12 aprile 2014

Per aver dato della pecorella si becca 6 mesi di reclusione!


Il mio ricordo , l’immagine che ho impresso in mente di quell'episodio, non è il ragazzo di fronte al poliziotto, novello robocob che gli sussurra qualcosa all'orecchio, ne del sonoro che ripete “Dovresti avere un numero di riconoscimento – dice il manifestante – Io così non so chi sei e tu sai chi sono io. È vero pecorelle”

Parole sacrosante visto il contesto, che contengono fiumi di verità , direi quasi di saggezza. Per la giustizia invece questo rappresenta oltraggio a pubblico ufficiale.
La mia immagine di quell'episodio, mi riporta al manipolo di poliziotti che sfasciano la porta di un bar, la sera, finito il servizio, sfasciano le vetrine perché la proprietaria ritarda ad aprire non perché non vuole, ma perché non può Perché i poliziotti vogliono entrare là dove non è una porta d’ingresso , ma solo una vetrina di esposizione. Alla fine irrompono, sfasciano tutto, sfondano una porta del bagno dove c’è una donna nell'intento "terroristico" di fare i propri bisogni. Ma loro entrano lo stesso e la trovano con le mutande in mano!
Poi alla fine escono senza “nemmeno chiudere la porta e salutare”

Erano alla ricerca di  Marco Bruno, il ragazzo che aveva detto in faccia la verità a quel poliziotto, carabiniere per la verità. Gli volevano dare una lezioncina di buona educazione, ebbe a dire uno di loro , ripreso da una TV locale in anonimato, naturalmente e con la voce contraffatta. 
Erano consapevoli che stavano facendo un atto illegale, un abuso e sopruso di potere forte della loro licenza di violenza.

La mattina seguente il giovane compare in tutte le tv nazionali e non, con il braccio ingessato, il volto tumefatto e con voce timorosa dichiara il suo pentimento per quel momento di verità rivelata di fronte a quel carabiniere, che tra l’altro fu anche premiato, encomiato non solo dai mass media, ma dalle autorità politiche, militari e religiose, per aver, sprezzante del pericolo, dimostrato coraggio e rettitudine e senso del dovere.

Era evidente che in quella notte brava al fine il giovane era stato trovato dalle forze dell’ordine costituito Trovato e che gli era stato anche impartito la lezioncina di buona educazione 
Ma nessuno dei cronisti e dei "giornalisti" che gli affollavano la bocca di microfoni gli è mai venuto in mente di chiedergli “ Ma come mai sei cosi ridotto? Chi ti ha conciato così? Forse perché la domanda era pleonastica? Forse perché la risposta era scontata? Son caduto dal letto, questa notte durante il dormiveglia” Per questo non gli è stata rivolta la domanda.

Ora è arrivata la giustizia per mano della pm Nicoletta Quaglino. La quale naturalmente non ha tenuto conto di quel che successe la sera stessa, ne delle dichiarazioni , spontanee, rese dal giovane la mattina seguente. Lei ha slegato gli avvenimenti, ha preso solo il fatto in se al di fuori dal contesto e ha sentenziato.
Questa è la giustizia ne nostro paese di Pulcinella.
Sei mesi per oltraggio a pubblico ufficiale. Ma anche ammesso che quelle parole possano rappresentare “oltraggio” , o anche percepito come tale e anche giudicando i fatti al di fuori del contesto, la manifestazione, i momenti di tensione fra manifestanti e “forze dell’ordine costituito” , e quel che vi era stato nei giorni precedenti, gli scontri, le violenze che avevano preceduto quella giornata e poi quel momento, quel fronteggiarsi e infine quel momento di sfogo, chiamiamolo cosi. Ma voglio anche andare al di là e voglio ammettere anche la definizione di epiteto del termine “pecorella” rivolta a quel giovane carabiniere novello robocob .
Tutto questo può essere punito con sei mesi di reclusione?

Se questa è giustizia, se questa la chiamate giustizia…….o anche solo applicazione della legge.