24 febbraio 2014

Stiamo male, ma il tempo peggiora!


La modalità con cui Renzi è arrivato alla presidenza del consiglio dimostra la estrema debolezza della soluzione al "problema". Se Renzi è la risposta allora la domanda è sbagliata! Ma non è che solo uno dei sintomi.  Verrebbe da dire. 
E tutta una serie di avvenimenti porterebbe a dire che la vita presidenziale di Renzi non ha futuro. 
Il modo con cui il presidente è arrivato all'incarico nel più classico delle congiure di palazzo all'interno del PD nelle più classiche tradizioni democristiane, lasciando all'interno del partito(sic) strascichi e rancori che difficilmente potranno essere addolcite con qualche posto ministeriale. L'immagine del passaggio della campanella fra "amici" di partito è tutto una argomentazione in tal senso. 

Il consenso mediatico o legittimazione popolare che pure ha portato Renzi ai vertici dell'attenzione è più frutto della spettacolarizzazione e dell'esposizione mediatica , si sa Grillo lo insegna, ma al contempo è un arma a doppio taglio. Se non porta una "riforma al mese" come ha promesso finirà come "il milione di posti di lavoro" o dei mille cantieri di lavoro di berlusconiana memoria.

La composizione del "suo" governo ha dimostrato come il suo genio, è più frutto del più classico manuale Cencelli con tratti di sessismo ( proprio per la sua componente paritaria di genere ) di modernità , accrocchiando "vecchi" e "giovani" di età ma accomunati dal vecchiume ideologico . Come la pecora Dolly , ha detto qualcuno, giovane, appena nata , ma biologicamente già anziana. Un classico governo delle larghissime intese, dentro persino una giovanissima imprenditrice, in quota Forza Italia, con un conflitto d'interesse forse persino maggiore del più classico governo berlusconiano. Proprietaria della Ducati Energia Spa e contemporaneamente ministro dello Sviluppo Economico. Altro esempio è Giuliano Poletti, in quota Civati,  il presidente dell’Alleanza delle cooperative, AGCI, Confcooperative e Legacoop, come ministro del Lavoro. 
E non di conflitti d'interesse, ma di accondiscenza verso il potere finanziario ed economico si tratta quando parliamo di  Pier Carlo Padoan, l'uomo che spinse l'Agentina nel baratro, capo economista dellìOcse, ex membro autorevole del Fondo Monetario Internazionale 

Renzi deve fare in fretta le riforme promesse,  e non solo quelle, lo deve fare per due ordini di motivi. Per tenere in piedi la costruzione del suo personaggio mediatico , l'uomo del"fare", l'uomo decisionista come nella migliore delle tradizioni belrusconiane e decisionista e uomo forte sopratutto perché deve riuscire a tenere insieme uomini, interessi e sistemi di sottogoverno dalle larghissime intese. E lo deve fare per non far cadere la "fiducia" che tutto il mondo degli affari , della finanza e dell'Europa gli hanno concesso e che lo hanno portato la doce si trova. E' l'ultima spiaggia
Ma forse è proprio questa la sua forza. Sa che c'è il nulla dopo di lui. Almeno per qualche anno non c'è ricambio. O lui o l'estrema ratio per il sistema di potere. 
Sarò smentito, e forse uscirà un coniglio dal capello del potere che non oggi non si intravede. Ma Renzi , malgrado tutto, è destinato a tenercelo per un po di anni ancora!