26 maggio 2015

Votare o astenersi?


Si parlava dell'astensionismo e del fatto che per i politici andare o no a votare "non ne poteva fregar de meno".
Beh! questa affermazione cozza con la realtà e con la fibrillazione che ha colpito tutti i politici. Intanto va ricordato che in una "democrazia autoritaria" come quella che stiamo vivendo, all'autocrazia va coniugata la parvenza di democraticità. Nei regimi classici autoritari e persino dittatoriali era la volontà di Dio che legittimava il potere costituito, oggi alla sostanza autoritaria dei "fatti" va accompagnata la forma , l'apparenza della democraticità 
E qual è la migliore apparenza se non la partecipazione al voto? Non importa che ormai , nei fatti, il voto non può più determinare alcunché ( la sostanza), e tutti i governi che si sono succeduti , di ogni colore, lo dimostrano,  ma far apparire la partecipazione al voto (l'apparenza) è fondamentale affinché si possa dire "democratico" la legittimazione del potere costituito.


E prendo ad esempio, come solo una scheggia del reale, quel che avvenuto in Veneto. Stiamo parlando di una regione dove la Lega e il "governatore uscente Zaia la faranno da padroni e la sua competitor la Moretti, si quella che per poter rappresentare le donne occorre andare una volta alla settimana dall'estetista, gli farà solo da spalla per lanciargli la volata. Per dare apparenza alla democraticità.
Ebbene la chiesa locale , quella stessa di papa Francesco, è scesa in campo pesantemente come solo nel '48, nella sostanza, ma modernamente nella forma.
Allora si predicava nelle omelie domenicale che nelle urne Dio ti vede, Stalin no, oggi il  vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti in un suo discorso ai fedeli parla di  Monica Lavarini, candidata alle elezioni regionali nella lista Zaia. Infermiera, leghista, cattolica impegnata, in questi termini" “Voglio sperare che nessuno pregiudizialmente mi giudichi ‘schierato’ nei confronti di una candidata, la dottoressa Monica Lavarini. Data però la posta in gioco, ne condivido il programma che ha elaborato da sola, imperniato sulla difesa dei diritti delle famiglie in difficoltà, cioè sul sociale debole e sulle scuole cattoliche, inserendosi come altri cattolici, per maggior libertà, nella lista civica di Zaia”.

Ed infine, ma solo come esempi, la nuova forma di invito al “vota e fai votare” arrivato sotto forma di e-mail nella casella di posta elettronica dei circa 400 insegnanti di religione della curia di Verona: il mittente è don Domenico Consolini, direttore dell’ufficio scuola della curia scaligera, il contenuto “confidenziale”. Tra gli allegati alla missiva elettronica una lettera, firmata da sua eminenza il Vescovo che invitava appunto a “votare, ma sopratutto far votare” la Lavarini.


Tutta questa frenesia per una candidata la cui elezione è scontata se non perché sentono sul collo il fiato dell’astensionismo? Più saranno coloro che vengono ammaliati dal voto come partecipazione democratica  più il potere autocratico apparirà democratico. Più sarà la partecipazione, indipendentemente a chi andrà il voto,  più si sentiranno rappresentanti e autolegittimati a operare contro i loro elettori.