13 luglio 2014

Sì a un patto di stabilità flessibile


Ricordate le “divergenze parallele”? Beh quando non si sa cosa o come dirla ci si butta negli ossimori. Che fanno tanta scena, confondono le idee e tutto appare più bello e credibile. Agli occhi degli ingenui, naturalmente. Il democristiano del XXI secolo , che più democristiano non ci può essere, ma questa volta attraverso il travestimento proprio dei democristiani dentro il trasformismo di quel che fu il partito della “sinistra”. Quando Renzi ha parlato flessibilità del patto di stabilità la Merkel lo ha mandato a cagare e quindi a lui non è rimasto altro che inventare una delle sue giravolte, imparate dal suo vecchio “amico” e maestro di vita e di politica De Mita.
Come quando ha parlato, Obama al suo fianco, di ripensare l’acquisto degli F35. Al presidente gli è bastato uno sguardo per fargli cambiare idea. Ma quella volta ha solo zittito e nessun ossimoro gli è venuto per la mente ( Poi gli stessi americani si sono accorti della bufala degli F35 ed ora Renzi potrà portare come suo il risultato della rinuncia).
Ma veniamo alla stabilità flessibile. Fa parte della retorica renziana il ricorso a queste forme di contradizioni di termini e gli servono per camuffare la realtà, attraverso immagini accattivanti.  Se alcuni ossimori sono stati immaginati per attirare l'attenzione del lettore o dell'interlocutore, altri nascono per indicare una realtà che non possiede “sostanza”. E’ importante quale dei due termini precede l’altro. Per esempio avrebbe potuto dire la “Flessibilità Stabile” La contraddizione è sempre presente, ma qui è la flessibilità ( la realtà) che precede l’immaginario. Nella Stabilità Flessibile invece la Merkel si è trovata d’accordo in quanto sono le regole della stabilità ad avere la meglio, ad affermarsi. La flessibilità è già presente nelle regole della stabilità. Infatti  Seibert ha poi precisato( il suo portavoce in una conferenza stampa a Berlino) : «La credibilità deriva dal rispetto delle regole che ci si è dati». Nelle regole sul deficit - ha aggiunto Seibert - si possono considerare i cicli economici negativi: «Un prolungamento delle scadenze» di rientro «è possibile ed è già stato usato». C’è anche una «clausola sugli investimenti per le riforme strutturali» da verificare nei singoli casi nel rispetto degli accordi, ha concluso il portavoce.
Una stroncatura più dura e ferma di questa non vi poteva esserci.
Eppure la stampa italiana ha unanimemente disegnato “la stabilità flessibile” come una vittoria, come un risultato, come una svolta nella politica europea e tedesca in particolare, portato a casa dal nostro premier.
Ma per rendersi conto della disparità del come ce la raccontano e di come è la realtà basta andarsi a leggere il documento redatto alla fine dell’incontro. Si parla che  la Ue deve «sfruttare pienamente» le potenzialità del mercato unico, sostenere l’imprenditorialità e la creazione di nuovi posti di lavoro, promuovere gli investimenti, aumentare la propria attrattività economica e rafforzare l’Unione economica e monetaria. E riguardo alla flessibilità si elencano le sfide che l’Europa si trova ancora di fronte: «bassa crescita, elevata disoccupazione, insufficienti investimenti pubblici e privati, debito pubblico, mancanza di competitività e squilibri all’interno dell’area dell’euro». Da ciò ne deriva che  «tutte le nostre economie necessitano di continuare con le riforme strutturali». Per questo occorre continuare a lavorare «sui recenti sforzi di consolidamento, sulle regole esistenti del patto di Stabilità e crescita e sul pieno utilizzo della flessibilità che contengono».
Documento ufficiale che non lascia dubbi o ossimori che tenga
Ora si può essere miopi o partigiani, si può credere nel sol dell’avvenire o nella santa provvidenza , ma per spacciare merda col cioccolato si deve essere o in mala fede o proprio degli sciocchi!