31 ottobre 2014

Istat: "aumentano gli occupati"Ma la disoccupazione sale 12,6%


Ma che stanno dicendo! Non stiamo a capi niente, non ci fanno capire!

Infatti nel senso corrente i due dati sono in contrapposizione. Ma per le statistiche no. L’ISTAT , infatti si è  adeguata  alla Rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro (Rtfl) al Regolamento n. 577/98 del Consiglio dell’Unione Europea.
E’ come per il nuovo calcolo del PIL secondo il SEC2010. Tutte le attività malavitose rientrano nel calcolo della produzione della ricchezza di un Paese. Che uno dice allora è meglio darsi alla malavita almeno non pago le tasse e contribuisco alla ricchezza del mio Paese. Infatti i malavitosi li dovremo chiamare Patrioti.

 Ma torniamo all’occupazione secondo la classificazione ISTAT

Gli “occupati” sono le persone con 15 anni e oltre che:  
·       nella settimana di riferimento hanno svolto almeno un’ora di lavoro (Un ora alla settimana per essere considerato “occupato”)

·       a ciò si aggiunge che lo status di occupato non è legato alla presenza di un contratto di lavoro regolare o al rispetto di alcune fondamentali norme in materia di lavoro e ( lavoro in nero compreso)

·       si considerino come occupazione anche le attività svolte senza corrispettivo monetario (basta un corrispettivo in natura o a gratis).

E’ evidente che già il termine di “occupato” differisce e di molto con il senso socialmente attribuito a tale termine e che questo quindi non si riferisce ad una condizione “sociale” della persona, ma ad un modello del mercato del lavoro che intende l’occupazione a elevati livelli di flessibilità e di precarietà. Per esempio un giovane che in una settimana ha impiegato due ore a fare facchinaggio per aiutare un amico o familiare a traslocare ricevendo in cambio un caffè pagato è considerato , per le statistiche e se intervistato, un “occupato”.

Le persone in cerca di occupazione comprendono:

·       l’insieme delle persone non occupate tra i 15 e 74 anni che hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nei trenta giorni che precedono l’intervista
·       sono, altresì, disponibili a lavorare o ad avviare un’attività autonoma entro le due settimane successive all’intervista
·       le persone che inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla data dell’intervista e
·       sono disponibili a lavorare o ad avviare un’attività autonoma entro le due settimane successive all’intervista,

Anche qui non basta l’assenza di lavoro,  per essere conteggiato ai fini della disoccupazione, bisogna dimostrare di aver avviato la ricerca attiva di occupazione ed essere immediatamente e senza condizioni disponibili a lavorare, a prescindere dal tipo di lavoro e dalle condizioni occupazionali offerte.
Se queste condizioni non sussistono le persone sono classificate come “persone non attive”.

Ora anche qua si capisce che molte delle persone che si percepiscono e vengono percepite come disoccupate( soprattutto da parte di amici e parenti) ai fini delle statistiche non lo sono Per esempio se prendiamo un giovane senza occupazione che nell’ultimo mese non ha mandato nessun curriculum, non ha risposta a nessuna offerta di lavoro, oppure non è disponibile ad accettare un salario in nero, o da fame, o un lavoro troppo pesante per il suo fisico, ( lo scaricatore di balle per uno di costituzione debole) o che non corrisponde lontanamente al suo titolo di studio ( un ingegnere nucleare a cui viene offerto un lavoro da spalatore di bitume per il manto stradale), ebbene questo giovane non è disoccupato, ma bensì “persona non attiva”  

Ora si capisce che questa discrepanza fra la percezione di questi fenomeni sociali e la sua misurazione metrica operata dall’Istituto di statistica provoca una sovrastima nella percezione sociale dell’occupazione dovuta all’inclusione di persone che svolgono lavoretti saltuari, ma che, di fatto, non hanno un’occupazione. E una sottostima della disoccupazione, in quanto molte delle persone senza occupazione sono considerate come “non attive”, per l’esclusione in particolare dei “lavoratori scoraggiati”, ovvero quelli che non cercano un’occupazione, perché hanno la percezione di non poterla trovare, ma che pure sono disponibili a lavorare. Questo fenomeno è molto evidente specialmente nel SUD in cui vi è atavicamente uno squilibrio strutturale tra la domanda e l’offerta del lavoro


Alla luce di questi chiarimenti è evidente che i due dati che l’ISTAT ha pubblicato in realtà non sono in contraddizione, ma perfettamente coerenti in quanto vi è solo una lontana parentela fra i due termini di misurazione e quindi non confrontabili.