28 novembre 2013

Bondi chiede risarcimento danni ai Riva. E i cittadini cosa dovranno chiedere?



Penso che ormai anche i vendoliani piu irriducibili dovranno convincersi che cercare il "dialogo" con tipi simili e come accarezzare i coglioni del diavolo! La notizia in se non è che interessa più di tanto. E solo una guerra fra bande fra spezzoni della borghesia più stracciona.
L'ex commissario All'ILVA Bondi ha chiesto alla famiglia Riva un risarcimento per circa mezzo miliardo di Euro.  E questo non ci interessa, ma sono interessanti le motivazioni. L'ex fiduciario Riva sostiene ( e c'è da credergli) che nonostante fosse lui il commissario, la famiglia avrebbe continuato ad esercitare l'attività di "coordinamento e direzione dell'ILVA" attraverso i suoi "fiduciari" presenti in fabbrica. Quest'ultimi da sempre presenti in fabbrica, da sempre erano e sono coloro che danno istruzioni di comportamento ai  dirigenti e capi ufficialmente in organigramma e civilmente e penalmente perseguibili per le decisioni dettate in realtà dai "fiduciari" .
Ora anche l'ex commissario Bondi se ne accorto ( in realtà da sempre a sua conoscenza) ed ora si lamenta in quanto i suoi poteri di gestione stabilita dalla legge 89/2013 sono stati "sterilizzati" dalla società controllata  RIVA Fire attraverso gli uomini fedeli alla famiglia. I Fiduciari appunto, così chiamati dal personale all'interno dell'ILVA.
Tra l'ILVA e la controllata Riva Fire esisteva un contratto di "assistenza tecnica e servizi" stipulato nel 1999 e in essere fino al 2012.
L'ex commissario, ora non più assistente della famiglia Riva, denuncia che dopo accurate verifiche effettuate anche attraverso la PricewaterhouseCoopers Advisory (nota società internazionale di consulenza) la controllata Riva Fire attraverso la sua "assistenza tecnica e servizi" in realtà sottraeva liquidità alla ILVA per aumentare le riserve personali della famiglia Riva che andavano ben oltre i normali dividendi annuali relativi a risultati di gestione in attivo o alle quotazioni azionarie.

Oltre al furto, naturalmente, questo poteva consentire ai Riva di fronte ai politici comunali e regionali fino ai nazionali , sindacalisti ,preti  di affermare che i soldi per la bonifica l'ILVA non ne aveva e che le normali attività di manutenzione ai soli fini produttivi era più del dovuto.
Questo ha consentito anche di imporre e di far imporre attraverso un decreto governativo il recupero di quasi 200 milioni (il "corpo del reato"  secondo la magistratura) e di far dire al presidente della regione che  quei soldi dissequestrati erano soldi necessari per la realizzazione di ciò che prescriveva l'AIA.

Si capisce, per gli ignavi, con questi retroscena il perché della genuflessione e "ricerca del dialogo" anche da parte del presidente della regione!