22 dicembre 2013

La Cassazione restituisce gli 8 miliardi a Riva Fire


Io non sono di quel partito per cui grida sempre al complotto. O risolve tutto addebitando alla incompetenza, alla stupidità o all'avidità o alla disonestà. Oddio , non è che non vi siano queste categorie del comportamento o dell'essere nel nostro ceto dirigente, politico o imprenditoriale. Ma non è questo la causa di tutti i nostri mali. La cosa è ancora più grave!
Altrimenti cadremmo nell'errore gravissimo del grillismo o nell'illusione che in fondo il sistema è sano , ma sono gli uomini che sbagliano. Non è così, purtroppo non è così. Che centra con la sentenza della Cassazione questo mio ragionamento? Centra in quanto da più parti a commento di questa sentenza vi è stata la reazione nella ricerca dei giudici amici dei Riva, ad eventuali complotti, a corruzione dei giudici etc etc. Vana ricerca, vana illusione. La verità è che quei giudici hanno trovato il giusto cavillo il giusto articolo di legge, hanno fatto il loro lavoro, per cui hanno restituito quel che la legge considera il mal tolto alla società Riva Fire. Perché una cosa è la legalità altro è il lecito. Una cosa è il giusto morale , etico, altro è la giustizia. Più si allontanano i due concetti sul piano pratico meno democratico è il sistema in cui si vive. Ed oggi si vive , viviamo in un sistema che qualcuno aveva definito o previsto di "totalitarismo democratico". Più la società si dirige verso un capitalismo finanziario più occorre che il sistema si indirizza verso la dominanza di un ceto dirigente di elite , di professionisti della finanza, di sovrastrutture non elette, ma nominati di esperti, lasciando però , formalmente, tutto con l'apparenze , con la veste di democraticità , ma svuotandoli di potere decisionale, reale.
La decisione quindi dei giudici della Cassazione non poteva andare nella direzione di una giustizia morale o etica, ma in quella più consona, più "compatibile" con il sistema di potere in essere. Se quei 8 miliardi fossero andati per l'inizio ( badate solo l'inizio) di una riqualificazione ambientale di quella fabbrica di morte, sottraendoli ai "formali" proprietari, avrebbero creato un precedente inaccettabile, incompatibile con le regole e gli equilibri dati. Avrebbe significato dare ragione alla vita e all'ambiente piuttosto che al profitto e alla produzione a scopo di profitto. 
Questo è l'ennesimo segnale a tutti coloro che ancora sperano e combattono a Taranto ( ma  anche altrove,) sperando di poter attraverso queste istituzioni compatibilizzare produzione , profitto e vita umana e dignitosa