14 ottobre 2014

Ma è o ci fà


Ormai i dati ISTAT sulla situazione economica e finanziaria è peggio del bollettino di guerra durante la nostra invasione(?) della Grecia. Le brutte notizie continuano ad essere sempre peggiori e più numerose, ma il governo cantava Ba...ba...baciami piccina e Pippo non lo sa
Oggi invece Se potessi avere il TFR in busta paga.


La deflazione non si arresta, continua a peggiorare . Nel mese di settembre 2014 l'indice dei prezzi è sceso dello 0,2% rispetto allo stesso mese del 2013. Dovuto essenzialmente al calo dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-2,8%, da -1,2% di agosto), al calo dei consumi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, e degli alimentari non lavorati(  carne fresca, pesce fresco, frutta e verdura fresca). (-0,9%, da -1,8% di agosto)
Da questi dati si conferma l’impoverimento della popolazione, che è costretta a rinunciare al cosiddetto superfluo o meglio ai beni di non prima necessità per la sopravvivenza ( servizi ricreativi e cura della persona), ma anche per alcuni degli alimenti carne e pesce e frutta e verdura.  

Sono diminuiti anche le entrate tributarie. Nei primi otto mesi dell'anno le entrate sono in calo dello 0,2% (0,6 mld). Il debito delle Amministrazioni pubbliche è diminuito in agosto di 20,5 miliardi, a 2.148,4 Questo indica che un calo dei  redditi delle persone fisiche e non  e i servizi e welfare in generale in calo. Un aumento, seppure ad un tasso minore,  dell'avanzo primario. Ma un costante aumento del debito pubblico.  

Il quadro quindi non subisce nessun mutamento , ma rispecchia un lento ma inesorabile cammino in china. Nessun degli interventi, pochi e balbuzienti del governo è intervenuto a modificare la curva discendente ne potevano gli 80 euro modificare ne consumi, ne crescita. Questi sono stati solo slogan, roboanti annunci pirotecnici fuochi d’artificio verbali più da operatore di marketing pubblicitario che da amministratore economico e finanziario.

Ma nonostante le discesa e i dati sempre più monotoni a dirci e confermarci un dato incontrovertibile non c’è nessun segnale di cambiamento di rotta, anzi. Ma come è possibile una tale caparbietà e saccenteria, ci viene da chiederci?

Le possibili spiegazioni sono solo due. Sgombrando il campo da semplificazioni di carenza celebrale o da insufficienza di elaborazione non rimane il perseguimento di obbiettivi diversi da quelli che ci si aspetterebbe. Non ci sono altre spiegazioni.

Si persegue un disegno, cioè, che è proprio identico, in linea con i risultati che si raggiungono. Il debito pubblico non è il problema, e il suo risanamento è solo lo strumento dietro il quale si nasconde l’obbiettivo di abbassare i diritti e costo dei lavoratori, di eliminare lo Stato come fornitore di servizi ai cittadini, ma solo come gestore ed fornitore delle regole affinché possa prendere vigore e instaurarsi  il nuovo modo di governo dei rapporti fra le classi. Stiamo quindi in una fase di transizioni e lo Stato “moderno” è il nuovo veicolo di transizione.