivoluzione neoliberale
4) La pretesa di realizzare una sociètà socialista del XXI Secolo.
Ciascuna di queste dinamiche costituisce un fronte di guerra in cui la Rivoluzione può trionfare o essere sconfitta. La dinamica antiimperialista è antagonista della Dottrina Monroe e degli interessi imperialisti dell’Unione Europea. La dinamica democratica-borghese è antagonista della dinamica neoliberale, perché significa:
a) La costruzione di uno Stato di Diritto
b) Lo sviluppo delle Forze Produttive
Entrambe le necessità si scontrano con forti e rischiosi interessi.
Nelle campagne, per esempio, i latifondisti hanno assassinato 138 leaders campesinos, con assoluta impunità e con la complicità di fiscalisti, esattori, giudici, corpi polizieschi e militari. Nessuno degli assassini è finito in carcere. Nello stesso modo lo sviluppo diversificatore delle forze produttive minaccia poderosi interessi monopolistici nazionali e transnazionali. Nonostante le mistificazioni, il cosiddetto “sviluppo endogeno” del bolivarianismo non è niente di nuovo, né rappresenta alcun
mistero teorico. Fu inventato dagli Inglesi 200 anni fa e copiato, per via del suo successo, dai tedeschi, i giapponesi, le “tigri asiatiche” e ora dalla Cina.
Essendo risaltate differenti sfaccettature è stato definito “desarrollismo”, “cepalismo”, sostituzione d'importazioni, economia sociale di mercato, socialismo spirituale (Arévalo) o keynesianismo.
Si tratta di un’economía di mercato, orientata e dinamicizzata in passato dallo Stato corporativo e attualmente da uno Stato di concezione più democratica.
Nel Terzo Mondo contemporaneo, questa è l’unica via di sviluppo economico possibile per un progetto popolare. Rappresenta il male minore di fronte alla formula del neoliberalismo. Con il “desarrollismo (teoria dello sviluppo*) democratico regionale” si crea una possibilità di sfuggire al sottosviluppo. Con il neoliberalismo, il destino e il risultato sono la disastrosa condizione attuale del continente Africa e l'attualissima tragedia dell'uragano Katrina.
Una terza via non esiste. Per il socialismo non ci sono condizioni oggettive in questo momento.
Bisogna riuscire a svilupparle attraverso la solidarietà e in consonanza con la formula del “desarrollismo democratico”.
Questo è ciò che tenta di fare il presidente Hugo Rafael Chávez Frias e probabilmente (nonostante tutte le perplessità e gli attacchi ricevuti) è sulla buona strada.


3. Che cos’è il Socialismo del XXI Secolo?
E’ un modello di civilizzazione diverso dalla civilizzazione borghese.
Diverso in cosa? Nella sua istituzionalità. A partire da questo presupposto, dire di essere rivoluzionario significa oggi lottare per sostituire l’istituzionalità dello del status quo, meglio ancora equivale a definire:


1) L’economia di mercato come economia di valore pianificata democraticamente.
2) Lo stato classista sostituito da un’amministrazione di questioni e scelte pubbliche, al servizio delle maggioranze.
3) La democrazia diretta, in alternativa alla democrazia plutocratica.


Questo è il Nuovo Progetto Storico per le Maggioranze della Società Globale, che chiamiamo Socialismo del XXI Secolo o Democrazia Partecipativa. La conquista di queste istituzioni costituisce la guida strategica della lotta. L’attuale fase di transizione rappresenta la trasformazione dello status quo alla luce di questa guida strategica.


4. Forme di proprietà e carattere socialista
Capire il carattere socialista o capitalista delle forme di propietà economica è un elemento chiave per la sopravvivenza della Rivoluzione. Sfortunatamente, il dibattito non è riuscito a chiarire questa complessa tematica, motivo per cui molti rivoluzionari pensano che le cooperative, la cogestione operaia e le imprese di produzione sociale significano che il Venezuela sia già entrato in una fase decisiva del socialismo del XXI Secolo. Questa opinione è sbagliata.
Le tre forme principali di propietà dell’economía di mercato sono:
a) La società anonima di capitale variabile, caratteristica delle grandi corporazioni.
b) L’impresa di proprietà familiare.
c) Le cooperative.
Le prime due sono, in termini di sociologia dell’organizzazione, unità militari, come dire, “gerarchicamente verticali”.
L’unica forma realmente democratica è la cooperativa. Per questa ragione è la formula più affine alla democrazia economica del futuro, però, allo stesso tempo, la più diffícile da organizzare.
Senza dubbio il suo problema maggiore risiede nel fatto di essere obbligata ad operare secondo la logica del macrosistema mercantile, i cui parametri di qualità, prezzo, tempi di consegna, etc. , sono passi obbligatori per il suo compimento, salvo che i sussidi dello stato gli consentano un grado di libertà che le imprese mercantili normalmente non possiedono.
I tre tipi d’impresa sono come navi in mezzo al mare, ciascuna in forma differente. Però, indipendentemente dalla loro forma, devono sottomettersi ai movimenti dell’elemento in cui si muovono per non affondare. Se la cooperativa vuole liberarsi dalla tirannia del mare - la logica schiacciante dell’economia di mercato – deve convertirsi ad un altro sistema di realtà, per meglio dire, l’economia delle equivalenze.
Finché continua a navigare nell’economia di mercato non è, né può essere, veramente socialista.
Lo stesso principio è valido nel caso della cogestione operaia-sindacale.
Tale cogestione esiste dagli anni ’50 in molte delle corporazioni transnazionali tedesche, per esempio la Volkswagen e l’impresa chimica più grande del mondo: la BASF. Qual è stata la loro esperienza?
Quando ora alcuni trogloditi neoliberali tedeschi volevano abbandonare la cogestione gli stessi direttori delle corporazioni si opposero, perché, come affermano, questo tipo d’istituzione si è dimostrata un “successo” per le imprese.


