28 febbraio 2015

Politica e partitocrazia


Cosa face­vamo quando negli anni Set­tanta chie­de­vamo che l’1% degli utili di impresa non andasse al nostro sala­rio, ma a costruire ser­vizi sociali? Non chie­de­vamo asili e mense non solo per i lavo­ra­tori, ma per tutti i cit­ta­dini? Non era quello un punto di vista gene­rale? Il pro­blema è che abbiamo smesso di farlo, non che qual­cuno voglia farlo oggi». E ora, sì: «Alcuni mi dicono: ma tu così vuoi fare poli­tica! E io rispondo: sì, voglio fare politica!». 
Cosi Landini.
 Il fare politica non vuol dire necessariamente fare un partito. Ormai nel senso comune i due termini tendono a coincidere come istituzioni e partitocrazia. 
I partiti nel senso tradizionale e in quello "moderno" sono entrati in ogni gancglo della vita istituzionale e sociale. Banche, ASL, Assicurazioni, Mass Media, enti e società partecipate, sono solo la lunga mano di partiti sempre meno organizzazioni e associazioni di cittadini, sempre piu organismi als ervizio di un leader, pagato e sovvenzionato dalle stesse banche, istituti finanziari, gruppi imprenditoriali, etc etc. In un intreccio aggroviglaito di controllore, controllati, finanziatori e beneficiari.
 Ed è per questo che quando uno parla di far politica il pensiero corre subito: Allora vuoi fare un partito?

 Il che non è escluso, ma non è nemmeno scontato