28 agosto 2014

Eni/Enel: entro novembre il 5% sul mercato


Di certo ha influito il diktat lanciato da Draghi e il conseguente incontro più o meno segreto fra il Mago d’OZ e il suo Capo. Poi a seguire sono venuti i dubbi sulla reale intenzione da parte del Governo a liberarsi (chiamata liberalizzazione) delle quote delle partecipate esposte dai guru della finanzia europea pubblicati dal Financial Times
Sta comunque di fatto che immediatamente sia Padoan che il Nembo Kid della politica italiana si sono affrettati ad annunciare la s-vendita del 5% di entrambe le società per ricavarne circa 5 mld che servirebbero a sanare il debito pubblico.


Per chi ha memoria storica ,sa fare di conto e ha presente il buco nero del debito pubblico sa  che queste sono solo foglie di fico su cui si nasconde ben altro. 
Vediamo di ragionarci un po’ su.

La storia politica italiana è fatta di eccessi o di estremizzazioni. Prima si prepara una campagna di stampa, mediatica a tambur battente e poi a furor di popolo si attuano le “riforme” che il “popolo” chiede.

Ci ricordiamo tutte la madre di tutte le privatizzazione e svendite operate dal governo Prodi. Erano vendute come urgenti e necessarie per far incamminare il nostro paese verso la modernità e il risanamento dell’assetto industriale, economico e sociale del paese. Bla…bla…bla. Dove ci hanno portato? Un solo esempio nel campo industriale e sulla ricaduta sociale ed ambientale è l’ILVA di Taranto.

C'esce 'o broro? (Si chiede quando si tratta di un affare, per sapere se e vantaggioso)
5 mld dicono le previsioni, ma il ricordo di Fincantieri brucia ancora. Un flop , ma al contempo una perdita di sovranità  e la marcia indietro della vendita del 40% di Poste sta li a ricordare che il mercato e la situazione economica del paese non consente di vendere al miglior offerente, ma che è un gioco al ribasso. Se il venditore è sotto ricatto l’acquirente acquisterà a prezzo di svendita

I 5 mld di ricavati, stimati, ma nulla avvalora questa cifra, andranno a colmare il debito pubblico, ci dicono. Ma facendo qualche conto ci accorgiamo che di fronte agli 80 miliardi l’anno che paghiamo solo di interessi sui titoli venduti per poter pagare i debiti , quei 5 mld sono una goccia nel mare. Senza contare i 50 mld all’anno per vent’anni  che ci apprestiamo a pagare come conseguenza del Fiscal Compact.
E una volta venduti i gioielli di famiglia, come sanno tutti coloro che sono nelle mani degli strozzini, si è persa una ricchezza che sarà difficilissimo recuperare, se non a distanza di qualche lustro di generazioni!  Si certo nella situazione in cui ci troviamo tutto fa brodo! Ma è come svuotare il mare con un secchiello bucato o col cucchiaio, per parafrasare una vecchia parabola cristiana.
Ma a parte il ritorno economico ( risibile e non certo, anzi, il contrario) c’è l’aspetto societario e del controllo azionario. Oggi lo Stato detiene o direttamente o attraverso la banca depositi e prestiti circa il 30% delle azioni che legalmente gli consente di avere la maggioranza dell’assemblea degli azionisti. Domani non lo sarà più con la s-vendita. I nuovi/vecchi soci avranno il controllo su due importantissimi settori ( energia elettrica e gas) infrastrutturali per l’indipendenza economica e politica e di un possibile sviluppo futuro.
Da qualche anno a questa parte i maggiori comparti della nostra industria manifatturiera, tessile , di beni di lusso , insomma l’ossatura della nostra asset industriale e produttivo è o andata ramengo per l’estero ( vedi Fiat) o acquistata da stranieri cinesi soprattutto. Un solo esempio per tutti il colosso cinese State Grid (che ha rilevato il 35% di Cdp Reti), o la spagnola Telefonica che ha acquistato Telecom, o la grande distribuzione nelle mani delle francesi ( Auchan, Carrefour, Castrorama, Leroy Merlin, ecc. ecc.) , Alitalia venduta agli arabi.
Chi saranno i nuovi acquirenti , presumibilmente, tenendo conto appunto dell’interesse dalla Cina alla penisola arabica in tanti a cercare buone occasioni di investimento in Italia considerando anche i fondi americani che sono più che liquidi ?

