29 agosto 2014

Poletti : un caso emblematico, ma esplicativo


Poletti è stato esplicito. Le scazzottate sull’abolizione dell’art 18 non ci saranno, introdurremo norme ( leggi Jobs Act) che sterilizzeranno l’articolo e tutto lo Statuto dei lavoratori. Così non ci sarà nessuna guerra santa. 
Il pensiero espresso da Poletti è il sunto dell’ideologia che partendo da Grillo arriva a Renzi e pervade tutto il pensiero del nuovo millennio nel nostro paese. Non esiste ne “destra” ne “sinistra”, le ideologia son finite e decadute. Hanno fatto macerie nel novecento e quindi vanno superate.


L’importante è fare , non cosa fare, perché questo farebbe riemergere battaglie di posizioni, ideologiche, di interessi.  Far finta che queste non si siano, che siano solo retaggio del passato da cui occorre liberarsene ed arrivare , invece, al succo al sodo. Basta con la burocrazia , con cavilli di tipo parlamentare . Occorre fare e in fretta!
Ma il fare significa implicitamente anche come e cosa fare!. Questo viene mascherato con il Bene comune, il Bene degli Italiani presi come un unicum indistinguibile e omogeneo. Chi è contro e fa opposizione è uno che “non vuole fare” le Riforme non che si oppone “al come farle” e “al cosa fare”. Il sillogismo è automatico.
Ancora Poletti( preso a caso come emblema) : “ci vuole anche un atto, o la possibilità di avere un atto di solidarietà nel sistema previdenziale. Che bisognerebbe trovare un modo per gestire insieme equità e crescita”.
 Il fatto che devono essere i pensionati a fare l’atto di solidarietà è dato per scontato, inevitabile. Partendo quindi da questo presupposto ineludibile chi si oppone a questo atto diventa un egoista , un asociale. (Tutto questo da uno che era presidente della Lega delle cooperative simbolo ed emblema del sistema cooperativistico e di solidarismo del novecento.) 
Ma perché sono ancora i pensionati ad essere presi di mira? Cosa spinge a questo atto di quasi malvagità, sembrerebbe di accanimento terapeutico  contro i lavoratori anziani chiamati con tutti gli epiteti possibili?
In realtà non sono i pensionati come individui ad essere nel mirino , ma la cassaforte del sistema previdenziale.
Esso riassume in se due aspetti uno simbolico ed uno concreto.

L’aspetto simbolico
Il sistema previdenziale, così come è uscito dalle lotte degli anni ’70 del novecento è un sistema autenticamente solidaristico. Nato sulle ceneri del sistema ottocentesco della casse Mutuo soccorso dove ogni lavoratore versava un suo contributo in base alle sue possibilità per aiutare ogni altro lavoratore in difficoltà, non più in condizione di poter lavorare o in caso di scioperi di qualche gruppo di lavoratori. Con le lotte degli anni ’70 questa Cassa è passata direttamente sotto la gestione pubblica e specificatamente per far si che il lavoratore anziano potesse continuare ad avere una esistenza adeguata al tenore di vita fin allora tenuto.
Tutto il meccanismo si basa su un principio: Chi può ed ha possibilità da a chi ha meno ed ha necessità. Secondo un vincolo concreto: chi ha dato poi riceverà.
Il presupposto è che vi sia produzione di valore nella società , ossia che ci sia lavoro  che è il fondamento stesso di una società . Perché se non c’è lavoro non solo il sistema previdenziale che va a ramengo , ma tutta la società ,come dimostra la recente crisi.
E’ questo principio di solidarietà e di mutuo soccorso fra lavoratori che mina l’ideologia neo liberista del Laissez-faire, basata sul motto di smithiana memoria Siate egoisti . Per questo si è passato dal sistema retributivo a quello contributivo minando il concetto di solidarietà per passare a quello di tipo assicurativo. Ognuno pensa per se e ognuno provvede da se!

