14 aprile 2015

E sopratutto non è possibile in un paese solo!


Tutti i politici da vent'anni a questa parte e sopratutto negli ultimi sei anni , intervistati o motu proprio sui social parlando della situazione italiana affermano sempre che la crisi è mondiale e sopratutto coinvolge tutti i paesi europei. Come non dar loro ragione? E lo dicono come se avessero scoperto una verità ai più nascosta.Una rivelazione!
Ma quello che non dicono, nascondono, velano, ma tutti da parte di fan di tutti i governi fin qui succedutesi, è che data la situazione internazionale come mai , perché l'Italia è sempre fanalino di coda? 

Cinque milioni in più di persone a rischio di povertà. Questa la drammatica eredità che la crisi ha lasciato all'Unione Europea nel periodo 2008-2013. Ciascun paese ha contribuito, ma l’Italia ha battuto ogni record: 2.3 milioni di aumento, quasi la metà dell’impoverimento di tutta l’Europa. I dati si riferiscono alla povertà “relativa”, che prende come riferimento il reddito mediano. Ma anche se passiamo alla povertà “assoluta” (secondo l’Istat, meno di 1.400 euro al mese per una famiglia di quattro persone in un’area metropolitana nel Nord), la situazione italiana resta drammatica: sei milioni di poveri nel 2014, concentrati fra le famiglie con figli minori. Perché tanta povertà? La crisi ha colpito anche altrove, la nostra disoccupazione (12,7%) è appena sopra la media dell’Euro-zona.
Tutti i governi succedutesi hanno avuto tutti una comune linea politica, quella cioè di aspettare che la ripresa e la rinascita partisse altrove per poi tentare di agganciarsi e lasciarsi trascinare nella scia. Nel frattempo vivacchiare, convivere con l'esistente,, magari con qualche elemosina qua e là. Questo sul piano di politica economica. Concentrandosi sopratutto sulle riforme di tipo strutturale demolendo quel che rimaneva di welfare, in termini di diritti e dignità, conducendo una lotta senza quartieri sui salari diretti e differiti ( pensione sanità etc etc) e sul piano della politica in senso lato ci si è concentrati sullo smantellamento delle sovrastrutture delle rappresentanze politica( Senato, Province, etc etc) e sociale( sindacati, associazioni enti di controllo e studi )
Dal lato della cosiddetta opposizione parlamentare le cose non si discostano tanto da una soluzione più apparentemente fenomenica che di sostanza e strutturale. Sia da parte di M5S che di SEL ( le uniche che a parole fanno opposizione parlamentare) si limitano a chiedere o il reddito di cittadinanza  Reddito di inclusione attivaSalario minimo garantito Cambia il nome , ma la sostanza resta la stessa. 

Certo a voler essere minimalisti la cosa si potrebbe inquadrare nel meglio questo che niente. E' certo! Fa il paio con gli 80 euro di renziana elemosina. Ma ha questo prodotto un incremento dei consumi, una svolta nella crescita un punto di freno alla caduta precipitosa sul piano sociale? Si può dire lo stesso per le proposte della cosiddetta "Opposizione" 

Si tratta al massimo di redistribuzione della ricchezza prodotta e esclusivamente rispetto a chi il lavoro ce l'aveva e non ce l'ha più, è disposto a trovarne un'altro qualunque esso sia e vale solo  per un tempo limitato.
Dove reperire le risorse? Sempre nel quadro , stando il contesto dato, della lotta agli sprechi, contro gli eccessi della sperequazione, nella lotta all'evasione fiscale etc etc. 
Palliativi, soluzioni più di facciata che concreta, appunto , al massimo, alla stessa stregua degli 80 euro.   

Ma nessuno , se non in qualche slogan di cortei , o attraverso i blog di proprietà, o le proprie pagine FB che pone la questione che solo il lavoro è la soluzione. Senza il lavoro non vi può essere produzione di nuova ricchezza. Che non si chiede carità redistribuita , come alla fine finiscono per essere queste "raffazzonate soluzioni" e come è finito per essere , inevitabilmente, gli 80 euro. Perché , stante il quadro politico ed istituzionale, e stante il contesto dei rapporti di forza e storico, redistribuire la ricchezza prodotta, finisce sempre col prelevare dai meno peggio per dare a chi sta peggio. 
Ma creare il lavoro non lo si fa affidandosi alla buona volontà degli imprenditori( che non sono dame di carità, ma solo operatori economici e come tale operano in una logica e in un quadro economico di rischi/benefici), ma solo attraverso politiche di investimenti pubblici diretti, mirati ma non seguendo il vecchio modello di sviluppo ( grandi opere, opere infrastrutturali inutili ( ma utili per altri scopi), produzioni obsolete e destinate ad un mercato saturo e superaffollato e magari estero) , ma che rispondono alla logica dell'incremento dei consumi interni, per risanare l'equilibrio ecocompatibili del territorio, degli edifici pubblici , di una energia decentrata e distribuita secondo una logica di produzione sociale e non accentrata e via di questo passo.
Ma questo è compatibile con i trattati e gli accordi in essere, è possibile un new deal dato il contesto di questa Europa dei capitali e non degli uomini? 

La risposta è semplice, ma ardua! E sopratutto non è possibile in un paese solo!