5. Requisiti oggettivi di un’economia socialista
Un’economia è socialista quando opera sul valore, realizza interscambi di equivalenze e pianifica democraticamente i principali parametri dell’economia, tanto nella macroeconomia, per esempio, il tasso d’investimento e il preventivo nazionale, come nella microeconomia, particolarmente rispetto al tasso di plusvalore (plusvalore/capitale variabile), in altri termini, l’intensità di sfruttamento del
lavoro.
Per poter costruire un’economia socialista devono essre raggiunti tre requisiti oggettivi:
1) La disponibilità di una matematica di matrici, per esempio, le tavole di input-output di Leontieff.
2) La digitalizzazione completa dell’economia.
3) Un’avanzata rete informatica come interfaccia delle principali entità economiche.
Queste condizioni esistono nel loro insieme solo da appena un lustro, fatto che spiega il perché, né l’URSS, ne la RDA siano mai riuscite a costruire un’economia socialista, nel senso dell’economia politica.
L’URSS, per esempio, negli anni ’80 aveva appena la capacità per processare all’incirca 2000 prodotti da riconvertire in valori (time inputs), quando ne disponeva di più di 10 milloni. Non disponeva invece di condizioni oggettive per un’economia socialista. Tragicamente, l’umanità si trovava ancora immersa in una specie di protosocialismo o socialismo utopico.


6. Il socialismo del XIX e del XXI Secolo
Studiare i classici, come propongono i compagni del socialismo storico è corretto. Tuttavia quest’affermazione richiede due specificazioni:
a) Si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente, per la trasformazione socialista di oggi.
b) I tempi della Rivoluzione Bolivariana e Socialista Latinoamericana non sono sufficienti per concettualizzarsi, prima con lo studio dei classici, per poi passare all’attualità socialista; il processo è troppo fragile per consentire questa sequenza. Oggi bisogna concentrare tutto il tempo e tutto lo sforzo nello studio delle due proposte concrete della nuova società: quelle delle Scuole di Bremen e di Scozia, perché la controrivoluzione interna in Venezuela e in America Latina avanza con una
velocità molto maggiore di quanto appaia visibile.
Tra il socialismo di Marx ed Engels e il socialismo del XXI Secolo non c’è alcuna competizione né incompatibilità. La loro relazione è la stessa che esiste tra i paradigmi di Newton e quelli della fisica quantistica o tra il paradigma di Darwin e il paradigma di Watson e Crick. Per la realtà del XXI Secolo, entrambi sono imprescindibili.


7. I compiti e il momento storico della Rivoluzione
Lenin definì nel 1922 i compiti della Rivoluzione Russa come “potere sovietico ed elettrificazione”, cioè, la costruzione dello Stato Socialista e lo sviluppo delle forze produttive. In Venezuela, nel 2005, gli obiettivi sono sei :
1) Costruzione di uno Stato di Diritto efficiente.
2) Sviluppo delle forze produttive
3) Costruzione del Potere Popolare.
4) Avanzare nela teoria della trasformazione desarrollista e socialista.
5) Costruzione del Blocco di Potere Regionale.
6) Sviluppo dell’avanguardia e dei quadri intermedi.
Dopo il fallito attacco al “Cuartel Moncada”, Fidel Castro ricevette una lettera che lo informava sugli impegni politici che i rivoluzionari liberi stavano realizzando nell’Isola. Fidel riorientò lo sforzo, suggerendo che tutte le risorse e i quadri direttivi si dedicassero alla riproduzione e alla diffusione del suo saggio “La storia mi assolverà”. Il motivo di questa consegna era evidente:
convertire il progetto storico dei rivoluzionari in forza materiale di trasformazione attraverso le masse.
Questa è la situazione attuale in Venezuela. Solo lo studio e la discussione sistematica nazionale e scientifica sul Socialismo del XXI Secolo e sulla sua fase di transizione, possono generare l’avanguardia e la formazione dei quadri intermedi senza i quali il Bolivarismo non potrà trionfare nelle quattro dinamiche che caratterizzano la sua particolare fisionomia.
La sua particolare fisionomia che, allo stesso tempo, è sinonimo dei suoi campi di battaglia.
Discorso pronunciato nel “XVI Festival Mundial de la Juventud”, (Caracas 13.8.2005), durante il convegno, “La Rivoluzione Bolivariana e il Socialismo del XXI Secolo”. Con la partecipazione di Nicolás Maduro, Presidente dell’Assemblea Nacional, Armando Hart, ex Ministro di Cultura e Direttore del Centro di Studi José Martí (Cuba), Roberto Sáenz, Segretario di Stato di Miranda e Hugo Chávez Frías, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

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