17 agosto 2014

Semplice presa d'atto


se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato, ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e saltare in aria in una metropolitana»...
E’ di una ovvietà disarmante, una logica ferrea , un atteggiamento oltre che razionale e insieme istintiva fatta di rabbia  di impotenza di autodifesa , quasi.
Ma ha fatto scalpore, ha indignato e sollevate proteste e in qualche caso anche stupore.
Ora a prescindere da chi ha espresso questa semplice banalità da quale parte partitica o movimentista proviene, e che comunque non ha nulla a che fare l’appartenenza partitica di questo pensiero. Perché dietro non ha un back ground o pensiero o ideologia , ma è pura e semplice conseguenza di atti e fatti di atroce violenza e aggressione. Quindi prescindo dal deputato Di Battista o del M5S. Non appartengo a questa schiera di “volenterosi”, a questo circo Togni della politica. Anche perché, credo che questo pensiero non appartenga ne a Grillo ne ai suoi affecionates. E’ mille miglia lontano dalle loro categorie di pensiero.  
Qui non si parla di effettuare un atto terroristico fine a se stesso o per finalità ideologiche e di sommovimento statuale , che comunque ha anch’esso una sua dignità e valenza simbolica, ma in risposta ad un atto di aggressione. Se a bombardare il mio villaggio è la premessa, e se a farlo è un aereo telecomandato . E qui c’è tutta la forza dell’impatto dell’impotenza di fronte ad un atto di aggressione e di violenza estrema. Di Battista , si vede, che ha fatto questa premessa e queste precisazioni per evitare strumentalizzazioni e accuse di simpatie o affiliazione. E questa presa di distanza è stata anche ribadita alla fine del suo pensiero. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Si è affrettato ad aggiungere per mettere le mani in avanti. Ma inutilmente , evidentemente. La forza di questa constatazione sta tutta nella sua semplice conseguenzialità di autodifesa e di reazione. E le condanne, strumentali,  sono venute proprio da parte di quell’area di pensiero che di fronte all’aggressione di una rapina giustifica persino la reazione violenta e sproporzionata  del gioielliere. Ma qui no , perché entra in ballo l’aspetto ideologico e preconcetto piuttosto che la voglia di capire e comprendere.  
E’ una semplice costatazione, un atteggiamento ne preconcetto, né ideologico , ma semplice ricerca di capire la regioni di tanta apparente pazzia e irrazionalità «purtroppo la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. Non terrorista, ma reazione e ribellione ad uno stato di impotenza. Terrorista può essere l’atto estremo, riempirsi di dinamite e farsi saltare in aria, ma non è terrorista chi lo compie.


Io credo che a questa semplice constatazione da parte di Di Battista è arrivato partendo dal suo status di Parlamentare che credeva nella possibilità di poter , forte della rappresentanza di cui era portavoce, determinare e influenzare le decisioni finali di questo ramo del Parlamento.  Non credo che sia un accostamento estremo, ma conseguenziale . Ha fatto un semplice accostamento A cosa si può arrivare se si bloccano tutte le vie parlamentari e non violenti, se non viene consentito non solo di poter esprimere il dissenso, ma attraverso regole e applicazioni di norme spesso in maniera sciuè sciuè , stravolgere il normale svolgimento di atti parlamentari. E’ la constatazione del suo fallimento. Delusione e presa d’atto d’impotenza che nulla è piu possibile, che il simbolo della Democrazia ( a cui lui credeva) si è rivelato tutt’altro, che entrare in quel parlamento è stato come entrare in una melma in cui tutto è già scontato in partenza e tutto il resto è solo rappresentazione. Anzi, più ti agiti, più ti dimeni , più affondi. Non ti rimane altro che lasciarti andare, sospenderti,  sperando di galleggiare . Oppure riempirsi di tritolo e darsi fuoco! ( metaforicamente naturalmente)