14 ottobre 2012

Taranto. Tanto per non parlare a vanvera


Quando si parla di Taranto, lo so , lo noto, si pensa , si una città inquinata come tante. Durante il dibattito in parlamento per l'approvazione del decreto che stanziava fondi per il "risanamento" ambientale( in verità storna soldi altrimenti già destinati per altri fini, ), parlamentari della Lega, ma non solo loro, sono intervenuti dichiarando eccessivi, o meridionalistici , o allarmismo populistico gli interventi governativi.
Allora vorrei , almeno in questa lista, fornire documenti che dichiarano con prove provate qual'è stata la criminosa incuria, inavvertenza, disattenzione da parte di amministrazioni locali e governo centrale sul problema Taranto.  Lo stato del degrado e dell'inquinamento del territorio tarantino è fotografato , anche se parzialmente, e già nel 2001 era terrificante. Vorrei che l'attuale ministro Clini e da sempre funzionario del ministero dell'Ambiente leggesse questi documenti a cui anche lui ha contribuito a stilare e a nascondere.
Riporto il DECRETO 18 settembre 2001, n. 468 Regolamento recante: "Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale".


Intanto vengono individuati le "aree industriali e siti ad alto rischio ambientaleall'art. 18, comma 1, lettera n), del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, Riporto solo i siti della Puglia che assommano a ben 3 fin dal 1997

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d) Manfredonia;
e) Brindisi;
f) Taranto;
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In Particolare Taranto:
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto dei Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
un polo industriale di rilevanti dimensioni, con grandi insediamenti produttivi, e differenti tipologie di aree, quali:
industria siderurgica (ILVA), raffineria (AGIP), industria cementiera (CEMENTIR);
lo specchio di mare antistante l'area industriale comprensiva dell'area portuale (Mar Grande);

  • alcune discariche;
  • lo specchio marino rappresentato dal Mar Piccolo;
  • la Salina Grande;
  • cave dismesse.
Il comparto siderurgico (ILVA) e' il piu' grande polo nazionale. Nell'area sono inoltre presenti industrie manufatturiere di
dimensioni medio-piccole. Il porto di Taranto, che movimenta da 30 a 40 milioni di tonnellate di merci, ed i cantieri militari e civili presenti nell'area, costituisce un'attivita' industriale primaria a rilevante impatto ambientale. La superficie interessata dagli interventi di bonifica e ripristino ambientale e' pari a circa 22,0 km2 (aree private), 10,0 km2 (aree pubbliche), 22,0 km2 (Mar Piccolo), 51,1 km2 (Mar Grande), 9,8 km2 (Salina Grande). Lo sviluppo costiero e' di circa 17 km.
Il territorio perimetrato e' compreso nell'area dichiarata "Area ad elevato rischio di crisi ambientale" nel novembre 1990. (All'epoca Italsider industria di Stato nota mia) La dichiarazione e' stata reiterata nel luglio 1997. ( già Ilva di proprietà Riva nota mia )
Con decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 1998 e' stato approvato il "Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Taranto".
Le interferenze con l'ambiente prodotte dalle attività' industriali sono di cospicua entita' ed interessano tutti i comparti
ambientali; le principali fonti di inquinamento sono rappresentate dalle industrie siderurgiche, petrolifere e cementiere.
Principali caratteristiche ambientali.
Il sito interessato si estende su una vasta area pianeggiante, prospiciente il golfo di Taranto. Gli insediamenti industriali
presenti influenzano pesantemente il quadro socioeconomico, ambientale e paesaggistico.
L'elevata antropizzazione rappresenta inoltre un ulteriore aspetto di pericolo per gli ecosistemi.
L'area perimetrata racchiude aree che possiedono elevato interesse ai fini della conservazione del patrimonio naturale.
I biotopi presenti comprendono zone umide, tratti di corsi d'acqua e di costa sia di natura sabbiosa che rocciosa; di
particolare interesse sono le aree del mar Piccolo e le saline. Per quanto attiene lo stato dei suoli, pur mancando un quadro organico di informazioni, sono state già' evidenziate zone interessate da cave che presentano fenomeni di degrado e dissesto localizzato e necessitano di interventi di bonifica. Sono inoltre presenti siti di discarica di rifiuti urbani non adeguatamente conterminati e numerosi siti di smaltimento abusivo di rifiuti di varia provenienza.
I corsi d'acqua superficiali a carattere esclusivamente torrentizio sono recapito di reflui diversi scarsamente o per nulla
depurati. Particolarmente compromessa appare la situazione del Paternisco e del canale di Aiedda, che recapita nel bacino ad elevata vulnerabilita' del Mar Piccolo con evidenti risvolti sulla qualità' dei sedimenti.
Il Mar Piccolo risulta quindi gravemente compromesso dalla pessima qualita' degli affluenti in esso recapitanti, che determinano un grave stato eutrofico, accentuato dalla particolare morfologia del bacino stesso.
La situazione del mare presenta, dal punto di vista della qualita' delle acque notevoli criticita' dovute prevalentemente al
carico dei bacini portuali. Il Mar Grande nel quale e' localizzato il porto commerciale ed industriale riceve le acque depurate
dei maggiori insediamenti industriali dell'area e diversi carichi non depurati provenienti dalla rete fognaria cittadina oltre ai gia' citato problema dell'inquinamento da sedimenti. Sono stati evidenziati un graduale depauperamento della flora acquatica tipica ed un peggioramento della qualità' delle acque.
Per quanto attiene le acque sotterranee, manca la conoscenza dello stato della falda sottostante le aree industriali; sono stati
gia' evidenziati fenomeni di inquinamento diffuso di origine agricola e concentrato dovuto a rilasci di percolato da discariche
incontrollate e da pozzi neri non adeguatamente impermeabilizzati.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di larga massima pari a circa 100 miliardi.( cento miliardi! e siamo nel 2001. Oggi di soldi veri, freschi  sono stati stanziati 20 milioni da parte del governo. Il resto per complessivi altri 320 euro a divenire e stornati da altri interventi a livelli regionale.)

Piano di caratterizzazione.
Il Ministero dell'ambiente ha predisposto e consegnato ai soggetti titolari( comune, Regione,provincia e proprietà ILVA)  un documento di linee guida per la caratterizzazione dei suoli e delle acque nonche' per la caratterizzazione delle aree marine.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
Da elaborare.
P.S.
Se avete avuto la bontà di arrivare fino a questo punto converrete con me che la situazione è di una gravità agghiacciante. In tutti questi anni non è stato fatto nulla. Nessuno può dire io non sapevo, io non ci stavo, la responsabilità non  mia. Tutti accomunati, nuovi e vecchi amministratori, nuovi e vecchi politici, nuovi e vecchi padroni delle fabbriche e degli insediamenti industriali.
I cittadini di Taranto hanno ragione a chiedere salute e lavoro non inquinante insieme alla bonifica dei territori. E tutto e subito?

Liberamente estratto da  http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/16050.html