25 marzo 2015

Siamo il Bel Paese!


Al 30 aprile 2004 il costo di queste 97 opere approvate dal Cipe ammontava a 65.227 milioni mentre oggi, al 31 dicembre 2014, il costo di quelle stesse opere ammonta a 91.516 milioni. Una differenza di 26.289 milioni che corrisponde a un incremento del 40,3 per cento in dieci anni.

Il discorso cambia se la valutazione dei costi si sposta sul costo non delle singole opere ma sul programma complessivo. In quel caso pesano, ovviamente, i nuovi inserimenti di opere nel piano, cioè l'allargamento del programma. Sempre secondo il 9° Rapporto al 30 aprile 2004 nel piano erano comprese 228 infrastrutture per un valore di 233.385 milioni di euro; alla data del 31 dicembre 2014 le opere sono diventate 419 milioni per un valore totale (che sconta anche gli aumenti di cose delle singole opere) di 383.857 milioni.


E' un fatto costante, puntuale. e che succede sempre in Italia. Qualcuno fa risalire questa differenza al fatto che noi non sappiamo fare le previsioni di spesa. Ma contro questa tesi vi è il rapporto che dice che anche i costi preventivati delle opere pubbliche nel nostro paese sono mediamente più alti rispetto a quelli degli altri paesi.Tipico esempio è il costo della metropolitane in Italia o il costo delle autostrade o quella dell'alta velocità. Se poi prendiamo alcuni casi particolari come il costo della Metro C a Roma o della costruzione Napoli Reggio Calabria o della TV in Val di Susa il misuratore va a fondo scala. 
 Solo per fare un esempio. 

Qualcun'altro invece mette in relazione il fatto che siamo il paese in Europa più corrotto e il 69° fra i paesi nel mondo....nel mondo. secondo il rapporto Corruption Perception Index 2014 di Transparency International. Fatto cento l'indice del paese  meno corrotto noi raggiungiamo 47 punti. Sotto di noi il Kuwait Montenegro e Sao Tomé. 

E questo potrebbe spiegare non tanto il costo in se, ma la sproporzione fra il preventivato e il consuntivo Pardon il parziale del consuntivo. Perché è azzardato parlare di fine lavori e completamento dell'opera. Qualcuno a  giustificazione porta l'argomentazione che in Italia mentre si porta avanti l'opera nascono gli appetiti dei comuni e i Sindaci, attraversati dall'opera , vedi la TAV o le autostrade, che fanno opposizione, ostruzionismo in cambio di qualche regalia. 
Ma questo è una aggravante o una giustificazione? 
Più realisticamente, credo , che come stanno a dimostrare gli  scandali degli ultimi vent'anni ultimi  in termine di tempo, che le grandi opere non sono di pubblica utilità, non portano vantaggi o soddisfano bisogni e esigenze della popolazione, non agevolano i traffici e lo scambio di merci e passeggeri, i pendolari, chi lavora. Non importa se saranno ultimati o meno, se sono costruiti a regola d'arte e secondo i crismi di eco compatibilità, di impatto ambientale, di sicurezza. Importa solo mettere a bilancio la spesa, aprire i cantiere e incominciare il banchetto. Con una sola , ma fondamentale regola. Non si comincia a mangiare se tutti i convitati non sono seduti a tavola e con le forchette in mano.  

Intanto la legge anti corruzione, una "ciofeca" che non servirebbe a nulla e che non porterà comunque a nulla giace da oltre due anni nei cassetti. Di tanto in tanto la rispolverano presentano qualche emendamento da una parte o dall'altra , discussioni a non finire e poiché non si raggiunge un accordo la rimettono da capo nei cassetti aspettando tempi migliori, .