23 gennaio 2013

Tranquilli, questo del referendum, non è una cosa seria!


Che l'Europa e la UE stia scricchiolando è indubbio e mille sono i segnali, a saperli leggerli. Ma che sia impellente il pericolo di crollo della UE è, credo, una esagerazione. Certo si alimentano i rischi, certo si amplificano i messaggi mediatici, ma che ci sia un rischio reale immediato ho i miei dubbi. Una dimostrazione del rischio più annunciato che reale, sta proprio in questo stracciarsi le vesti seguito dall'annuncio del referendum di Cameron. In realtà l'annuncio se letto per intero è che il referendum si svolgerà solo se Cameron e il partito dei Tories verranno riconfermati alle elezioni del 2015. E questo( il referendum) si indirà nel 2017 . A quella data , se si deve proprio morire , la UE sarà già cadavere
I mass media lo presentano come immediato, come rischio imminente e sopratutto come iattura, anche se con un sorrisetto sottinteso di Magari!  Le cancellerie di tutta Europa invece, lo commentano come un rischio ,ma “Dobbiamo concentrarci su lavoro e crescita” ha detto il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz.
E continuando a leggere attentamente le parole di Cameron ci si accorge che più di una cosa seria , il referendum è una minaccia . Da quando è iniziato questo mal di stomaco?
Ma da sempre il partito dei Tories e Cameron in particolare non sono mai stati convinti europeisti, se non per prendere i vantaggi di tale unione e cioè il mercato comune. Londra ( dal dopo Thatcher)  è il quartier generale della finanza europea, se non addirittura mondiale. Ma in particolare i forti mal di pancia la Gra Bretagna li ha avuti dal momento della approvazione della flebile e inconsistente Tobin tax.  Il ministro inglese John Osborne.ebbe a dire  “Una simile tassazione è completamente inutile se non imposta a livello mondiale ma, allo stato attuale delle cose, si ripercuoterebbe solo su cittadini e pensionati” che è una cosa seria , ma detta da un ministro inglese conservatore era riferito più ad una sua eliminazione che ad una sua estensione e maggiore efficacia.
E infatti che più che una seria intenzione questo del referendum è una minaccia dato che la UE  è fonte di cospicui guadagni e forti investimenti anche per la Gran  Bretagna e degli interessi che il partito Tory difende e protegge
 Lo ha ammesso, con un pizzico di faccia tosta, lo stesso Cameron a Bruxelles: “Non siamo nella moneta unica e non vogliamo essere nella moneta unica, non siamo all’interno degli accordi Schengen e sono felice di questo. Ma il cuore della nostra relazione, il mercato unico, il commercio, gli investimenti, la crescita e i posti di lavoro, resta come prima”

Quindi tranquilli, questo del referendum, non è una cosa seria!