L’aspetto pratico
A dispetto di tutte le baggianate raccontateci sui bilanci del sistema previdenziale e tenendo conto solo delle uscite per la previdenza, si evince chiaramente che questo sistema teneva e tiene, non solo , ma era in attivo( L’OCSE aveva previsto che con il precedente sistema questo avrebbe retto fino al 2050. Di più non si poteva prevedere per deficienza dell’algoritmo per il calcolo di previsione) .
Da questo pozzo senza fine rappresentato dai contributi dei lavoratori dipendenti, hanno pescato tutti, di tutto e di più. Dall’assistenzialismo di tipo sociale a quello di tipo elettoralistico, per risanare altre casse previdenziali con allegre amministrazioni( leggi giornalisti, pubblicisti, dirigenti pubblici e privati, e chi più ne ha più ne metta) Fino a quello recentemente dei dipendenti pubblici ai quali lo Stato effettuava regolarmente le trattenute contributivi, ma questi non venivano  accantonati ma utilizzati per altri fini e scopi. Alla fine tutto è finito sulle spalle dei lavoratori dipendenti privati. Nonostante tutto questo e molto altro ancora il bilancio previdenziale è in attivo. Anche grazie ai contributi di lavoratori immigrati, ma senza cittadinanza e dei precari i quali versano i contributi, ma non matureranno mai una pensione perché non raggiungeranno il numero di settimane minime di contributi nell’anno solare. (1)

Questa cassaforte è molto allettante. E’ li a disposizione , perché non prendere? E cosi è stato fatto attraverso tutte le riforme , meglio sarebbe chiamarle crimini contro l’umanità a partire da quelle perpetuata dalla “ministra lacrimevole” ( leggi esodati e Quota 96) Con i primi surplus di quella riforma è stato pagato una trance di derivati in scadenza alla  Morgan Stanley: 2 miliardi e 567 milioni di euro sono stati dirottati dalle casse del Tesoro in parte dal conto INPS a quelle della banca newyorkese. ( Gennaio 2011 governo Monti) 
Ma ancora non basta. E d’altra parte se avete bisogno di fare cassa, se siete pieni di debiti, se i creditori vi assillano e vi minacciano e accanto a voi c’è un tesoretto che non è vostro , ma che gestite per nome e per conto dei lavoratori e non volete/potete/ non siete capaci di fare/pensare altro , voi che fareste? Se foste un amministratore di condominio scappereste con quella cassa. Ma siete amministratori dello Stato e allora non scappate, ma costruite una sovrastruttura ideologica e  mediatica per giustificare il prelievo , e per di più, facendo sentire colpevoli i veri proprietari di detto tesoretto dipingendoli come coloro che prelevano senza averne diritto usurpando quei danari, togliendoli ai legittimi proprietari( chi?) e con fraudolenza .  
Come d’altra parte è possibile che il contributo di solidarietà per gli alti burocrati, per politici,  per gli amministratori dello Stato, i Boiardi di Stato ( si chiamavano una volta) tale non può esserlo ed invece sono stati dichiarati non Costituzionali mentre questi invece perfettamente legali?

Diritti acquisiti quelli e questi non lo sono nel momento stesso che incomincio a versare contributi , il patto si stabilisce e il diritto acquisito?

E come è possibile chiamare Pensioni d’oro chi percepisce 2000 euro ed è anziano quindi soggetto più di altri alle cure mediche, a pagare medicine con o senza ticket,  ricoveri ospedalieri, esami clinici,( specialmente oggi che la Sanità Pubblica è solo un eufemismo ed tutto è diventato privato) e non parliamo quando con l’età si diventa anche disabili e bisognevoli di cure assistenziali,  a sostenere figli e nipoti precari o disoccupati e considerare invece congrui stipendi e compensi di oltre 10.00 euro?

Tutto questo non è malvagità, incompetenza, stupidità, o ogni altra categoria del pensiero. Si chiama…. lotta di classe!


P.S. (1)
·        Una settimana di contribuzione è calcolato come se il lavoratore abbia contributi  versati per almeno 24 ore. Se ciò non è, nel trimestre viene accreditano un numero di contributi proporzionalmente ridotto, risultante dalla divisione della contribuzione trimestrale per l’importo corrispondente a 24 ore settimanali.
·        supponiamo che il lavoratore  nell’anno, invece di versare contributi per almeno 1.248 ore (24 ore x 52 settimane), paghi l’Inps per 936 ore. In questa ipotesi gli uffici riconoscono in pensione solo nove mesi (24 x 39 settimane) e così a decrescere

·        Occorre versare almeno 20 anni ( 20 x 52 settimane) Ogni anno non è considerato un anno solare ma 52 settimane. Per un lavoratore precario a tempo determinato con periodi di lavoro e periodi di attesa gli anni di contribuzione minima si allungano significatamente