Ma allora perché vendere?
Tutti gli analisti economici e gli studiosi di economia seri (non alla Oscar Giannini) tendono a considerare questa vendita una pura perdita ( oltre che dal punto di vista politico ). Si perde ricchezza e non porta a casa nessun risultato politico , anzi. Se si volesse veramente fare cassa più che s-vendite ( visto lo stato comatoso delle Borse) si dovrebbe vendere in blocco, e non solo Eni o ENEL. Allora si che perdere per perdere autonomia e sovranità tanto vale vendere tutto e fare si cassa questa volta. ( anche se a vendere tutti i gioielli di famiglia, vendere tutto gli immobili del demanio, isole e Sardegna compresa tutto il vendibile insomma , ammesso che si riusciresse a trovare un compratore disposto a comprare in blocco, non si riuscirebbe mai portare a pareggio il bilancio( oltre 2000 miliardi di euro e in costante aumento). Perché comunque si dovrebbero pagare gli  interessi maturati per i debiti pregressi (ammontano a circa il 16% delle entrate tributarie (Imposte dirette e indirette) e si ricomincerebbe daccapo.

Renzi e Padoan ( non rappresentante degli elettori, ma del FMI) hanno sottoscritto degli impegni con Bruxelles e con i mercati confermati dall’ultimo incontro con Draghi. Tagli per 17 miliardi alla spesa pubblica, riforme strutturali in primo luogo del lavoro e non di infrastrutture (tipo Senato, Provincie. Queste sono solo il viatico pensato da Renzi per raggiungere l’obbiettivo indicatogli, senza vincoli e condizionamenti politici   (*). E di svendere e privatizzare per circa 10 miliardi di euro entro il 2015. ( tesi sostenuta anche, tra gli altri,  dall’economista Becchetti).

La tesi che sta dietro non è certo quella complottista, o della rapina, o che si vuole la fine economica dell’Italia. Ci può anche esserci, ma non è questa determinante. La tesi è quella solita neo-liberista. Lo stato deve essere solo il vigilantes , ma è l’economia pura, senza vincoli e lacci e lacciuoli a regolamentare il mercato. 
L’Italia , come del resto i paesi cosi detti PIGS o si adeguano o si adeguano. L’assetto della nuova Europa, lungi dall’essere quella vagheggiata dagli Spinelli e da Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Ursula Hirshmann sognatori romantici ed utopisti del Manifesto per un “Europa libera e Unita”, noto come il “Manifesto di Ventotene” si devono piegare agli interessi non della Germania , come tale e come erroneamente si vuol far credere, ma agli interessi della borghesia finanziaria e produttiva che trovano nella Germania e nei paesi nordici la loro momentanea collocazione. O si spezza questa soggezione e sottomissione prima di tutto culturale e politica o il buco nero si avvicinerà sempre più. I nostro destino sarà quello di essere una colonia di questi centri di potere.     

(*) P.S.

I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche.
Sembra il programma elettorale di Renzi e delle sue anemiche ragazze pon pon. Si lo è anche . Ma è pari pari quello che J.P. Morgan scriveva Il 28 maggio 2013 nel documento di sedici pagine dal titolo "Aggiustamenti nell'area euro". a pagina 12 e 13
Cosi affermava Blair ex primo ministro inglese e consulente della J.P. Morgan , ammirato e stimato oltre che più volte richiamato a cui si ispira Renzi , nell’intervista a Repubblica del 2/4/2014
non serve la contrapposizione destra/sinistra, bensì quella tra giusto e sbagliato, fra ciò che funziona e ciò che non funziona. Se la riduzione del deficit è troppo veloce, la crescita non riparte. Ma se non si fanno le necessarie riforme, il deficit non si riduce. E mi sembra che questo Renzi lo abbia capito benissimo».

Ma non è il Blair politico che parla , ma il consulente della JPMorgan che riceve uno stipendio di milioni di dollari l'anno per fare da consulente a una delle più importanti banche d'affari del mondo (seconda solo alla Goldman Sachs) formalmente denunciata dalla Casa Bianca di essere stata la «responsabile della crisi dei subprime», che ha poi scatenato, evidenziato,  la crisi economica mondiale.